Vertice Unesco, comitati in piazza a Napoli: «Cittadini vero patrimonio»

«Bisogna fare presto» è lo slogan degli attivisti uniti sotto la rete «Set – i diritti al tempo del turismo».

Comitati in piazza
Comitati in piazza
di Alessio Liberini
Mercoledì 29 Novembre 2023, 21:51
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Sfratti, gentrificazione e turismo selvaggio. I comitati cittadini di Napoli tornano in piazza in concomitanza con la chiusura del forum Unesco, in scena dallo scorso lunedì negli spazi di Palazzo Reale.

«Bisogna fare presto» è lo slogan degli attivisti uniti sotto la rete «Set – i diritti al tempo del turismo». Circa 200 si sono radunati questo pomeriggio in piazza Municipio per protestare contro gli effetti speculativi determinati dall'aumento indiscriminato dei flussi di visitatori nel capoluogo campano. Un boom, quello del turismo cittadino in constante crescita negli ultimi anni, che senza freni o limitazioni sta pian piano cacciando via dal cuore di Napoli i suoi residenti: «Il vero patrimonio della nostra città» dicono in coro i promotori della protesta.

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«Stop turistificazione, stop airbnb, case, spazi, verde e spiagge pubbliche» si legge, invece, su un grosso striscione srotolato dinanzi Palazzo San Giacomo.

Ed è proprio alle istituzioni locali che si appellano i manifestanti chiedendo interventi decisi per un netto cambio di rotta. Attraverso: limitazioni chiare e urgenti alle case vacanza, alloggi pubblici per le fasce più deboli e discriminate della popolazione, stop alla privatizzazione dei beni culturali, delle spiagge e dello spazio pubblico, stop alla precarietà e al lavoro nero nei settori culturali e turistici e la tutela delle piccole attività artigianali, delle librerie e delle economie di prossimità.

«Napoli - racconta Alfonso De Vito, tra i promotori della manifestazione -  è alle prese con una turistificazione paradossale: un processo che regola spesso le città su aspetti speculativi, noi ci riferiamo sicuramente al fenomeno delle piattaforme come airbnb sulle case vacanza che aumentano del 60% l'anno e che sono arrivate a 80.000 offerte di cui circa 8.000 interi appartamenti in pochi chilometri quadrati dei quartieri storici della città. È un ritmo di crescita indefinito perché non c'è una limitazione, non c'è un regolamento che interviene mentre le pubbliche amministrazioni traccheggiano».

Numeri in crescita che vanno di pari passo con l’aumento degli sfratti. Secondo i report stilati dalla rete di comitati cittadini, negli ultimi dieci anni si è vista una espansione spropositata pari al 700%. Dai 1200 sfratti esecutivi registrati nel 2012 agli oltre 11mila del febbraio 2022. Ma il turismo senza regole intacca anche sul mondo della cultura.

«La trasformazione del centro storico di Napoli, sito Unesco, e la contemporanea proliferazione del turismo di massa ha portato a prezzi dei musei sempre più inaccessibili – denuncia Marina Minniti, attivista dell’associazione culturale “Mi riconosci” -  in particolare è assurdo pensare che il Museo archeologico nazionale di Napoli sia arrivato al prezzo di 23 euro e nel tempo abbiamo visto crescere sempre di più i prezzi dei nostri musei: non abbiamo biblioteche di quartiere, gli archivi comunali sono chiusi, la fruizione degli archivi è difficilissima. Parliamo di servizi di base per la cultura che non sono accessibili per i cittadini, non c’è accessibilità economica adeguata per i musei e questa situazione è diventata insostenibile. Nel tempo le chiese privatizzate sono diventate sempre di più, hanno prezzi non indifferenti. Denunciamo, in generale, una mancanza di visione in questa città. L’ultimo sito ad essere stato privatizzato è stato il cimitero delle fontanelle. Manfredi è stato molto chiaro, vorrà avviare nuovi partenariati pubblico privati a cui noi ci opponiamo».

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