Vicienzo a Mare, il verdetto del Consiglio di Stato 37 anni dopo: «Non va abbattuto»

Sabato 20 Luglio 2019 di Alessandro Napolitano
L'ex Vicienzo a Mare non è abusivo e non va abbattuto. A deciderlo è stato il Consiglio di Stato, che 37 anni dopo il rilascio della tanto contestata licenza edilizia, chiude definitivamente una delle pagine più controverse della storia della città. Era il 1982 quando i lavori per trasformare quello che una volta era il ristorante dei vip in una nuova struttura ricettiva, vennero bloccati. Da quei tempi a campeggiare sul lungomare Sandro Pertini è rimasto un enorme scheletro di cemento.
 
Soltanto nell'agosto del 2016 il Comune ne ordinò l'abbattimento, sostenendo che non solo l'opera fosse difforme dal progetto approvato, ma che l'iter per ciò che riguardava l'autorizzazione paesaggistica non si fosse perfezionato. Una tesi smontata punto per punto dai giudici di palazzo Spada, che si sono avvalsi anche di un verificatore - nominato lo scorso anno - con il compito di scandagliare a fondo la vicenda. Ad essere contestato da via Tito Livio un presunto aumento di cubatura rispetto a quanto autorizzato anni prima, al di sotto del piano terra. Ebbene, così come sostenuto dai legali dei proprietari della struttura - storica famiglia di ristoratori - si tratta soltanto di un volume tecnico «necessario per motivi statici e di difesa dal fenomeno bradisismico e destinato a essere interrato a opera ultimata». Inoltre, lo sforamento della cubatura non supera il 2 per cento. Si tratta per tanto di una «lieve difformità» consentita dalla normativa in materia. Ben più cavillosa la questione riguardante l'autorizzazione paesaggistica. Secondo le norme in vigore all'epoca, l'atto doveva essere rilasciato da un organo regionale. Incredibilmente, però, la legge in materia era cambiata appena tre settimane prima del rilascio della concessione firmata dal sindaco. Non era più palazzo Santa Lucia a doversene occupare, ma lo stesso primo cittadino. In altre parole, il sindaco, dando il proprio placet alla licenza edilizia, automaticamente autorizzava anche dal punto paesaggistico la realizzazione del manufatto. Un assorbimento di competenze che era sfuggito al Comune, ma non a chi si è opposto con forza all'abbattimento dell'opera.

Ed ora resta da capire cosa ne sarà di quell'ex ristorante. I proprietari potrebbero portare avanti il progetto di un albergo a picco sul mare. Lo stesso Comune potrebbe acquisirlo attraverso un esproprio, ovviamente a titolo oneroso. Una beffa per un ente che avrebbe potuto inserirlo nel proprio patrimonio gratuitamente, per poi procedere alla demolizione con tanto di maxi-multa ai proprietari. Il nodo principale riguarda l'utilizzo dei fondi Piu Europa per la realizzazione della passeggiata tra il lungomare e la darsena. Ben 2,4 milioni di euro sul piatto, ma - così come stabilito nel 2013 - a condizione che quella struttura fosse buttata giù. Dall'opposizione, il Movimento 5 Stelle sottolinea: «A questo punto si dovrebbe procedere con l'esproprio, l'approvazione del progetto definitivo, i bandi, la demolizione, la realizzazione degli interventi, il collaudo e la rendicontazione entro il 2022. Molto difficile se non impossibile. Suggeriamo di provare ad ottenere con urgenza una rimodulazione del progetto per tentare di realizzare almeno la passeggiata salvando così parte dei finanziamenti. All'ecomostro si penserà con calma». Non sembra dell'idea il sindaco Figliolia: «La decisione del consiglio di stato ci indica un percorso diverso. Ne prendiamo atto, ma la possibilità di abbattere il manufatto c'è sempre. Abbiamo un progetto che ci è stato finanziato dal programma PIU Europa per completare la riqualificazione del lungomare e lo porteremo avanti cambiando strategia» © RIPRODUZIONE RISERVATA