Vico Equense, nasce piazza Giancarlo Siani. Fico: «Un piano per sconfiggere la camorra»

Venerdì 21 Settembre 2018 di Ilenia De Rosa
Piazzale Giancarlo Siani - Vico Equense
VICO EQUENSE - «Da oggi vi affido Giancarlo». Con commozione Paolo Siani dal palco si rivolge ai tanti presenti alla cerimonia di intitolazione della piazza a Giancarlo Siani. E non una piazza qualsiasi. Quel luogo dove il giornalista ucciso dalla camorra 33 anni fa si recava ogni giorno per stare con la fidanzata di allora Daniela, trascorrendo i momenti più felici della sua vita. «La città di Vico Equense ha dimostrato di fare una scelta importante, perchè dedicare uno spazio a Giancarlo significa scegliere la legalità, fare un patto impegnativo» aggiunge, sottolineando anche il suo impegno in parlamento per mettere un freno alle querele temerarie che possono mettere bavagli ai giornalisti.
 

Alla cerimonia ha partecipato il presidente della Camera Roberto Fico. «Siani è stato ucciso nell'85, siamo nel 2018 e ancora non abbiamo sconfitto il fenomeno camorristico nella nostra regione; questo è ciò che più mi dispiace - commenta Fico - Dobbiamo darci un tempo massimo entro il quale la camorra deve essere definitivamente debellata. Ci vuole un piano strutturato che punti all'istruzione, alla cultura, alla formazione, all'assistenza sociale per creare una società che cresca e sconfigga quella criminale. Anche il fenomeno dei baby criminali è da collegare a una camorra adulta: dietro quei minori c'è una rete molto ampia. Bisogna agire in fretta e in modo efficace». 
Alle cerimonia, la cui colonna sonora è stata curata dal Piccolo coro «Giulia Cannavale» del centro studi musicali «Augusta Coen», hanno partecipato autorità, forze dell'ordine, giornalisti, studenti, insegnanti, amici di Giancarlo. Hanno ricevuto il premio «Giancarlo, uno di noi» il generale Gabriele Sensales, comandante della compagnia di Torre Annunziata quando Giancarlo era cronista de Il Mattino e Paolo Borrometi, giornalista siciliano, minacciato di morte dalla mafia, che vive da anni sotto scorta. «Non mi sento un eroe, come Giancarlo ho solo cercato di fare bene il mio lavoro - racconta Borrometi - La mia vita ovviamente è cambiata: dalle minacce all'attentato scoperto dalle forze dell'ordine qualche mese fa posso affermare di aver perso un po' di libertà fisica. Però ho presevato la libertà più importante, quella di pensiero e di parola». © RIPRODUZIONE RISERVATA