«Lo Stato mi paga poco», e il pentito di camorra rapina la pizzeria

Lunedì 16 Novembre 2020 di Marco Di Caterino

«Lo Stato mi dà pochi soldi, nonostante io sia un pentito eccellente. E allora per vivere come si deve, faccio le rapine». È una dichiarazione choc quella di Vincenzo Marrazzo, 56 anni, boss dell'omonimo clan di Casandrino, collaboratore di giustizia insieme alla moglie, ai figli e a un fratello, attualmente residente in una località protetta sconosciuta. Il boss, meglio noto come Enzuccio l'elettrauto, ieri notte è ricomparso a sorpresa a Casandrino dove, armato di una micidiale pistola calibro 9x21, ha assaltato la pizzeria Number One in via Borsellino, rapinando l'incasso, circa 300 euro.

Inseguito dai proprietari della pizzeria, il boss ha reagito esplodendo diversi colpi di pistola e ferendo alla mano uno dei titolari. I proiettili, esplosi tra i passanti e i clienti della pizzeria, hanno poi colpito di striscio uno dei figli del titolare, ha sforacchiato un'auto in sosta e un contatore del gas di un'abitazione. Poteva essere una strage. La serata da un giorno da cani del boss-rapinatore si è conclusa poco dopo. Vincenzo Marrazzo, ormai con il fiato corto e circondato dagli inseguitori, prima di arrendersi ha avuto ancora la forza di reagire ingaggiando una violenta colluttazione con il figlio del titolare e con un carabiniere che libero dal servizio era intervenuto non appena aveva sentito gli spari. 

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Sul posto, sono intervenute alcune pattuglie dei carabinieri della compagnia di Giugliano, diretta dal capitano Andrea Coratza, e i militari del nucleo investigativo coordinato dal tenente Federico Arrigo. I militari hanno messo in sicurezza la zona, ispezionata minuziosamente tanto da recuperare anche la pistola, un'arma semiautomatica, calibro 9x21 con matricola abrasa e con ancora quattro colpi nel caricatore. È stato recuperato anche il bottino, circa 330 euro, che il boss nascondeva nelle tasche.

Ansimante per la corsa, il volto segnato dal sangue ma con lo sguardo presente e durissimo, il boss, davanti alla cattura, ha sbottato ai carabinieri: «Lo Stato mi paga poco a fronte della mia collaborazione. Devo pur vivere...». Agghiacciante. «Enzuccio l'elettrauto», fino a pochi anni fa un vero ras della camorra che governava con il terrore e il sangue sia Casandrino che la vicina Grumo Nevano, che trattava personalmente con i boss di Sant'Antimo, che uccideva senza pietà, è stato portato via in manette tra il dileggio di quanti, ed erano in molti, erano accorsi in via Borsellino per vedere il «re nudo» andare via con i ceppi ai polsi seppure a testa alta. Accusato di rapina aggravata e tentato omicidio, è stato portato in carcere in attesa delle decisioni della Procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco. 

Carriera criminale rapida come non mai, Vincenzo Marrazzo tra la fine degli anni novanta e i primi del duemila, dopo una lunga latitanza tra le file del clan Morelli e dopo un passaggio con la cosca dei Verde di Sant'Antimo, per la sua ferocia criminale ebbe il nullaosta a gestire traffico di droga ed estorsioni tra Casandrino e Grumo Nevano, all'epoca la classica gallina dalle uova d'oro per il racket visto l'alto numero di attività produttive nei settori dell'abbigliamento e calzature. Un salto di qualità, ma da anatra zoppa. Perché, come ha poi rivelato lo stesso Vincenzo Marrazzo, il peso del clan Verde e le sue ingerenze erano più presenti che mai.

Un'insofferenza mai celata da parte del clan Marrazzo, che indispettì il boss Francesco Verde, che fece uccidere Antonio Marrazzo, fratello del boss, a sua volta uscito miracolosamente vivo dall'agguato. Un affronto. Al quale risposero Pasquale Puca e Vincenzo Marrazzo, alleati per azzerare l'ingombrante clan Verde. Francesco Verde venne ammazzato nel corso di uno spettacolare agguato, proprio in via Borsellino a Casandrino, il 28 dicembre 2007. Un delitto che provocò uno tsunami criminale e determinò l'ascesa di Pasquale Puca come padrino assoluto.

Per l'omicidio di Verde furono arrestati Antimo Femiano, Amodio Ferriero, Lorenzo Iavazzo e Antimo Puca, lo stesso Marrazzo e Pasquale Puca. Arresti che furono possibili grazie al pentimento di Vincenzo Marrazzo che il 29 maggio 2012 decise di collaborare svelando venti anni di camorra a nord di Napoli. Un pentimento che fece da breccia alle collaborazioni con la giustizia dei fratelli Antonio, Benito e Marcello, la moglie Rosa Petrosino e i figli Filippo e Francesco. 

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