La fragilità della donna non assolve dalla violenza

di Adolfo Scotto di Luzio

Ha ragione l'onorevole Mara Carfagna che, facendo sentire la sua voce a proposito dello stupro di San Giorgio a Cremano, ha dichiarato di sperare che eventuali fragilità di una giovane donna che ha denunciato di essere stata vittima di violenza sessuale vengano considerate aggravanti e non attenuanti per i suoi presunti aggressori. La prevedibile scarcerazione del terzo dei tre fermati della Circumvesuviana ha drasticamente spostato l'attenzione dell'opinione pubblica da ciò che è accaduto all'attendibilità della presunta vittima.

Senza, evidentemente poter cancellare il fatto si è aperta una disputa intorno alla sua definizione. Dal punto di vista processuale, non è una questione secondaria per gli imputati. E nemmeno per la vittima a dirla tutta, che in queste ore, come è sempre accaduto in vicende giudiziarie del genere, deve affrontare contemporaneamente due processi, quello che la oppone ai suoi aggressori e quello contro lo scetticismo dell'opinione pubblica. Il tribunale del Riesame ha disposto una perizia psichiatrica per avere, si legge dai giornali, «elementi scientifici adeguati» sulla base dei quali valutare le possibili interazioni «tra psicopatie fin da subito emerse e la vicenda narrata».

È abbastanza singolare che in questo quadro i giudici che hanno mandato in libertà i tre accusati concentrino sulla donna tutte le esigenze giudiziarie di libero acconsentimento. Da un lato, si insiste nel dire che non solo non ci sono evidenze di forzatura della sua volontà da parte dei suoi presunti aggressori ma che la giovane donna si sarebbe mossa spontaneamente in direzione del luogo della presunta violenza e, aggiungono i magistrati, non certo per parlare.

Dall’altro, si chiede un accertamento medico-psichiatrico per capire se la giovane donna, con turbe della sfera affettivo sessuale, non abbia, diciamo così, alterato a fatti avvenuti la loro natura, convincendosi di una violenza che in realtà non sarebbe stata perpetrata. Ora, io non ho nessuna competenza né sul piano giuridico né, tantomeno, psichiatrico. È anche evidente che un imputato ha diritto di fare tutto quello che il sistema giudiziario e la legge gli consentono per attenuare la sua posizione all’interno del processo e per difendere la propria innocenza. Non è di questo che si sta discutendo. Ma ci sono due questioni che non si possono ignorare in questa vicenda. La prima è come si concilia un eventuale quadro psichiatrico e la libera espressione della volontà del soggetto? La seconda è invece la seguente e cioè, che ne è della libera volontà degli imputati? Loro più che altri avevano la possibilità di scegliere. 

Sarebbe interessante sapere sulla base di quali valutazioni morali abbiano deciso. E per i giudici e per l’opinione pubblica non è questione di poco conto. Immagino che ci siano molte gradazioni della capacità di intendere e di volere. Che un individuo, entro certi limiti, è ancora in grado di dire sì e no. E tuttavia, ci sono anche infinite gradazioni della capacità manipolativa, tanto dall’una che dall’altra parte. La vittima, in cerca di attenzioni, può aver ingigantito o travisato la realtà. Ma una persona in queste condizioni è ancora in grado di avere un rapporto sessuale come espressione del suo libero assentimento all’altro? Dall’altra parte, qual è il limite della responsabilità di chi propone un rapporto sessuale ad una persona così fragile? Per non averla fisicamente costretta, per non aver esercitato su di lei nessuna azione che le abbia provocato ferite corporee, si può dire che questo sia sufficiente per escludere la violenza?

La sopraffazione poggia sull’asimmetria, sulla disparità della forza fisica e della coscienza. Chiunque si trovi in una posizione di inferiorità, per ragioni di forza o psicologica, non è in grado di agire liberamente, perché un presupposto fondamentale della libertà è l’integrità della sfera coscienziale soggettiva. Ci vuole un Io che sia pienamente padrone di sé e di sé possa liberamente disporre per poter dire che l’individuo ha aderito liberamente, come pare abbiano scritto i giudici del Riesame, all’invito o alla proposta di chicchessia. Solo il processo potrà chiarire le reciproche responsabilità e dire se i tre giovani di Portici sono colpevoli. 

Ma c’è un’altra questione che non appartiene esclusivamente al dominio del giudiziario e riguarda la sfera sentimentale, la nostra educazione sentimentale. Che idea abbiamo infatti del sesso e del piacere sessuale e della libera espressione della soggettività che ne è la base se, in una questione di tale rilevanza, l’oggetto principale della contesa diventa il significato da attribuire ad una mano sulla spalla, se sta a significare intesa o costrizione? Non ci basta la desolazione della scena per capire che nella stazione Circum di San Giorgio a Cremano quel giorno niente era al suo posto e non solo la mano sulla spalla della donna?
Domenica 7 Aprile 2019, 09:00
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5 di 5 commenti presenti
2019-04-08 08:19:00
io continuo a non capire perchè si vuole continuare ed insistere sul fatto che le donne sono delle sante, delle vittime ecc.. Non sono delle sante!
2019-04-07 20:15:07
In casi di fragilità psicologica approfittarsi di tale soggetto fino a perpetrare una violenza di gruppo che fino a qualche tempo fa era un'aggravante, oggi diventa motivo di liceità a delinquere' sì da costituire pericoloso precedente per i moltissimi casi che si leggono nelle cronache italiane con tutto il sospetto di indagini statistiche addomesticate o parziali per rinuncia della parte lesa. Tempo fa la violenza di gruppo su una ragazza a marechiaro fu derubricata e i violentatori rilasciati perchè avevano "capito" che era un'azione da non farsi e via di questo passo. Di questo passo si arriva a sostenere grazie ad avvocati maramaldi e giudici compiacenti che Oseghale non è accusabile di omicidio perchè lui si è solo limitato a fare a pezzi un corpo di donna ma che lui non aveva uccisa. Non so se sono esagerazioni giornalistiche ma i giudici recentemente ci hanno dato ampia prova con dimezzamenti di sentenze in caso di omicidi ove la defunta è sempre una donna e le giustificazioni dei vari assassinii somigliano a quelle di innocui adolescenti in"" tempeste emotive"" o in adulti con diritto di uccidere perchè la vittima voleva troncare la relazione! Bah chi ci capisce è bravo......Sono molto d'accordo con le motivazioni espresse da Cinos perchè non c'è stata minaccia a mano armata.
2019-04-08 09:08:54
Rispondo partendo dal processo di Macerata: omicida è chi cagiona (o aiuta un altro a cagionare) la morte di una persona viva; chi depezza un cadavere senza averne cagionato la morte risponde di distruzione di cadavere e semmai di favoreggiamento (se agisce per coprire un omicidio); questo in generale. Che poi un imputato dica di aver depezzato ma di non aver ucciso, mentendo per pararsi il posteriore, è cosa più che probabile e che comunque verrà decisa in giudizio. Tornando al caso Circum: il punto, che a quanto pare sfugge a molti, non è tanto se la capacità volitiva della ragazza al momento del fatto fosse alterata dal suo stato psichico, ma se i tre ragazzi avevano i mezzi per rendersi conto che il "sì" di lei era un consenso viziato. Solo se i tre avessero saputo, anche solo potenzialmente, che la ragazza poteva non essere nel pieno delle sue facoltà si potrebbe ipotizzare a loro carico il fatto di aver approfittato della situazione. La ragazza ha 25 anni; non è affetta da handicap mentali evidenti, né pare che al momento fosse in stato di evidente ebbrezza alcolica o da sostanze stupefacenti. Poteva quindi apparire ai tre ragazzi come una persona normale e consapevole, così come è apparsa normale e consapevole a chi l'ha intervistata in tv e a chi ha assistito a quelle interviste. Si è detto spesso "i tre la conoscevano"; ma a parte una generica conoscenza sociale, erano al corrente dei suoi problemi psichiatrici? Potrebbe essere, ma sinceramente mi sembra improbabile, visto che certe situazioni sanitarie sono in genere tenute riservate da chi ne soffre e dai familiari. Una malattia mentale comporta (per quanto possa essere sbagliato) uno stigma sociale che porta a non parlarne in giro con la tranquillità con cui si confessa un'allergia al polline o una sciatalgia.
2019-04-07 17:34:58
Io penso che è stata lei che si è approfittata di 3 poveri ragazzi che non hanno capito in che guaio si stavano andando a cacciare nell'aver a che fare con una donna del genere.
2019-04-07 12:35:14
Si sono approfittati di una condizione psicologica di "sudditanza" e fragilità e ciò equivale ad approfittarsi di soggetto ( temporaneamente) "incapace di intendere e di volere" . Evidentemente per i Giudici , nella fattispecie, violenza è solo quella legata a percosse e minaccia a mano armata ...

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