Volontario Onu morto in Colombia, la salma in Italia: la Farnesina prova a sciogliere i misteri

Sabato 25 Luglio 2020 di Valentino Di Giacomo

È rientrata ieri in Italia la salma di Mario Paciolla, il 33enne napoletano morto in circostanze misteriose in Colombia. A Fiumicino era presente, oltre alla famiglia, il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, toccato anche personalmente dalla vicenda del giovane partenopeo. Se nelle prime ore dalla notizia della morte di Mario era trapelata dalle autorità locali l'ipotesi di un suicidio, ora gli inquirenti colombiani coadiuvati dagli ufficiali di collegamento del Servizio di cooperazione internazionale della polizia italiana (Scip) hanno aperto un'inchiesta per omicidio.

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Il volo con a bordo la salma del volontario dell'Onu è giunto ieri alle 12 a Fiumicino, ma tutta la procedura è stata svolta senza clamore e con il massimo riserbo che la Farnesina al lavoro sul caso sta mantenendo sugli sviluppi delle indagini. A Fiumicino ad accogliere la bara con il corpo di Mario, insieme alla famiglia del ragazzo partenopeo, c'era il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il titolare della Farnesina ha avuto un dialogo con i familiari di Paciolla durato per oltre un'ora. Alla madre di Mario, Anna Maria Carmela Motta, è giunto anche il cordoglio dell'ambasciatrice colombiana in Italia, Isabel Ramirez Rios e del console generale della Colombia a Roma, Rafael Orozco.

Sul corpo del giovane è stata già effettuata un'autopsia a Bogotà, ora la salma è a disposizione della procura di Roma che potrebbe procedere nell'operare ulteriori accertamenti per scoprire le reali cause della morte di Mario. Quando tutti i rilievi saranno terminati, probabilmente già la prossima settimana, dovrebbero svolgersi le esequie nella Parrocchia di S. Maria di Costantinopoli, a Cappella Cangiani, al Rione Alto del Vomero, non distante dall'abitazione dei familiari del giovane.
 

 

Ora l'obiettivo della Farnesina, con il ministro in testa, è intensificare la cooperazione a livello giudiziario con la Colombia.

I rapporti sul fronte della collaborazione di polizia tra i due Paesi sono solidi e intensi anche in virtù del fatto che gli ufficiali di collegamento dello Scip in Sudamerica lavorano di frequente con le autorità locali per la cattura dei tanti super-latitanti che si rifugiano in quella zona del mondo, da ultimo il caso dell'arresto di Cesare Battisti. Essendo Mario un cooperante delle Nazioni Unite, che lavorava ad un progetto in Colombia per aiutare gli ex combattenti delle Farc a riconvertirsi al lavoro nei campi, l'Italia potrebbe presto investire del caso anche l'Unione Europea.
 


Una strategia per aumentare la pressione di tutte le autorità coinvolte e fare in modo come hanno chiesto amici e familiari di Mario in una petizione che ha superato le 600mila firme che il caso Paciolla non passi alla storia come un nuovo caso Regeni.

Gli agenti italiani entreranno eventualmente in azione, di concerto con la polizia e le autorità giudiziaria colombiana, soprattutto quando saranno resi noti i risultati dell'autopsia. Se come confermano per ora tutti gli elementi raccolti i rilievi autoptici dimostreranno che il caso andrà trattato come un omicidio, gli agenti della polizia italiana saranno in prima linea per individuare i responsabili su una morte sulla quale c'è necessità di far luce. 

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