Napoli, camorra e appalti: scarcerati due boss del Vomero, medici nel mirino dei pm

Sabato 13 Novembre 2021 di Leandro Del Gaudio
Napoli, camorra e appalti: scarcerati due boss del Vomero, medici nel mirino dei pm

Due boss del Vomero, due scarcerazioni eccellenti, due fascicoli (composti da pareri sanitari, relazioni tecniche, perizie di ufficio, visite in ospedale, interventi dell'Asl) che finiscono in un'inchiesta della Dda di Napoli. Due soggetti ritenuti ai vertici del sistema criminale cittadino, parliamo di Luigi Cimmino e di Giovanni Caruson, ritenuti elementi di spicco della camorra del Vomero, che avrebbero ottenuto scarcerazioni grazie a procedure ritenute quanto meno sospette. È questo il quadro che emerge dall'informativa depositata ieri mattina dinanzi al Tribunale del Riesame di Napoli, nel corso dell'inchiesta condotta dalla Procura di Gianni Melillo, a proposito del racket sui lavori pubblici appaltate dagli ospedali dell'area collinare. Ricordate il caso? Venti giorni fa la retata firmata dal gip Marcopido, al termine del lavoro investigativo dei pm Celestina Carrano e Henry John Woodcock, in cella soggetti noti da tempo per le affiliazioni storiche alla casa madre di Secondigliano, mentre sono finite ai domiciliari figure professionali inedite, tra responsabili di appalti, funzionari amministrativi, finanche sindacalisti usati come vedette dalla camorra interessata a gestire finanziamenti pubblici. Uno scenario confermato dalle prime decisioni del Riesame, mentre dalle ultime verifiche emergono nuove traiettorie investigative. È il capitolo scarcerazioni facili, alla luce delle intercettazioni raccolte dalla Mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini. Materia che scotta, zeppa di nomi, di rimandi a impiegati e funzionari sanitari (di strutture pubbliche e private) che avrebbero firmato pareri favorevoli per il via libera alle scarcerazioni.

Ma proviamo a seguire il ragionamento degli inquirenti. È il 23 marzo del 2021, quando il tribunale di sorveglianza di Salerno dispone la detenzione domiciliare in favore di Giovanni Caruson (indagato di recente per la gestione dei fanghi della Sma), ritenuto braccio destro di Luigi Cimmino. Si parte dalle intercettazioni captate dal cellulare di una donna, compagna di Caruson, che «delineano il conseguente grave scenario», mentre discute con un proprio conoscente. Seguiamo il ragionamento intercettato, a proposito del ruolo di due donne che avrebbero dovuto garantire un parere medico favorevole alla scarcerazione: la donna chiede quando arriva il «loro scritt»; immediata la replica dell'interlocutore: «Il lavoro fatto da questa persona è concreto», ma tu però - replica l'uomo - non «ti scordare dei sette giorni», a proposito di una scadenza rispetto alla quale bisognava (forse) onorare un certo impegno. E la compagna del boss è lapidaria: «I sette giorni... ma quando mi arriva la carta... io sono una persona di parola». Pochi giorni dopo, Giovanni Caruson lascia il carcere di Poggioreale. Ed è ancora l'intermediario a ribadire un concetto: «Avvisa Carlo della sua liberazione, anche perché è stato parte attiva della cosa». Scrive la squadra mobile: attività tecniche in corso coincidono con una «serie di condotte finalizzate a procacciarsi certificati medici tali da conclamare, a volte fittiziamente, il proprio stato di salute al fine di garantirsi la consumazione della pena in stato di detenzione domiciliare anziché carcerario». Ma non è tutto. È lo stesso boss Caruson a spiegare nel corso di una intercettazione che «unitamente a omissis (una assistente amministrativa di una asl campana) è riuscito a garantirsi diverse visite mediche e ottenere favori dell'ortopedico e del cardiologo». Brutto scenario, verifiche doverose, seguiamo la traccia delle intercettazioni: il boss avrebbe saputo dalla sua fonte interna all'Asl di una visita medica improvvisa del medico della stessa Asl e dei carabinieri», e che «forzando un po' la mano, ha buttato dentro molte visite, compresa quella cardiologica». Non è finita. Il 15 ottobre in un ufficio di via Ianfolla, Caruson deve presentare documentazione medica per il rinnovo degli arresti domiciliari. Quindi? Si guarda intorno, chiede se ci sono telecamere e chiede un attestato per il day hospital (decisivo per non tornare in carcere). Relazioni mediche ora al vaglio degli inquirenti.

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Scrive la Mobile: «Appare chiaro che Giovanni Caruson goda di una fitta rete di collaboratori compiacenti». Ma un capitolo a parte in questa storia, lo merita il caso di Luigi Cimmino. Per lui i giudici del Riesame hanno confermato la misura cautelare, anche alla luce di quanto sarebbe accaduto di recente sul fronte sanitario. Lo scorso settembre, in gran segreto, il boss del Vomero era stato scarcerato e su questo provvedimento ora procedono verifiche. Sentiamo una intercettazione in cui Basile, altro presunto boss del Vomero, dice a Caruson che «per ottenere i benefici processuali fa leva sul suo stato di sanità mentale, che è pazzo...». Incalzato da Caruson, sull'esistenza delle opportune perizie, Basile replica che sono già in possesso delle opportune perizie tanto che è stata individuata anche una clinica nel Lazio disposta ad accoglierlo. Un punto su cui si parla di soldi: «Ho pagato 5mila euro, la cosa è positiva, perché già se lo mettono nella clinica». Uno scenario nel quale spunta anche la figura di un ex carabiniere, che vantava (o millantava) «conoscenze all'interno della segreteria del giudice e poteva dare aiuto in merito». 

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