Vongole fuorilegge, pescherie al setaccio tra Napoli e provincia

Sabato 8 Giugno 2019 di Ciriaco M. Viggiano
Quintali, forse tonnellate di vongole. Pescate nei pressi dello scoglio di Rovigliano o alla foce del Sarno, due degli specchi d'acqua più inquinati d'Europa, e poi smistate alle pescherie di Napoli e provincia in barba a tutte le regole sanitarie. Eccolo, l'ultimo giro d'affari illegali creato e gestito dai predoni che imperversano da anni nei mari dell'area stabiese e della penisola sorrentina: un'attività criminale finita nel mirino della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della Capitaneria di porto di Castellammare che ipotizzano l'attentato alla salute pubblica e la concorrenza sleale. Giovedì mattina inquirenti e investigatori sono stati protagonisti di un vertice, durato quasi tre ore, al termine del quale la decisione è stata unanime: linea dura contro la pesca di frodo. Nel mirino ci sono gli stessi criminali che periodicamente devastano le coste della penisola sorrentina per raccogliere illegalmente datteri di mare da rivendere a prezzi che raggiungono spesso i 150 euro al chilo. Già, perché il business delle vongole nasce proprio dalla necessità di consentire ai datterai di agire indisturbati nelle acque tra Vico Equense e Massa Lubrense: una sorta di diversivo per disorientare le forze dell'ordine che indagano sul traffico di molluschi che da Castellammare e dalla penisola sorrentina raggiunge persino il confine con la Francia.
 
Stando a quanto ricostruito, i membri dell'organizzazione avrebbero cominciato a dividersi i compiti: un gruppo si dirige verso la foce del Sarno e lo scoglio di Rovigliano per pescare vongole e attirare su di sé le attenzioni della Capitaneria di porto; un'altra banda, invece, si dirige verso il banco di Santa Croce, il Capo di Sorrento, lo scoglio del Vervece, Punta Campanella e gli isolotti di Isca e Vetara nella speranza di raccogliere (indisturbata) i datteri destinati a ristoranti e vip. In un secondo momento quelle vongole, cresciute in acque inquinate da metalli pesanti e scarichi fognari, vengono smistate alle pescherie di Napoli città. E poco importa che provengano da tratti di costa super-inquinati: ciò che conta, per i criminali, è incassare rapidamente migliaia di euro e agevolare la raccolta dei datteri che rappresenta pur sempre la parte più redditizia del loro business illegale. Di qui l'ipotesi di attentato alla salute pubblica. Procura e Capitaneria, però, lavorano anche su un'altra pista. La mancata depurazione e l'inosservanza delle norme sanitarie sulle vongole consentono di vendere queste ultime alle pescherie compiacenti a pochi euro. A loro volta gli esercenti possono smerciare quei molluschi a prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quelli praticati dai colleghi che, invece, acquistano frutti di mare regolarmente pescati e sottoposti a tutti i controlli sanitari. Questa pratica, evidentemente, comporta una distorsione del mercato che le forze dell'ordine intendono approfondire.

Al momento, le vongole sequestrate dalla Guardia Costiera e dal reparto navale della Guardia di finanza di Napoli dall'inizio del 2019 ammonterebbero addirittura a circa 800 chili. Nelle ultime ore, però, le indagini hanno subito una forte accelerazione con la notifica di circa 60 inviti a comparire ad altrettanti titolari di pescherie di Napoli e provincia che, nella prossima settimana, sfileranno negli uffici della Capitaneria di porto di Castellammare per essere ascoltati dagli uomini del comandante Ivan Savarese. Colloqui delicati, dai quali potrebbero scaturire preziose informazioni destinate ad alimentare il fascicolo sulla pesca illegale aperto a suo tempo dalla Procura di Torre Annunziata. © RIPRODUZIONE RISERVATA