Vongole fuorilegge, pescherie al setaccio tra Napoli e provincia

di Ciriaco M. Viggiano

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Quintali, forse tonnellate di vongole. Pescate nei pressi dello scoglio di Rovigliano o alla foce del Sarno, due degli specchi d'acqua più inquinati d'Europa, e poi smistate alle pescherie di Napoli e provincia in barba a tutte le regole sanitarie. Eccolo, l'ultimo giro d'affari illegali creato e gestito dai predoni che imperversano da anni nei mari dell'area stabiese e della penisola sorrentina: un'attività criminale finita nel mirino della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della Capitaneria di porto di Castellammare che ipotizzano l'attentato alla salute pubblica e la concorrenza sleale. Giovedì mattina inquirenti e investigatori sono stati protagonisti di un vertice, durato quasi tre ore, al termine del quale la decisione è stata unanime: linea dura contro la pesca di frodo. Nel mirino ci sono gli stessi criminali che periodicamente devastano le coste della penisola sorrentina per raccogliere illegalmente datteri di mare da rivendere a prezzi che raggiungono spesso i 150 euro al chilo. Già, perché il business delle vongole nasce proprio dalla necessità di consentire ai datterai di agire indisturbati nelle acque tra Vico Equense e Massa Lubrense: una sorta di diversivo per disorientare le forze dell'ordine che indagano sul traffico di molluschi che da Castellammare e dalla penisola sorrentina raggiunge persino il confine con la Francia.
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Sabato 8 Giugno 2019, 08:00
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