Whirlpool Napoli, l’arcivescovo Battaglia sferza la politica: «È il tempo delle risposte»

Domenica 7 Novembre 2021 di Alessio Liberini
Whirlpool Napoli, l’arcivescovo Battaglia sferza la politica: «È il tempo delle risposte»

«Per amore della nostra terra, per la dignità del lavoro e per la solidarietà da esprimere quando il diritto al lavoro viene negato, a seguito del vertice di ieri in prefettura a Napoli sull’emergenza lavoro, in particolare a riguardo dei 320 lavoratori licenziati di Whirlpool, la Chiesa di Napoli fa sentire la propria voce e la unisce a quanti sono stati delusi dai continui rinvii delle istituzioni governative». È questo l’appello con cui l’Arcivescovo di Napoli, Don Mimmo Battaglia, fa sentire, nuovamente, la propria vicinanza e quella di tutta la chiesa partenopea verso la delicatissima vertenza che pende sulle famiglie dei circa 320 dipendenti dello stabilimento di via Argine nel quartiere Ponticelli che proprio in queste ore stanno ricevendo le lettere di licenziamento redatte dalla multinazionale statunitense Whirlpool. 

L’Arcivescovo, attraverso una nota diramata nella serata di ieri dalla curia diocesana, chiede pertanto alle istituzioni di «favorire un tavolo permanente – si legge nella lettera di Battaglia - attorno al quale possano afferire il mondo dell’imprenditoria, quello della cooperazione, i sindacati e gli enti pubblici e privati per costruire risposte progettuali, organiche e strutturali, nella piena disponibilità a fare la propria parte per la città metropolitana di Napoli. In tal modo, assicurando maggior coinvolgimento nella programmazione dei fondi strutturali, potremo diminuire la tensione sociale per quelle famiglie che si son viste recapitare le lettere di licenziamento».

«A quanti – chiarisce l’arcivescovo di Napoli sottolineando l’urgenza dell’intervento -  sono impegnati come senatori e deputati a rappresentare questa porzione di Sud, a quanti rappresentano istituzionalmente e politicamente il nostro territorio, a quanti hanno possibilità di intervenire per avere risposte adeguate, diciamo che è questo il tempo. Non è più solo il tempo delle proposte, ma il tempo delle risposte. Ogni risposta procrastinata rischia di essere una risposta fuori tempo».

Una vicinanza, quella dell’arcivescovo di Napoli, Don Mimmo Battaglia, verso i lavoratori della fabbrica di lavatrici che va avanti difatti dal giorno del suo insediamento (avvenuto lo scorso febbraio), quando ancor prima di recarsi in Duomo aveva scelto di visitare la famiglia di un’operaia del sito di Napoli Est, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, per un "caffè in amicizia", senza fotografi ne giornalisti, ma semplicemente con il suo cuore. Successivamente, ancora, l'Arcivescovo aveva tenuto una messa nella fabbrica durante la celebrazione eucaristica nel primo giorno della Settimana Santa, quella che precede la Pasqua. «Qui Cristo continua ad essere in crocifisso» ha raccontato lo stesso Don Mimmo nel corso della sua omelia avvenuta nel Cral dei lavoratori. 

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«In questo momento – racconta invece Vincenzo Accurso, Rsu dello stabilimento e sindacalista Uilm -  di sconforto e difficoltà dovuto alle lettere di licenziamento che sono ormai arrivate ai lavoratori e comunque il governo non ha tutelato fin in fondo, sia sulla vertenza che sul passaggio verso un’ipotetica reindustrializzazione, è veramente un sostegno molto forte, davvero enorme che può soprattutto allietare lo spirito dei lavoratori della Whirlpool».

«Stiamo prendendo – continua l’operaio napoletano - tanti colpi ma non per questo ci sentiamo sconfitti ma allo stesso tempo è importante ricaricare le proprie forze avendo al fianco qualcuno che da sempre lotta per il territorio e per i diritti di ognuno affinché non ci siano diversità tra le persone».

«Dà voce agli ultimi, alla povera gente, alle persone bisognose. Per noi è importante avere il sostegno della chiesa ma soprattutto di Don Mimmo che è sempre stato al nostro fianco ed ha sempre dimostrato di sentire viva e sua questa vertenza da quando disse che “Cristo moriva in mezzo a noi” durante la messa di Pasqua e noi oggi ci sentiamo addosso, pienamente, quel sacrificio che fa la società. Un sacrificio ingiusto su una realtà giusta. Ci sentiamo come Cristo in questo momento, ovvero l’agnello sacrificale dove i giusti vengono sacrificati in un’ingiustizia» conclude il lavoratore.

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 07:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA