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Whirlpool Napoli, ad un anno dall’impegno del Mise il Consorzio non esiste: «Ma noi ci crediamo»

Giovedì 7 Luglio 2022 di Alessio Liberini
Whirlpool Napoli, ad un anno dall’impegno del Mise il Consorzio non esiste: «Ma noi ci crediamo»

«Ho 33 anni e per 16 ho lavorato in fabbrica. Sono entrata in questo stabilimento che ero ancora minorenne, ora speriamo che il Consorzio ci assumi. Andare via da Napoli? Non voglio farci neanche il pensiero». Desirè Cocozza, ex operaia dello stabilimento Whirlpool di via Argine, ci crede («ci dobbiamo credere») nel piano di reindustrializzazione dell’ex stabilimento di lavatrici, chiuso il 31 ottobre del 2020. Ma, a quasi un anno di distanza dal progetto annunciato dal ministero dello Sviluppo economico - era il 5 agosto del 2021 - il tanto atteso Hub della mobilità sostenibile non si vede neanche dal binocolo. Al momento, ed è passato ormai quasi un anno, il Consorzio che dovrebbe riassorbire, in un unico bacino, le 317 tute blu «non si è mai palesato in maniera ufficiale, solo in modo ufficioso attraverso l’esposizione di un “Consorzio madre” che però già esisteva», evidenziano da fonti sindacali. 

Desirè tuttavia, come la maggioranza dei suoi colleghi, non ha mai perso la speranza di tornare a lavorare: «Ormai questo è il mio nuovo sogno». Nel mentre, solo qualche giorno fa, ha coronato un altro importante traguardo di vita convolando a nozze con il suo compagno, oggi neo marito.

«Abbiamo fissato la data di matrimonio proprio durante la vertenza – spiega la donna senza nascondere le difficoltà affrontate per arrivare all’altare – non è stata una cosa semplice, sia per me che per mio marito. Ormai dovevamo (sposarci ndr) perché purtroppo l’età avanza: se aspettavo che il Consorzio apriva non sarei riuscita più a fissarla. Ora mi sono sposata ma la speranza è sempre quella di tornare a lavorare».

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«Speriamo che il Consorzio ci assumi – spiega ancora Desirè – perché non esiste che buttano così per strada oltre 300 famiglie. Non c’è più bisogno di parole, quelle se le porta via il vento, noi vogliamo i fatti, i fatti concreti. Oggi senza lavoro non si vive: si sopravvive».

«Parole, parole, parole. Soltanto parole» cantava la celebre Mina nel lontano 1972. Un tormentone che oggi è diventato difatti la colonna sonora di questa lunghissima e simbolica vertenza che si trascina da oltre tre lunghi anni. Sono più di mille giorni, nel mezzo le passerelle di 3 governi “interessati” alla delicatissima vicenda, che i metalmeccanici di Ponticelli si sentono ripetere dalla politica soltanto parole, parole, parole. Quando ormai servirebbero solamente i fatti, fatti, fatti. Meglio se concreti.

Al momento, infatti, dopo che la multinazionale ha abbandonato Napoli, a fronte di un accordo ministeriale non rispettato, e la bellezza di 33 tavoli tenuti al dicastero dello Sviluppo Economico – probabilmente un vero e proprio record per un'unica vertenza – gli atti concreti per le tute blu di Napoli Est sono davvero inconsistenti. Da quando gli ormai ex dipendenti della multinazionale del bianco hanno ricevuto le lettere di licenziamento collettivo, era novembre 2021, non c’è stata una sola scadenza, per quanto riguarda gli sviluppi a tutto tondo del piano di reindustrializzazione del sito, che sia stata rispettata. Basti pensare che i lavoratori di via Argine avrebbero dovuto conoscere il piano industriale effettivo del Consorzio lo scorso 15 dicembre 2021. Come garantito di persona direttamente dalla vice ministra del Mise Alessandra Todde ad ottobre 2021. La stessa che, da quando i metalmeccanici sono in Naspi, non si è mai più palesata a nessun incontro ministeriale. Ad oggi, manco a dirlo, questo piano industriale non si è mai visto.

Complici dei ritardi considerevoli, è giusto chiarirlo, sono stati i seri problemi ambientali riscontrati dai referenti del Consorzio nella fabbrica fin dal primo momento di new diligence, avvenuta lo scorso inverno. Tuttavia le problematiche ambientali, da come affermano le parti sociali, esistevano sul sito già dal lontano 2015: «Fin ad oggi la multinazionale ha lavorato in proroga e chi deve venire dopo deve rispettare tutte le normative. Questo apre un tema sulle multinazionali che possono fare quello che vogliono nel nostro Paese», scuote la testa amareggiato il segretario aggiunto della Uilm Campania, Antonello Accurso.

Così dopo slittamenti su slittamenti e l’apertura di un tavolo in Prefettura a Napoli si è arrivati allo scorso 23 marzo. Quando al Mise, in punta di piedi, si sono presentate alcune start up aderenti al Consorzio Sistema Campania (il Consorzio madre che dovrebbe generare il Consorzio attuatore che ad oggi non esiste) guidato da Paolo Scudieri. Proprio la società del noto imprenditore campano, l’Adler, sembrerebbe l’unica vera garanzia per i lavoratori. Ma, ironia della sorte, proprio quest’ultima è stata la sola azienda a non presentare nemmeno una bozza di progetto nel corso dell’incontro romano. Rimandando tutto ad un nuovo tavolo datato per il 13 aprile. «Giacché per quella data Adler si è detta confidente di essere in grado di presentare il dettaglio del primo progetto di rioccupazione». Peccato però che ad oggi, 7 luglio, si attende ancora la convocazione di tale summit.

A fare da sfondo a questi tre mesi di assenza al Mise sono stati i numerosi incontri col prefetto di Napoli, Claudio Palomba, tra Rsu, sigle sindacali ed istituzioni locali. L’ultimo si è tenuto solo nella mattinata di oggi. Dopo tre anni di vertenza, 11 mesi dalla garanzia proposta dal Governo di creare nel polo di via Argine un Hub della mobilità sostenibile per riassorbire tutti, un’attenzione di rilevanza nazionale sul caso, qual è l’unico risultato offerto dalla politica per le tute blu? Una formazione, generica, attraverso l’utilizzo dei Gol (il Programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori). 

Nei prossimi giorni, da quanto sancito oggi in Prefettura, partirà la presa in carico dei lavoratori in un unico bacino presso il centro dell’impiego di Fuorigrotta. In attesa di poter svolgere, speriamo in un presto futuro, una formazione specifica appena arriveranno veri piani industriali.

«Si tratta di capire cosa produrranno – chiariscono le parti sociali nel corso dell’assemblea odierna svolta nel Cral a margine dell’ennesimo tavolo in prefettura -  Ad oggi sulle questioni ambientali stanno andando avanti, sulla questione industriale per luglio ci presenteranno qualcosa».

Solo lo scorso 24 giugno è stata aperta, tra tutte la parti interessate con capo fila il ministero dell’Ambiente, una conferenza di servizio per poter meglio risolvere i problemi e confrontarsi su tematiche comuni. Il prossimo 24 luglio si chiuderà tale conferenza e se saranno risolte le problematiche ambientali – da quanto trapela dei passi in avanti in tal senso ci si sono già – si potrà finalmente arrivare al passaggio dello stabile che dalla multinazionale statunitense andrebbe al pool di imprese interessate all’acquisizione della fabbrica.

Nel mentre, da quanto si apprende, il prefetto starebbe già lavorando col Mise alla realizzazione di un “accordo quadro” tra le parti da presentare al ministero nei giorni successivi alla fine della conferenza di servizio. Dove saranno portati, al vaglio dei sindacati, le proposte industriali. Se l’esito sarà positivo si potrà così arrivare ad un accordo ufficiale.

«La prossima settimana – spiega Rosario Rappa, responsabile per la Fiom nazionale del Mezzogiorno - da quello che ci ha detto il prefetto, sono previsti ulteriori incontri fra Prefettura, Mise, Regione, Comune, Consorzio e Whirlpool per incominciare a lavorare all’accordo quadro. Nell’accordo chiederemo che tutti i lavoratori devono essere assunti mantenendo il livello retributivo e normativo».

«Adesso siamo in attesa – precisa Giovanni Striano, segretario della Fim di Napoli – il nostro augurio è che tutte le promesse fatte per questi lavoratori vengano prima o poi mantenute. Adesso stiamo ancora riuscendo ad avere un’interlocuzione civile con tutti gli operai ma vorremmo evitare di ritrovarci in condizione di non poter più controllare la rabbia dei lavoratori».

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