Whirlpool, l'ad La Morgia: «Per ora non si chiude, ma noi lasceremo Napoli»

Giovedì 31 Ottobre 2019 di Nando Santonastaso

«Non me la sento di dire che abbiamo fatto delle scelte sbagliate: ma certo tutte le parti coinvolte in questa vertenza potevano dimostrare una capacità e un'apertura al dialogo diverse». C'è autocritica nella risposta di Luigi La Morgia, ad di Whirlpool Italia, alla domanda più banale, forse, ma inevitabile: niente da fasi perdonare per avere deciso di riprendere il confronto solo all'ultimo giorno utile? «I processi decisionali come questo sono lunghi e complicati. Noi abbiamo discusso per mesi sull'opportunità di cedere il ramo d'azienda di Napoli e allo stesso modo è andata per quello che consideriamo comunque un altro importante passo in avanti. Siamo un'azienda quotata, abbiamo dovuto valutare attentamente tutte le possibili conseguenze», spiega il 43enne manager di origini abruzzesi, già direttore dello stabilimento di via Argine.

LEGGI ANCHE «Whirlpool Napoli non chiude», boccata d'ossigeno per gli operai in fabbrica: «Ma non molliamo ancora, lottiamo con più forza »

Cosa vi ha convinto? Il ministro Patuanelli ha detto subito che è stata premiata la lotta dei lavoratori.
«Il passo in avanti lo abbiamo fatto noi, questa è la verità. Lo avremmo fatto anche un mese fa, quando abbiamo dichiarato l'apertura della procedura unilaterale di cessione di ramo d'azienda. Poi ci sono stati gli incontri con il governo, le parti sociali e con lo stesso premier Conte che sicuramente ci ha dato elementi su cui ragionare: si può dire che la paternità di questa decisione è stata alla fine condivisa. Ora possiamo sederci veramente tutti attorno allo stesso tavolo e capire come procedere».

Il ritiro della procedura non cambia la vostra impostazione: la rinuncia a Napoli resta, è così?
«Siamo stati trasparenti nel comunicare la nostra decisione al ministro Patuanelli. Le condizioni dello stabilimento di Napoli non sono cambiate: ora dobbiamo incominciare un percorso condiviso ma l'obiettivo resta quello di arrivare ad una soluzione industriale diversa per il sito di Napoli entro la scadenza indicata di marzo 2020».

Ma senza di voi o anche con voi?
«Abbiamo fatto diverse ipotesi in questi mesi, anche riguardo alla nostra potenziale permanenza a Napoli ma purtroppo, missioni di prodotti con la presenza di Whirlpool a Napoli non ne abbiamo individuate. Abbiamo indicato un'ipotesi di riconversione (cessione agli svizzeri di Prs, ndr) alla quale non avremmo comunque partecipato perché non era e non è il nostro core business. Siamo pronti a supportarla, questo sì».

Ma allora i casi sono due: o avevate sbagliato a firmare l'accordo di un anno fa o state sbagliando adesso.
«Un anno fa, quando firmammo quell'accordo avevamo prospettive di crescita e dunque di vendita del prodotto di Napoli per il 2018. Poi è scoppiata la tempesta perfetta con i dazi americani, la crisi del mercato argentino, il crollo della domanda del segmento premium in tutta Europa, un crollo del 19%. In un semestre l'impianto di Napoli ha perso il 26% delle vendite. Oggi di semestri ne sono passati tre e la situazione macroeconomica è peggiorata».

Si ripartirà da Prs, con il probabile coinvolgimento di Invitalia al tavolo del Mise?
«Io mi aspetto che il governo e il ministro Patuanelli in particolare, che si è mostrato molto collaborativo, possano attivare Invitalia su tutte le possibilità, compresa Prs».

L'ex ministro Calenda sostiene che avevate informato l'allora ministro Di Maio due mesi prima dell'annuncio ufficiale
«Il primo incontro con i sindacati è stato quello del 31 maggio, il 4 giugno abbiamo espresso al ministro Di Maio le difficoltà per il sito di Napoli. E le comunicazioni ufficiali che abbiamo fatto sono state sempre pubbliche. Non c'è stata alcuna lettera prima di quella con cui abbiamo convocato le parti sociali».

Cosa succederà da lunedì 4 novembre nello stabilimento?
«Noi ci siano dichiarati disponibili a riavviare subito l'attività produttiva, le persone hanno pagato già troppo questa situazione con scioperi e iniziative che hanno dimostrato tutto il loro attaccamento allo stabilimento. Conosciamo bene il livello di qualità professionale e competenza del personale, non a caso abbiamo sempre messo al primo posto la difesa del lavoro, dell'occupazione e delle competenze. La difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori è sempre stata prioritaria in ogni dialogo sulle ipotesi di riconversione. Capisco il loro stato d'animo ma noi abbiamo puntato su soluzioni che garantissero la sostenibilità del loro impiego. Mi auguro che la decisione di ieri venga recepita come un segnale che ribadisce la centralità del rispetto dell'etica e dei valori delle persone come in Whirpool accade da cento anni».
 

Ultimo aggiornamento: 11:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA