Whirlpool via da Napoli, le storie di via Argine: ​«Come lo diciamo ai nostri figli?»

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«Da piccola venivo qui alle feste che organizzavano in occasione del Natale e dell'Epifania. Mio padre ha lavorato in questa azienda per quasi quarant'anni. Io ho cominciato con un contratto di quattro mesi che mi è stato rinnovato. Poi finalmente è arrivato il contratto a tempo indeterminato». Italia ha 47 anni, è uno dei volti simbolo della protesta nello stabilimento Whirlpool di via Argine, destinato alla chiusura. «Abbiamo sempre lavorato con dignità, con diligenza, la nostra fabbrica è stata spesso premiata per la sua produttività».
 

Italia è al reparto montaggio e si occupa dell'immatricolazione delle macchine. «Sono divorziata, ho due bambini. La prima ha dodici anni, il secondo è di un anno più piccolo. Non gli ancora detto nulla di questo. Abito qui a Barra e per me è una tragedia. Sono sola, questo è il mio stipendio, è quello che porto da mangiare ai miei figli. Senza siamo finiti, è la mia vita». «A quel tavolo - aggiunge riferendosi alle slide aziendali che venerdì scorso hanno fatto sparire di fatto Napoli dalla geografia Whirlpool - ci hanno cancellato con una 'x'. Noi non siamo una 'x', siamo un cuore e questa non è una battaglia navale, dove colpisci e affondi. Questa è la nostra battaglia e uniti la vinceremo».

Vincenzo, 42 anni, ne ha passati sedici nello stabilimento di via Argine. «Mia madre - racconta - ha lavorato in questa fabbrica e io l'ho vissuta anche prima di nascere, perché fino al settimo mese di gravidanza mi ha fatto sentire i suoni dei reparti». «Siamo una famiglia monoreddito e abbiamo due bambini - aggiunge - mia moglie ha una laurea ma lavora saltuariamente. Adesso è lei che mi sta dando tanta forza. Sto cercando di non far capire a mio figlio questa situazione, ma credo che abbia intuito qualcosa. Chiede spesso alla mamma se la fabbrica verrà chiusa, ha paura che il papà non vada più al lavoro. Pensare che debba vivere già una realtà del genere mi fa molto male».
Lunedì 3 Giugno 2019, 14:27 - Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 07:11
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5 di 7 commenti presenti
2019-06-05 05:31:18
Le parole forti del Ministro sono un passo decisivo verso una presa d' atto inconfutabile: nelle Attivita' Produttive italiane l' Industria e' largamente minoritaria rispetto a Turismo, Commercio ed Artigianato ed e' ora che i Governi cambino radicalmente le loro politiche di sostegno , indirizzandole verso i veri settori trainanti della nostra economia.
2019-06-04 18:12:06
In un quinquennio la multinazionale ha preso 27 milioni di fondi pubblici, e noi Italiani come polli ci facciamo fregare dei nostri stessi soldi.
2019-06-03 21:33:48
Rivoluzione
2019-06-03 19:30:15
Il problema per i lavoratori è che il Governo deve decidere che le multinazionali devono rispettare i lavoratori, il Ministro del Lavoro on.le Di Maio dovrebbe convocare i leader (proprietari) della società e fargli capire che una volta lasciato il territorio nazionale o (campano) sia nei centri Commerciali che nei esercizi commerciali dovrebbero svendere e non acquistare nessun prodotto Whirlpool facendo fallire totalmente l'azienda sul mercato Internazionale, i titolari farebbero subito retromarcia quando si vedranno che il paese Italiano non acquista più prodotti Whirlpool, allora sì che ci penserebbero prima di licenziare i lavoratori.
2019-06-03 15:23:47
Come risolvere il problema? Come si fa nel resto dell'Europa che funziona, ovvero se la Whirlpool chiude, può vendere i suoi prodotti con un 25% di dazio, che sarà utilizzato per pagare la cassa integrazione agli operai lasciati per strada. Bisogna fargli terra bruciata intorno, solo così possono fare marcia indietro, le fesserie dei sindacati, non portano a nulla.

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