Whirlpool Napoli, voci e ricordi di mille giorni di lotta: «Vinceremo noi»

Mercoledì 23 Febbraio 2022 di Alessio Liberini
Whirlpool Napoli, voci e ricordi di mille giorni di lotta: «Vinceremo noi»

Mille giorni, mille giorni di proteste, scioperi, blocchi stradali e presidi in tutte le sedi possibili. Ma anche mille giorni di incontri, di accordi e di promesse, troppo spesso non mantenute. Così domani, 24 febbraio 2022, il calendario di lotta dei lavoratori e delle lavoratrici di via Argine segnerà la simbolica soglia dei mille giorni di vertenza. Tutto era cominciato l’ormai lontano 31 maggio 2019 quando «a Roma, in una sala dell’Hotel Cavour, la multinazionale ci ha dichiarato che la fabbrica di Napoli non era più sostenibile». Ponendo difatti, con una “X rossa” su una slide, la fine di una storia industriale, tutta partenopea, nata quasi sessanta anni orsono sotto l’ombra del Vesuvio. In quella che ai tempi moderni e nota ai più come «l’ex area industriale della città». 

Mille giorni dopo, infatti, il triste bilancio racconta di circa mille famiglie campane - tra l’ormai ex stabilimento Whirlpool di Napoli e gli indotti regionali dell’azienda statunitense sparsi lungo le provincie di Caserta ed Avellino – che ora sono state lasciate completamente per strada. In attesa di un piano, ad oggi ancora lontano dalla realizzazione effettiva, per la reindustrializzazione dell’impianto produttivo posto nella periferia orientale di Napoli.  

In questi primi mille giorni di lotta, nonostante le tante avversità di una battaglia che sembra davvero infinita, le tute blu di Ponticelli non hanno mai, neanche per un istante, smesso di lottare per il proprio diritto al lavoro, presidiando notte e giorno la fabbrica.

Rivendicando, allo stesso tempo, il diritto di vivere onestamente senza dover, obbligatoriamente, migrare o scappare via da quella città dove sono nati e cresciuti e dove oggi vogliono continuare a vivere. «Napoli non molla» è il grido di rabbia, ma anche di grande tenacia, che i metalmeccanici hanno portato ovunque dalla Alpi alla Sicilia in questi quasi tre anni di vertenza autodefinendosi, in tutte le occasioni possibili, «quella parte d’Italia che non si arrende ma anzi resiste» e lo fa con una dignità che non può lasciare indifferenti. 

«Sono mille giorni che hanno tanti ricordi – racconta oggi l’operaia Carmen Nappo, una delle tante lavoratrici dell’ex fabbrica di lavatrici che ha urlato, più e più volte, con forza e determinazione la propria rabbia e quella del resto dei suoi colleghi all’esterno del ministero dello Sviluppo Economico, nel corso degli oltre 30 tavoli di crisi andati in scena sulla loro vertenza -  Sono ricordi di tanta tensione, tanta rabbia e sconforto. Però, quello che fa sfondo a questi mille giorni, è la determinazione. La forza del gruppo, la forza che siamo. Essere oggi una forza, dopo mille giorni, è la testimonianza lampante e forte di quello che eravamo dentro (la fabbrica ndr). Quegli stessi valori che ci caratterizzavano come operai metalmeccanici ci caratterizzano oggi come dei lottatori». 

Gli operai di Napoli, infatti, oltre ad essere gli unici lavoratori di uno stabilimento del gruppo Whirlpool nel Meridione sono stati anche gli unici a ricevere - nel corso degli ultimi anni - attestati di qualità e bravura dalla stessa azienda che gli aveva riconosciuto il marchio d’eccellenza per la realizzazione di produzioni di “Alta gamma”. Ed ora che i cancelli della fabbrica sono stati chiusi, lo scorso 31 ottobre 2020, quella stessa eccellenza, come gruppo di lavoro, dalla catena di produzione l’hanno spostata direttamente nelle piazze di tutto il Paese con sit-in e proteste innovative ma mai pericolose o a danno degli altri cittadini. Solo domani, per celebrare la particolarissima ricorrenza, saranno nuovamente in piazza del Plebiscito a Napoli dove, con l’artista Monica Sarnelli, insceneranno una speciale coreografia sulle note dell’ultimo brano della cantante napoletana dal titolo emblematico: «Un nuovo Sud», ovvero quello per cui gli operai di via Argine lottano da ben mille giorni.

«Non siamo ballerini – chiarisce Carmen – non siamo attori. Noi siamo operai e non sappiamo più in che modo far capire la nostra appartenenza, non solo a questa fabbrica, ma al territorio, al Sud. Noi vogliamo un nuovo Meridione, vogliamo che ci sia l’impegno per un nuovo Sud e se dobbiamo essere noi i pionieri di questo nuovo Sud ne siamo felici e orgogliosi»

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«Il tempo non si fermerà – sottolinea l’operaio Francesco Petricciuolo che in quella fabbrica, oggi chiusa, ci ha trascorso gran parte della propria vita – la nostra battaglia, che è un po’ quella di tutta la città che sogna di vivere in un modo diverso, fa si che questa vertenza continuerà ed andrà oltre i mille, arriverà anche a diecimila giorni ma noi non ci fermeremo».
 
«Noi da qui non ci muoviamo fin quando non rivedremo quei cancelli aperti – precisa Francesco – Il tempo segnerà sicuramente chi vincerà questa battaglia ma la vinceremo noi perché è la battaglia della dignità». La stessa che ha attraversato, nel tempo, tutto lo Stivale che oggi siede, metaforicamente, al fianco dei lavoratori di Napoli.
 
«Ci sono stati tanti momenti in cui abbiamo avuto vicinanza – ricorda il lavoratore ed Rsu di fabbrica, Vincenzo Accurso – molti mi hanno veramente segnato. Ricordo quando andammo a Bologna al primo incontro delle Sardine. Ci trovammo letteralmente inondati da persone che ci vedevano come un punto di forza del Paese». «Non pensavamo – continua Vincenzo – di avere tanta vicinanza dalle persone. Fu un abbraccio caloroso che ci fece tornare a casa con la consapevolezza che realmente avevamo fatto qualcosa di importante perché la nostra lotta non era vana, ma rappresentava un po’ la lotta di tutti gli italiani». 
 
Una battaglia che, nel tempo, li ha visti seduti a discutere e dialogare con le personalità più importanti del nostro Paese. Su tutte resta impresso, nella memoria dei lavoratori, quell'incontro con il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. Non tutti sanno, infatti, che uno degli ultimi incontri che Conte ha osservato da Premier, prima di cedere il posto a Mario Draghi, è stato proprio con tre veterani dello stabilimento di lavatrici di Napoli Est i quali gli hanno consegnato il calendario realizzato dal Cral di fabbrica per autofinanziare la lotta operaia. 

«Eravamo – ricorda Massimo Quintavalle - io e due miei colleghi, siamo partiti così, come dei pazzi, per andare a Roma a portare la nostra istanza e alla fine siamo riusciti ad entrare a Palazzo Chigi e incontrare il premier Giuseppe Conte. Nonostante era un giorno particolare dal momento che da li a poco sarebbe terminato il governo Conte II». «Gli dicemmo (a Conte ndr) – che la nostra vertenza, come le altre che ci sono ancora oggi nel Paese, non poteva essere schiava di giochi di palazzo». Era il 13 gennaio del 2021.  
 
Ma, tuttavia, gli incontri con «la politica» non sono sempre stati rosei per i lavoratori di Napoli. Basti pensare ad uno degli ultimi summit tenutosi al ministero dello Sviluppo Economico. Come quello dello scorso 24 novembre 2021: ovvero il primo tavolo di crisi con i circa 317 lavoratori ufficialmente licenziati dalla multinazionale del bianco.
 
Un tavolo durato addirittura quasi 48 ore. Quando alcuni dirigenti del ministero hanno comunicato a sindacati ed Rsu che la promessa, fatta dal ministro del Lavoro Andrea Orlando solo qualche settimana prima ad un tavolo istituzionale, di «garantire la continuità occupazionale» non era realizzabile. Così, davanti alla rabbia dei presenti - che chiedevano la presenza all’incontro dei ministri interessati i quali, tramite i funzionari del dicastero avevano nei fatti ribaltato le garanzie promesse dagli stessi, senza neanche doversi presentare – i dirigenti dell’esecutivo si sono defilati, lasciando da soli gli operai al ministero per tutta la notte, fino al mattino seguente. Un evento che, probabilmente, nel nostro Paese non si era mai verificato. Le immagini, di quei lavorati stremati e soli all’interno del ministero, in poche ore hanno fatto il giro d’Italia, trovando ovunque commenti di grande indignazione da parte dei cittadini.
 
«Prima che andavano via i dirigenti – ricorda ancora amareggiato l’Rsu di fabbrica Luigi D’Antonio – gli dissi che io ero un semplice lavoratore ma era chiaramente mortificante che i tecnici ed un ministero intero non riuscivano a trovare una soluzione per 320 famiglie». 

Ma di “meeting”, con il mondo della politica, i lavoratori di Napoli in questi mille giorni li hanno visti davvero tanti, alcuni anche tragicomici e grotteschi. È il caso dell’operaio che da un giorno all’altro si ritrovò tra i suoi messaggi di Facebook anche uno recapitato direttamente dall’allora ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Il quale, oggi titolare del dicastero dell’Agricoltura, lamentava la provocazione – una delle tante – fatta dagli operai che nel luglio del 2020 caricarono, in maniera chiaramente goliardica, la fabbrica di Napoli Est sul portale d’aste Ebay al simbolico costo di 1 euro. Ma oggi, a distanza di oltre un anno, come ironia del destino, è la stessa Whirlpool che ha messo all’asta online i macchinari del sito di Ponticelli.

«Mi ritrovai su tutti i giornali – racconta, ancora con un ghigno tra ironia e sorpresa, l’operaio Gianni Del Gaizo, autore della particolarissima inserzione – perché avevamo messo la fabbrica in vendita su Ebay. La domenica di quella settimana, intorno all’orario di pranzo, mi scrisse addirittura Patuanelli in privato, perché si sentiva offeso dal momento che, secondo lui, l’avevamo preso in giro. Ma poi la cosa si è verificata veritiera dal momento che i materiali dello stabilimento sono andati a finire veramente all’asta». Una notizia che, manco a dirlo, stavolta «non ha indignato nessun politico». Solo tanti italiani che in queste ore portano, tramite dei video messaggi, la propria vicinanza agli operai di Napoli che domani compiranno i loro primi mille giorni di vertenza. 

«Domani saranno 1000 giorni di vertenza Whirlpool Napoli – scrivono i lavoratori in una nota - Una giornata dedicata alla lotta e alla resilienza condivisa con chi in questi lunghi mesi ci ha sostenuto lungo il nostro cammino di resistenza e che ci continuano a sostenere. Come fare per rendere questa giornata una voce che si leva da via Argine? Sul gruppo Facebook Whirlpool Napoli non molla assieme ai messaggi di amiche e amici che in questi ultimi giorni ci hanno inviato un contributo video e audio, chiunque può condividere un gesto, una frase, un attestato di vicinanza e solidarietà, perché il grido Napoli non molla appartiene a tutte quelle donne e a quegli uomini che lottano per i loro diritti negati». Solo al momento sono infatti tantissime le attestazioni di affetto che arrivano da tutta Italia ai lavoratori. Tra questi ci sono anche i videomessaggi, che saranno resi pubblici domani, di alcune figure di spicco del nostro Paese e della società civile. Tra gli aderenti all’iniziativa di vicinanza al momento ci sono, tra i vari, lo scrittore Roberto Saviano, l’arcivescovo di Napoli, Don Mimmo Battaglia, lo scrittore Maurizio De Giovanni e tantissime altre figure, più o meno note, del nostro Paese.

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA