«Altri papiri sepolti a Ercolano, ecco dove si trovano: si continui a scavare»

Lunedì 17 Febbraio 2020 di Paolo Barbuto
Viaggia verso gli 83 anni con l'entusiasmo di un ragazzino, nel baule dei ricordi mille esperienze, nella valigetta che tiene stretta fra le mani, fotografie, documenti, fotocopie, ricordi non sbiaditi di quando lavorava per la Mecfond, gruppo Iri, e si muoveva di cantiere in cantiere: «Ho avuto la fortuna di partecipare, proprio grazie alla Mecfond, agli scavi di Villa dei Papiri a Ercolano, ho vissuto giorni e notti in quel luogo assieme ad archeologi di fama internazionale. Io so, e lo sanno anche loro, dove sono i papiri che ancora devono essere ritrovati. Perché non riparte una campagna per andare a recuperarli?»

Umberto Cioffi, geologo dalle mille esperienze, parla con passione travolgente e con una trasparenza che non ammette dietrologie: ha smesso di lavorare, non avrebbe nessun beneficio dalla riapertura degli scavi. Però ogni sera va a dormire con un macigno sullo stomaco «i papiri non ancora ritrovati vanno recuperati e messi a disposizione degli studiosi, devo riuscirci».

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Da Parigi dove ha trasferito la sua vita e il suo lavoro, Margherita Tuccinardi, archeologa di fama internazionale e storica protagonista degli scavi a Pompei ed Ercolano, accoglie con gioia il nuovo impeto di Umberto Cioffi: «È una persona di grande spessore, tutti noi che abbiamo partecipato alla campagna di scavo ad Ercolano la pensiamo nella stessa maniera. Forza Umberto, scuoti le coscienze e smuovi i macigni che ancora coprono quei papiri».

Cioffi ricorda i giorni trascorsi con la Tuccinardi, con l'altro archeologo di grande fama Antonio De Simone, con il professor Gigante e sorride. Poi scaccia la malinconia, apre la valigetta e srotola una piantina di Villa dei Papiri: «Ecco, l'area dove io suggerirei di proseguire gli scavi è esattamente questa». La vedete nel disegno che si trova qui di fianco: si tratta di un percorso ai margini della biblioteca dei papiri e del tablino dove, secondo Cioffi, venivano consultati quei documenti: «Nella fuga dall'eruzione - s'infiamma Cioffi - chi voleva salvare i papiri che non erano nella biblioteca, potrebbe aver imboccato questo percorso portandosi dietro le sacche con i testi antichi. Bisogna scavare esattamente in quella zona per tentare di riportare alla luce altri papiri di quella immensa biblioteca».

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Sulla prosecuzione degli scavi c'è, da decenni una diatriba. Riportare alla luce altri luoghi dell'antichità sarebbe determinante, ma avrebbe costi elevatissimi e comporterebbe nuovi investimenti per la tutela e la gestione degli eventuali nuovi percorsi. Il mondo dell'archeologia si divide in due fazioni: quella del meglio concentrarsi sulla conservazione di quel che è già stato portato alla luce contro i fautori del meglio andare avanti con gli scavi che potrebbero aprire nuove possibilità agli studiosi e nuove vie al turismo.

Attualmente vince la prima fazione: si cerca di tutelare al meglio quel che c'è. Soprattutto ad Ercolano dove, grazie al mecenatismo dell'americano David Packard Junior (quello del colosso informatico Hp) s'è generata una rivoluzione culturale e una rigenerazione dei luoghi che, di recente s'è estesa anche a Pompei.

Pensa proprio a Packard, Umberto Cioffi, mentre racconta la sua passione e il suo sogno di recuperare i papiri nascosti: «È un uomo illuminato, se ascoltasse il mio appello e quello di tanti altri archeologi potrebbe contribuire a una nuova, determinante, campagna di scavo». Ma Cioffi non limita le possibilità e tira fuori un altro racconto spettacolare.

«Venni contattato da un architetto americano che mi chiese di scendere nei cunicoli di villa dei Papiri per studiarla - racconta l'anziano geologo - ottenuti i permessi scendemmo negli scavi e solo lì sotto mi confessò che stava progettando la villa di Malibù della famiglia Getty».

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Quella villa poi è stata realizzata, è una delle sedi del Getty Museum ed è l'esatta riproduzione di Villa dei papiri di Ercolano: «Magari potrebbero intervenire anche loro per finanziare una nuova campagna di scavo. Del resto si sono fatti costruire una copia precisa di quel luogo delle meraviglie». Le parole e i ricordi si rincorrono per un tempo infinito che, però, sembra troppo breve: Cioffi parla di ogni dettaglio degli scavi, di ogni ritrovamento; ripensa con nostalgia al professore Marcello Gigante, prende fotografie che raccontano i segreti degli scavi di Ercolano. Ma ogni tanto si ferma e ripensa alla sua missione: «Secondo lei riprenderanno gli scavi per trovare i documenti ancora sepolti?». E chi lo sa professor Cioffi... «No, no, che professore, sono un semplice geologo. Però so dove trovare i papiri dimenticati».  Ultimo aggiornamento: 13:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA