Arbore: «Napoli città del sorriso, luci più forti del buio»

di Titta Fiore

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Tra i tanti complimenti ricevuti per il suo nuovo show dei record, «Arbore insegna a sorridere» gli piace particolarmente. Perché in questa frase c'è la formula del successo di «Guarda...stupisci», il programma sulla canzone umoristica napoletana che ha polverizzato gli ascolti di Raidue, e il segreto del suo modo di fare spettacolo. Che poi è tutt'uno con il suo modo di vivere. Con il sorriso sulle labbra, con la solita ironia elegante, Renzo sa affrontare temi impegnativi. E se gli va di parlare di memoria, di tradizione, di resistenza culturale, in una parola di identità, lo fa con leggerezza sapiente, magari in uno studio «ammare» affacciato idealmente sul golfo di Posillipo. Riuscendo ad essere moderno, controcorrente, antiretorico anche quando si occupa di melodia classica.
Con queste caratteristiche il programma è piaciuto a tutti, da Nord a Sud, e non era scontato.
«Uno dei dati sorprendenti riguarda proprio la ripartizione del pubblico, che in alcune regioni settentrionali eguagliava quello della Campania. Sarà perché, come dice il mio amico Gino Paoli, alla fine abbiamo tutti i piedi nell'acqua...».

La modernità del taglio ha conquistato anche una bella fetta di spettatori giovani.
«Dentro c'è tutta la mia cultura napoletana. Da 27 anni porto in giro la canzone partenopea con l'Orchestra Italiana, abbiamo in repertorio 1500 brani, eppure continuo a studiare i classici, che sono stati troppo a lungo ignorati. Mi faceva rabbia che testi meravigliosi di Bovio ed E. A. Mario venissero considerati reperti del passato, quando invece il nostro patrimonio non ha uguali nel mondo. Forse solo i messicani con Cielito lindo e Cucurrucucù Paloma possono darci un po' di fastidio, ma le canzoni napoletane colte hanno spessore pari al melodramma. Mandulinata a Napule o Funtana all'ombra vantano melodie degne dell'ouverture della Turandot. E così le liriche. Finalmente si comincia a capire che non c'è solo Viviani, che capolavori come Palomma 'e notte ed Era de maggio devono essere tutelati come patrimonio dell'umanità assieme alla pizza. Che pure non è disprezzabile...».

Insomma, non bisogna aver paura della tradizione.
«Paura? La canzone napoletana è un bene da esportazione, viene studiata in Cina, in Giappone e in Corea, si rinnova continuamente, è eterna come i Notturni di Chopin».

Torniamo a uno dei leit motiv di «Guarda... stupisci»: Napoli città sorridente.
«Non è retorica, la città mi sembra davvero la più sorridente d'Italia. Per tanto tempo si è parlato solo delle tenebre, ora grazie a Dio, si notano le luci... Lo ha detto anche il maestro Muti, un altro pugliese-napoletano come me».

Però un luogo dove ascoltare la canzone napoletana classica ancora non c'è.
«È il mio grande cruccio. Possibile che, con il Salone Margherita a due passi dal Molo Beverello, un turista non possa andare ad ascoltare la nostra tradizione musicale? Da anni dico che c'è bisogno di un posto per la canzone, e di interpreti con il gusto di eseguirla... Ma confido nell'insegnamento di Vico e nei corsi e ricorsi della storia, prima o poi chi deve decidere ci arriverà. Per conto mio, continuerò con l'Orchestra Italiana, la più longeva orchestra stabile al mondo. Ci vogliono dappertutto ed è sempre un successo, perché queste canzoni sono nel Dna degli italiani».

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Giovedì 27 Dicembre 2018, 11:47
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-12-27 12:42:28
Questo è un altro che vive Napoli in mondo dorato fatto di pochi eletti ma non dalla srtagrande maggioranza delle persone che la vive al buio sotto tutti i punti di vista.

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