Azar Nafisi vince il Premio Serao: «I libri non salvano ma liberano l'anima»

di Donatella Longobardi

In scena tre signore della lirica come Rosa Feola, Maria Grazia Schiavo e Carmen Giannattasio al fianco di Lina Sastri e Carolina Rosi. Le cantanti impegnate nel dare il meglio con le loro melodie, le attrici pronte ad animare lo spettacolo con la loro parola. Ma nella serata al San Carlo per la consegna del Premio Serao alla scrittrice iraniana esule negli Usa Azar Nafisi, il segno del femminile oltrepassa il palcoscenico per finire in platea e dietro le quinte. «Ebbene sì, il San Carlo è un teatro “donna”. Non solo ci sono io a guidarlo da nove anni ma nello staff dirigenziale c’è una maggioranza femminile», ammette la sovrintendente Rosanna Purchia. Al suo fianco c’è Emmanuela Spedaliere, responsabile Affari Istituzionali e Marketing e con lei una schiera di signore nei reparti cardine del teatro: segreteria artistica, ufficio legale, personale, sartoria, direzione di scena, ufficio stampa. «Evidentemente la nostra caparbia ricerca della trasparenza in una competizione ampia e aperta per individuare i nostri collaboratori, premia le donne, forse siamo più brave», insiste la Purchia che dopo la proiezione del film dedicato al giornale, «Il senso del Mattino» nel 2015 e il concerto di Jonas Kaufmann, anche quest’anno ha ospitato «Il Mattino» in occasione di un suo evento aperto alla città.

Un evento interamente giocato tra letteratura, musica e arte con la Nafisi protagonista. Autrice di Leggere Lolita a Theran, la scrittrice ha sottolineato le linee comuni tra la sua scrittura e quella della Serao, una donna come lei in prima linea nel denunciare i problemi della sua terra e della sua comunità: «La letteratura mi ha consentito il primo approccio con l’Italia attraverso Pinocchio, un libro dove l’impossibile diventa possibile, come trasformare il legno in anima, perché l’anima e l’immaginazione hanno un potere sovversivo, come i libri: non è un caso che il primo gesto dei tiranni è quello di bruciare i libri», ha detto la scrittrice dal palco, affascinata dal colore e gli stucchi del San Carlo, e ricordando una sua studentessa che in carcere in Iran, prima di essere portata a morire aveva parlato di Henry James e Scott Fitzgerald la scrittrice: «Penso a Primo Levi che in prigione traduceva Dante che per lui era più importante di una razione di pane. I libri non possono salvarci dalla morte, ma restituiscono l’integrità dell’essere umano».

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Lunedì 28 Maggio 2018, 22:45 - Ultimo aggiornamento: 28-05-2018 22:47
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