Baia, la Dama con il peplo risvegliata dagli abissi testimonial del museo

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Patrizia Capuano

Nuove scoperte nell'area marina protetta di Baia: ieri, durante l'allestimento dei percorsi di visita, è riemerso dai fondali un sostegno in marmo per tavolo (trapezoforo) decorato con una testa felina. Si tratta di un elegante elemento di arredo, realizzato in età imperiale per una mensa di una dimora della città imperiale oggi inabissata. Il recupero è stato reso possibile grazie ai tecnici del Parco archeologico dei Campi Flegrei con l'ausilio della capitaneria di porto di Baia e di Naumacos Underwater Archaeology.

Il reperto è stato trasferito nei laboratori del castello di Baia per le prime azioni di tipo conservativo. Fabio Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, commenta: «Il parco sommerso di Baia continua a regalare sorprese. Interpretiamo questo rinvenimento come il segnale di una nuova stagione del Parco che, dopo la riapertura, deve proseguire nella strada intrapresa per favorirne lo sviluppo. Per un archeologo il rinvenimento di un reperto è sempre motivo di gioia ed emozione, il recupero dal mare aggiunge inevitabilmente una suggestione particolare. Dopo i primi interventi conservativi necessari il reperto sarà mostrato, in anteprima, al pubblico nel Museo archeologico del Castello di Baia. Avrà una sua collocazione definitiva all'interno nel percorso espositivo».

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Tra le scoperte più recenti, una scultura avvolta in un elegante peplo. Per duemila anni è stata protetta da una barriera di sabbia sui fondali dell'area marina protetta. Recuperata nel 2013 e sottoposta ad un processo di desalinizzazione, l'opera è stata trasferita a Roma nei laboratori della scuola di alta formazione per il restauro Icr. Qui gli esperti ricomporranno i tre grandi frammenti di marmo bianco in cui è suddivisa la statua di una figura femminile. «Tale attività dà seguito a quanto avviato dal compianto dottor Paolo Caputo, allora responsabile del parco sommerso di Baia, prematuramente scomparso poco dopo il recupero affermano dal parco archeologico dei Campi Flegrei - Fu infatti subito predisposta la necessaria e delicata fase di desalinizzazione e costante è stato il monitoraggio del danno creato dalla presenza di grappe, inserite già in antico».
 


L'intento è di esporre la scultura nel Museo archeologico dei Campi Flegrei. La figura femminile col peplo, risale ad un periodo compreso tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo. E nonostante sia spezzata in tre grossi blocchi, acefala e priva degli arti superiori, dopo duemila anni è apparsa in buone condizioni di conservazione. Si ipotizza che in origine era collocata a decorazione di una dimora a pianta quadrangolare, tra le mura del Palatium imperiale dell'antica Baiae. Scolpita in un blocco di marmo di Carrara, riproduce una donna avvolta in un peplo fasciato sotto il seno. Sul retro un mantello movimentato con una fibula applicata su una spalla. La scoperta, in ottobre 2013, è da attribuire al ricercatore Gabriele Gomez de Ayala, della società Naumacos, underwater archaeological research e collaboratore della Soprintendenza. Il rinvenimento fu subito comunicato a Paolo Caputo, che allora ricopriva l'incarico di funzionario responsabile dell'area marina protetta. Immediato il recupero della scultura cui seguì un primo intervento di salvaguardia. A seguire sono stati programmati la ricomposizione e il restauro prima di esporla al pubblico, con gli ultimi ritrovamenti nel parco archeologico sommerso. Dopo il lockdown da Covid, è stato inaugurato un nuovo percorso in immersione e a bordo del battello Cymba dalla chiglia trasparente: lungo questo itinerario è possibile ammirare il mosaico policromo di recente svelato nel tratto di mare tra Punta Epitaffio e il castello aragonese, in piena zona A. Una meraviglia tra le vestigia inabissate dal bradisismo. Tra portici, colonnati, posidonia e una florida fauna marina.

Ultimo aggiornamento: 10:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA