Sorpresa dal restauro della statua
rinvenuta a Baia: è Apollo con la lira

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Antonio Cangiano
Sorpresa dal restauro della statua rinvenuta a Baia: è Apollo con la lira

La raffigurazione, di una particolare veste femminile in tessuto fine, aveva portato gli archeologi, in un primo momento, a considerare quella statua rinvenuta spezzata in tre parti, sui fondali dell’antica Baia nel 2013, nei Campi Flegrei, come  la raffigurazione di peplophoros, ovvero la “portatrice del peplo”.

Ma ecco che durante il restauro della statua, operato in questi giorni dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, alcuni dettagli -  piccoli fori individuati sul panneggio in marmo, con tracce di residui metallici -  hanno permesso di formulare nuove considerazioni, attribuendo la scultura ad Apollo con la lira. I dettagli della scoperta, in un comunicato pubblicato dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, sulla propria pagina Facebook.

 

«Nel laboratorio di materiali lapidei, il restauratore Adriano Casagrande insieme alla laureanda Sofia Oliveti, hanno ricomposto i tre frammenti recuperati, riportando la statua nella posizione originaria. Ciò ha permesso di formulare nuove considerazioni, rilevando una serie di importanti dettagli, come alcuni piccoli fori e resti di perni metallici tra le pieghe del raffinato panneggio.

Novità anche in merito all’identificazione del soggetto, grazie al supporto di Claudia Valeri, una delle più attente studiose di scultura flegrea: non si tratta di una peplophoros, come inizialmente ritenuto, ma di una divinità maschile, forse Apollo nelle vesti di musagete, ossia guida delle Muse. La lira, attributo specifico di questo tipo iconografico, è andata perduta, ma doveva essere sorretta dal dio con il braccio sinistro.

Lo studio naturalmente è ancora in corso e altri dettagli sono ancora da analizzare, dalle porzioni anatomiche scolpite a parte, ai perni infissi già in antico e all’analisi del luogo di rinvenimento.

Stiamo lavorando dunque perché la statua possa tornare presto al suo antico splendore ed essere ammirata in uno degli spazi espositivi del PAFLEG!»

 

 

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