Campi Flegrei, la Villa Marittima sommersa di Quinto Ortensio Ortalo vista dal drone

Domenica 13 Settembre 2020 di Antonio Cangiano
Campi Flegrei, la Villa Marittima sommersa di Quinto Ortensio Ortalo vista dal drone

«Apud Baulos in parte Baiana piscinam habuit Hortensius orator in qua murenam adeo dilexit, ut exanimatam flesse credatur - Presso Bauli, nella zona di Baia, l'oratore Quinto Ortensio Ortalo ebbe una piscina, in cui curò tanto una murena, che si crede averla pianta morta», scriveva Plino, celebrando i fasti della villa flegrea del nobile oratore romano.
 
Oggi i resti sommersi di questa fastosa villa, antistanti la riva sabbiosa di marina Grande di Bacoli, nei Campi Flegrei, sono stati ripresi in un video dal drone. A realizzarlo è stato Marco Nicoletti. Il video divenuto subito virale, è stato condiviso da numerosi utenti e pagine facebook, come il portale web “Archeoflegrei – Storia e cultura nei Campi Flegrei”.


 
«La villa marittima di Quinto Ortensio Ortalo, il grande retore di età repubblicana, abbracciava l’intero banco tufaceo di Cento Camerelle e declinava, col suo insieme di terrazze e portici, dolcemente verso la Marina del Poggio e la Marina Grande di Bacoli», spiega lo storico locale, Ciro Amoroso.
 
«Q. Hortensius non fu console ma anche uno dei massimi esponenti dell’arte oratoria romana del periodo repubblicano. Nato a Roma nel 114 a. C., da ricca e nobile famiglia plebea, fin da giovanissimo si dedicò all’avvocatura e prese attivamente parte alla vita politica, rivestendo numerose cariche pubbliche (questore, edile, pretore ed infine console). Cicerone, dalla sua Academia, così volle chiamare la sua villa posta tra l'Averno e le rive del mare di Lucrino, dedicherà a lui gli Hortensius; nel Brutus (46 a.C.) lo presenta come il massimo rappresentante in Roma dell’Asianesimo, indirizzo letterario fondato da Egesia di Magnesia nelle città greche dell’Asia Minore nel III secolo a. C. Questo tipico stile d’eloquio si basava sulla ricerca continua del ritmo, dell’uso frequente di frasi spezzate, di parole inventate e del largo uso di metafore.
 

 
 
L'oratore dedicò molto del suo tempo libero alla piscicoltura allevando, nelle peschiere della sua villa, pesce di qualità come le spaventose murene e le triglie. Morì nel 50 a.C.
 

Passata sotto l’egida del demanio imperiale e ampliata tra la fine del I secolo a. C. e gli inizi del secolo successivo, della villa fu ospite l’imperatrice Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio. Molto scalpore suscitò la notizia a Roma, tramandataci poi da Plinio il Vecchio, su come la bellissima Antonia, moglie di Druso, manifestasse il suo amore verso la murena preferita. L’amava così tanto che la rese diversa, riconoscibile dalle altre, adornandola di aurei orecchini. (Plin. Nat., Hist., IX, 172)
 
Agrippina, nuora di Antonia Minore e sventurata madre di Claudio Nerone, fu ospite di questa straordinaria residenza pochi giorni prima di essere uccisa. Era il 59 d. C. e l’occasione fu fornita a Nerone dalla festività Quinquatria dedicata a Minerva, con consacrazione delle armi a Marte, e celebrata il 19 marzo, cinque giorni dopo le idi di marzo.

Raccontava Tacito (Tac. Ann., XIV, 8, 9) che Agrippina fu uccisa nella sua villa presso Baia da tre sicari inviati da Nerone: Obarito, Erculeio e Aniceto, quest’ultimo Prefectus della Classis Misenensis. Dal 69 d.C., anno della morte di Nerone, anche l’imperatore Vespasiano fu un assiduo frequentatore della residenza di Bauli, dilettandosi alla piscicoltura come tanti altri suoi predecessori.

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Tacito, nello stesso testo annotava: «…ducitque Baulos, id villae nomen est, quae promontorium Misenum inter et Baianum lacum flexo mari adluitur…» – Questo è il nome di una villa che è lambita dal mare, nell’arco del lido tra il promontorio di Miseno e il lago di Baia.

Forse è proprio di questa villa, che fu luogo rinomato per la villeggiatura quasi quanto la vicina Baiae, ma rispetto alla Pusilla Roma offriva una maggiore quiete, che l’oratore e letterato latino Quinto Aurelio Simmaco, prefetto e console ai tempi di Teodosio, scrisse: «…Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti». (Sim., Epist., 1, 8)

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