Capodimonte, chiuso il convegno internazionale sulle città portuali

Sabato 14 Ottobre 2017
Rileggere la storia dell'Europa attraverso le stroria dell'arte dei tanti capolavori custoditi nel Museo e Real Bosco di Capodimonte incrociandola con quella dei traffici commerciali del suo porto che tanto ha influito sulla storia culturale della stessa città di Napoli. Si è concluso oggi il convegno internazionale Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte in un contesto mondiale organizzato con The Edith O’Donnell Institute of Art History the University of Texas at Dallas in collaborazione con l’Università Sorbonne di Parigi, l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e l’associazione Amici di Capodimonte onlus: una tre giorni in cui si sono confrontati con un approccio multidisciplinare i massimi esperti mondiali provenienti dalle università di Parigi, Bruxelles, Houston, Portland, York, Varsavia, Barcellona, Cordoba e per la Campania, l'Università Suor Orsola Benincasa, la Luigi Vanvitelli e quella del Sannio, oltre alla Sapienza di Roma e la Biblioteca Hertziana.

«Difficile tirare le conclusioni di un convegno di così ampio respiro che offre moltissimi spunti e ci pone altrettante domande – afferma il direttore Sylvain Bellenger – il tema al centro di questo convegno è stato senz'altro il “movimento” di persone, cose e idee attraverso il porto di Napoli che rappresenta da sempre la prima rete di comunicazione della città con il mondo esterno».

«Organizzando questo convegno ho realizzato un sogno», afferma Sarah Kozlowski Associate Director The Edith O’Donnell Institute of Art History, pienamente soddisfatta della riuscita della tre giorni di studi. «Ringrazio l'associazione Amici di Capodimonte, insieme pubblicheremo gli atti del convegno. E nel 2018 ritorneremo qui a con i primi studenti americani che inaugureranno il nascente Centro per la studio della storia dell'arte nelle città portuali nell'edificio della Capraia».

Sottolinea l'importante di un approccio multidisciplinare anche Barthélémy Jobert Presidente Université Paris-Sorbonne, al fianco del progetto. «Ho apprezzato molto la cooperazione internazionale che emerge da questo convegno e la varietà multisciplinare e la qualità dei relatori e degli interventi – dice Jobert – ma anche la varietà delle sedi (dal Cellaio, al Giardino Torre, agli Appartementi Reali) in cui esso si è svolto che solo un museo della caratura di Capodimonte può offrire con la sua ricchezza storica-culturale e botanica, espressione essa stessa della stratificazione culturale della città di Napoli. Inoltre, mi è piaciuta anche l'inaugurazione dell'opera dell'artista svizzero John Armleder nella sezione contemporanea, che fa del museo un luogo vivo in cui si costruisce ancora oggi la storia dell'arte».

Parole di apprezzamento e piena soddisfazione giungono anche da Errico di Lorenzo presidente degli Amici di Capodimonte onlus: «Siamo al fianco dal museo da 12 anni ormai e siamo felici di esserlo ancora di più in occasioni come queste in cui il museo diventa un laboratorio di ricerca assolvendo a una delle sue più importanti funzioni – afferma Di Lorenzo – la scelta, poi, di organizzare il convegno secondo una gallery talk ha permesso ai relatori e al pubblico di studiare da vicino tutti i capolavori di Capodimonte». © RIPRODUZIONE RISERVATA