Capodimonte incontra la Sanità, Paolo La Motta: «Così mi sono ritrovato nello sguardo di Maradona»

Venerdì 19 Febbraio 2021 di Emma Onorato
Dipinto di Diego Armando Maradona

La Campania da domenica 21 febbraio si risveglierà in zona arancione. Torneranno in vigore le restrizioni associate a tale colore, compresa la chiusura dei musei e delle mostre. Giovedì 18 febbraio, a Napoli, è stata inaugurata la mostra: Capodimonte incontra la Sanità; allestita all'interno della sezione dedicata all'arte contemporanea.

Paolo La Motta è l'autore delle opere esposte all'interno della mostra; sono ventitré i dipinti, nove le sculture e un polittico. Tra i dipinti ritroviamo un giovanissimo Diego Armando Maradona, nei panni di un bambino simbolo dell'infanzia negata. Diego, con il suo volto e l'espressione dei suoi occhi, riunisce la realtà di tutti quei ragazzini che vivono in contesti sociali difficili. La Motta descrive la sua opera e racconta: «Guardando una foto in bianco e nero di Maradona, quando era solo un bambino, mi sono ritrovato nel suo sguardo. Un'espressione che mi risuona familiare, e non perché l'associo al mito calcistico che rappresenta nel mondo, ma piuttosto perchè riconosciuto nei suoi occhi i volti dei ragazzini che incontro ogni giorno quando lavoro all'interno del laboratorio del quartiere Sanità».

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Le creazioni dell'artista girano attorno ai volti dei bambini, che risultano essere la sua più alta forma di ispirazione. La Motta regala una nuova immagine al quartiere di Napoli; l'artista sceglie di associare la Sanità con volti dei bambini perché lui è nato e cresciuto tra quelle strade e quei vicoli, nel cuore pulsante della Napoli antica. Si sente fortunato a lavorare con i ragazzini del quartiere, tra loro si è instaurato un legame profondo fatto di attività creative come la lavorazione dell'argilla, ma al contempo il pittore è diventato per i bambini un punto di riferimento con cui giocare, si, ma anche riflettere e confidarsi. Il Museo di Capodimonte incontra la Sanità attraverso lo sguardo dei bambini: un omaggio che La Motta vede ben lontano da ogni tipo di retorica e spiega: «I volti che raffiguro non sono rassicuranti, non c'è un discorso retorico sulla sofferenza, ma traspare qualcosa di più: l'energia, la bellezza che ogni bambino ha in sé».

Il polittico dell'artista che ritrae Genny Cesarano (in tenera età), è stato acquistato dal direttore del museo ed entrato a far parte della collezione di Capodomonte. Il pittore e sculture conosceva bene Genny, sin da quando era solo un ragazzino; a soli dieci anni frequentava il laboratorio di La Motta. L'opera è stata realizzata prima della sua tragica scomparsa ed è composta da quattro elementi che mostrano le diverse prospettive del volto di Genny. Attraverso il viso di Cesarano si ripercorre la sua storia, un percorso che si conclude con la scultura che l'artista gli ha dedicato. Dietro la statua è stato posto uno specchio per creare un gioco di riflessi che coinvolge il visitatore, quasi ad invitarlo ad entrare nell'opera. «Riunire in un'unica mostra anche gli altri volti - spiega La Motta - è come regalare una sorta di continuità alla vita».

Tanta la soddisfazione del pittore nel veder crescere i suoi ragazzi, ricorda con affetto Alberto: protagonista di una delle sue prime sculture in terra cotta. Una mostra, una sfida dell'arte contemporanea, nata dall'idea dell'Associazione Premio GreenCare che ha acquistato l'opera Diego, insieme all'aiuto del socio Gianfranco D'Amato, e l'ha donata al museo. Ma dietro la mostra di La Motta c'è un lungo lavoro che vede coinvolti il direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, e l'associazione Gli Amici di Capodimonte.

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