Chiude Libridine Lab, la rabbia di Portici: «Uno schiaffo alla cultura»

di Francesca Mari

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PORTICI  - Chiude la libreria Libridine Lab in via Diaz, maratona per tenerla aperta: «Ci stanno privando della cultura». Mentre a Castel Sant’Elmo a Napoli si sta svolgendo il salone dell’editoria Napoli Città Libro, anche allo scopo di risollevare il settore dalla crisi, in provincia si abbassa la saracinesca di un altro luogo di cultura. La crisi dell’editoria e i tagli alla Cultura hanno mietuto un’altra vittima e a insorgere sono i cittadini, i lettori e gli intellettuali che non vogliono privarsi di un punto di riferimento per la città della Reggia.

Libridine Lab, nata dall’idea imprenditoriale del giornalista Diego Penna che ha deciso, diversi anni fa, di investire sulla cultura, non è solo una semplice libreria, ma un polo culturale dove si svolgono laboratori, incontri con gli autori e confronti intellettuali con personaggi che arrivano da tutta Italia. Proprio per questo motivo la libreria nella centrale via Diaz è diventata un punto di riferimento per scrittori e intellettuali di Napoli e provincia. Solo che, a causa della crisi che investe il settore e l’impossibilità di sostenere le spese, i titolari in queste ore hanno fatto sapere che l’unica soluzione è chiudere.

La comunicazione ha scatenato moltissimi seguaci del cenacolo, detti Libridinosi, tra cui ci sono diversi scrittori partenopei come Franco Anatriello. «Bisogna fare qualcosa – dicono – una raccolta fondi o una cordata per evitarne la chiusura. Ci stanno privando di tutti i posti per la cultura». Anche alcuni politici locali hanno impugnato la battaglia, come il consigliere comunale Luca Manzo che ha lanciato un Libridine Day per evitare la chiusura, sostenuto dalla consigliera comunale Florinda Verde che ha lanciato sui social un invito a regalare libri a Pasqua. 

«Per sette anni ho abitato quel luogo prima con il corpo e poi con il cuore – le parole del consigliere Luca Manzo - ascoltando i consigli di lettura da Nadia e Diego; discutendo sul significato di un romanzo che poi altro non era che un modo per cercare il senso alla vita; incontrando belle persone che condividono la mia stessa passione, e conoscendo i tanti scrittori venuti a presentare i loro libri. Tra poco tutto questo non ci sarà più. Lo so che c'è la crisi, che la gente preferisce internet ai libri, ma io credo nelle persone e penso che la presenza di librerie indipendenti (in un mondo dove le libreria diventano sempre più simili a supermarket) sia sintomo di una comunità sana. Credo nei Porticesi e nella loro voglia di mantenere un luogo fisico dove potersi incontrare in un momento in cui abbondano i luoghi virtuali. Spesso prendiamo in carico problematiche nate dall'altra parte del globo, questa volta facciamolo per la nostra comunità, per salvare la cultura, per salvare Libridine».
Domenica 7 Aprile 2019, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2019 20:26
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