Napoli, la casa dei Vettii di Pompei
riapre il prossimo Natale

Domenica 20 Novembre 2016 di Carlo Avvisati
Se tutto va bene il 23 dicembre riapre la casa dei Vettii, a Pompei. O, almeno un settore di quella che fu una delle più belle domus della città, nel I secolo dopo Cristo, chiusa dal 2007. È questa la sorpresa annunciata dal direttore generale della Soprintendenza, professor Massimo Osanna, qualche giorno fa, nel corso della presentazione dei restauri effettuati nella Casa dei mosaici geometrici, quando appunto disse dei lavori infiniti di cui la casa è stata oggetto.


Una notizia che, se da un lato sarebbe dovuta restare a conoscenza di pochi addetti, dall'altro stava già circolando da diversi giorni negli uffici di Porta Marina superiore. Il perché delle bocche cucite sta tutto nel fatto che potrebbero sorgere delle difficoltà nelle ultime rifiniture e mettere così a repentaglio una preannunciata apertura straordinaria. Gli interventi sulla domus si sono, dunque, susseguiti quasi senza soluzione di continuità per circa otto anni. Nel 2008, difatti venne assegnato l'incarico alla società di restauro di Giancarlo Napoli per il recupero della struttura con un bando che prevedeva l'«esecuzione di tutte le opere e le somministrazioni di manodopera necessarie per i lavori di sostituzione della coperture della casa dei Vettii ... in Pompei Scavi».


In totale si sarebbero dovuti spendere mezzo milione e rotti di euro per mettere in sicurezza la casa e salvaguardare visitatori e custodi dalle cadute di calcinacci e collassi di murature. Di più, rifacendo l'impianto di copertura si sarebbe protetto di conseguenza l'intero patrimonio decorativo della fabbrica, fatto di affreschi e mosaici pregevolissimi. L'intervento si sarebbe dovuto concludere in quindici mesi. Invece sono passati otto anni. Il progetto iniziale prevedeva la rimozione del solaio in cemento armato e la sua sostituzione con una copertura pensata in ferro e coccio. Intervento dovuto al degrado subito dai ferri del cemento, i quali per effetto dell'ossidazione facevano letteralmente «scoppiare» il calcestruzzo e favorivano crolli e distacchi. In un primo momento, per tenere comunque la casa aperta, vennero transennati alcuni settori e si provvide a mettere delle reti a protezione dei visitatori. Una serie di indagini fatte dall'Istituto centrale per il restauro suggerì poi un intervento che fosse integrale su tutte le coperture e risolutivo per la stabilità dell'edificio. E dunque si ripensò il primitivo piano e l'atrio venne ristrutturato con una copertura fatta di travi di legno lamellare sostenenti un solaio, ancora in legno, protetto all'esterno da una particolare pellicola adesiva che offriva una faccia metallica alle intemperie.


Le altre aree vennero recuperate, invece, utilizzando ancora legno e coccio, a vista. Ed è proprio questa zona, quella corrispondente all'atrio che dovrebbe essere aperta alle visite. 
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