Dante in napoletano: l'omaggio del Mattino per i settecento anni dalla morte del sommo poeta

Dante in napoletano: l'omaggio del Mattino per i settecento anni dalla morte del sommo poeta
di Carlo Avvisati
Mercoledì 6 Gennaio 2021, 11:00 - Ultimo agg. 12:28
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A partire da domani, in occasione della ricorrenza dei settecento anni dalla morte di Dante, il Mattino rende omaggio al padre della lingua italiana traducendo in napoletano la «parola di Dante fresca di giornata» che l’Accademia della Crusca sta pubblicando dall’uno gennaio scorso, con cadenza giornaliera, nell’ambito di un interessante progetto culturale che vedrà la conclusione il 31 dicembre 2021.

A occuparsi di rendere le terzine dantesche contenenti la parola, o la locuzione, scelta dall’Istituto, a cui è demandata la conservazione della lingua italiana, nel dialetto che fu di Giambattista Basile e  di Giulio Cesare Cortese, sarà il vostro cronista.

La traduzione sarà visibile sulla pagina Instagram del giornale in contemporanea con l’uscita dei versi dell’Alighieri sul sito della «Crusca». 

Insomma, un atto d’amore, quello del nostro quotidiano, nei confronti del sommo Poeta che a Napoli è legato da tante testimoniane. A partire da piazza Dante, per continuare con monumenti e sculture come la tomba di Virgilio o con le statue poste sulla controfacciata del Duomo, in cui si ripropongono le fattezze di tre angioini di cui si parla in celebri passi della Divina Commedia. Ovvero, Carlo I, nel Purgatorio, Clemenza d'Asburgo e Carlo Martello, nel Paradiso, tra gli spiriti amanti del III cielo. Oppure con gli affreschi in cui campeggia la figura di Dante conservati sui soffitti dell’Archeologico napoletano assieme ai reperti che, strettamente collegati al poeta sono presenti numerosi nelle collezioni del Museo.

Poiché la pubblicazione delle terzine in napoletano inizia domani, e non volendo tralasciare la traduzione di quelle già proposte dalla “Crusca” ecco che  riportiamo le prime sei in sequenza da quella del primo gennaio a quella di oggi. 

Video

Trasumanar (Paradiso, I, 70), 01 gennaio

trasumanar significar per verba

non si poria; però l’essemplo basti

a cui esperienza grazia serba 

comme mme stravisaie,  cu lu pparlà

maie putarria spiegare, ma st’asempio

avasta a chi da la sperienzia Grazia nn’ha

Color che son sospesi  (Inferno, II, 52), 02 gennaio 

Io era tra color che son sospesi, 

e donna mi chiamò beata e bella, 

tal che di comandare io la richiesi 

Io stevo mmiez’a cchilli maie vattiate,

e rronna me chiammaie  biata e bella,

tanto, ca  lle diciette «cummannate!»

Bella persona (Inferno, V, 101),  03 gennaio

Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende 

Ll’ammore ch’antrasatta appiccia ‘o Core

perdette ll’arma ‘e chillo p’’e bbellizze,

de l’arrobbata mia, ch’affenne ancòra.

Dolenti note (inferno, V, 25)  04 gennaio

Or incomincian le dolenti note 

a farmisi sentire; or son venuto 

là dove molto pianto mi percuote

Mo vanno attuorno voce addelurate

ca sento chiare; e sso’ propio arrivato

llà ‘ddò chianto a ffuntana m’ha vattuto.

Tin tin   (Paradiso, X, 143) 05 gennaio

[...] che l'una parte e l'altra tira e urge,

tin tin sonando con sì dolce nota,

che'l ben disposto spirto d'amor turge [...]

… ca na rutella votta e ll’ata tira,

e ntìnnano sunanno nota doce,

ch’appiccia ll’arma mòppeta d’ammore… 

Mirra (Inferno, XXIV, 111)

[...] erba né biado in sua vita non pasce,

ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,

e nardo e mirra son l'ultime fasce

… e nun se magna èreva o biava

ma sulo schizze d’àmomo e de ncienzo

e ‘a nardo e mmirra lo ccampare sprova

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