Film su Fortuna, la famiglia: «Va ritirato, è una speculazione»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Marco Di Caterino

La famiglia di Fortuna Loffredo, attraverso i legali, chiede il ritiro dalle sale cinematografiche del film «Fortuna», opera prima di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Pina Turco e Cristina Magnotti (nel ruolo della bambina), presentato in anteprima alla 15esima Festa del Cinema a Roma. La pellicola tratta liberamente la triste vicenda della morte, avvenuta il 24 giugno 2014, della piccola Fortuna, abusata e uccisa a sei anni, scaraventata nel vuoto dal solaio dell'ottavo piano dell'isolato 2 delle case popolari del Parco Verde di Caivano, dove abitavano Raimondo Caputo, detto «Titò», condannato all'ergastolo, e la sua complice Marianna Fabozzi, che sapeva degli abusi ma non era mai intervenuta per fermare l'uomo. Una storiaccia lurida, che evidenziò come nelle periferie più degradate l'infanzia non è negata semplicemente perché non esiste.

A chiedere di bloccare la distribuzione del film è l'avvocato Angelo Pisani, legale di Pietro Loffredo, il padre della piccola. «Apprendiamo solo dai giornali - dice Pisani - di un film sulla tragedia della piccola Fortuna Loffredo. Ovviamente i genitori Mimma Guardato (che dopo la tragedia si è trasferita al nord, ndr) e Pietro Loffredo sono sconvolti, delusi e adirati da quella che ritengono un'ulteriore speculazione sulla tragedia. È per loro l'ennesima ferita, una pugnalata al cuore. E sono anche molto preoccupati per i fratellini di Fortuna che rivivranno un dolore mai sottaciuto, vedendo sullo schermo questa tragedia, peraltro raccontata in maniera neanche realistica e senza alcun consenso nè autorizzazioni da parte di chi si è visto portare via per sempre una figlia di appena sei anni». 

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Pisani fa sapere che, oltre al ritiro «con effetto immediato» del film, sarà chiesto «un risarcimento danni, pari a un milione di euro, per le vittime di questa speculazione cinematografica, ovvero i genitori, i fratelli e i nonni». Il legale si rivolge anche al Garante dell'infanzia «perché non si può fare un film su temi così delicati e sensibili che riguardano i bambini, sfruttando quando accaduto, senza chiedere il consenso ai genitori e solo per fare soldi». Gennaro Razzini, avvocato della madre di Fortuna, aggiunge: «Devo valutare bene i passi da fare. Se i riferimenti palesati nel film fossero diretti ed inequivocabili, difenderò gli interessi della mia assistita in tutte le sedi anche penali querelando gli autori».

Dei diretti interessati, a parlare di una storia che ha indignato e commosso tutta l'Italia è il papà di Fortuna, Pietro Loffredo. «Sono schifato di chi specula, in qualsiasi forma, sulla morte di mia figlia», dice. Poi un colpo di scena. Pietro Loffredo, che ha speso una fortuna per avere tutte le carte del processo, spiega: «Gli assassini di mia figlia sono ancora fuori. Per mesi ho studiato le carte, e mi sono reso conto che anche le indagini non sono andate nel verso giusto. Sto mettendo insieme una somma per chiedere la revisione del processo». Chi non ha commenti da fare sul film è don Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde: «Non ho visto la pellicola, però se è vero che i genitori non sono stati avvertiti, è una leggerezza non da poco».

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