Francesco Di Leva torna a scuola: «Mi sono diplomato, lo dovevo ai miei figli»

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Luciano Giannini

Di Leva Francesco: promosso. Non è poco per uno rischiava di perdersi come i ragazzi che ora tenta di salvare - e li salva - insegnando loro il teatro nella periferia est della metropoli obliqua; 41 anni da incorniciare per l'attore caro a Mario Martone, che lo ha voluto, prima a teatro e poi al cinema, nel Sindaco del rione Sanità di Eduardo, un maestro per tutti. Ieri Francesco Di Leva si è diplomato all'istituto Archimede di via Emilio Salgari, ancora a Napoli est, nel corso di studi in economia, finanza e marketing.

Ma non è qui la notizia migliore, bensì nelle motivazioni che lo hanno spinto a recuperare il tempo perduto, e che egli spiega nel commento pubblicato, con palese soddisfazione sulla sua pagina Facebook: «L'ho fatto non solo per me, ma soprattutto per i miei figli. A loro ripetevo spesso di studiare e andare a scuola, perché la conoscenza, la cultura sono cose importanti. Servono a formarvi, dicevo. Loro, per tutta risposta, mi mettevano il dito nella piaga e le spalle al muro: Ma tu cosa hai fatto?. E che vuoi replicare?! Ero imbarazzato ed evitavo risposte.... mi nascondevo. No, non poteva andare avanti in questo modo». Così, un bel giorno, Francesco segue la strada già indicata dal guaglione di don Raffaele Viviani: «Ma, a dudece anne, a tridece / cu a famma e cu o ccapì' / dicette_ nun pò essere / sta vita ha da fernì'. / Pigliaie nu sillabario: / Rafele mio, fa' tu / e me mettette a correre / cu A, E, I, O, U». «Un giorno - racconta Di Leva - vado ad iscrivermi a scuola ed eccomi qui... oggi mi sono diplomato». Segue la foto scattata davanti all'istituto. Questo ieri mattina. Di pomeriggio, Francesco si è presentato al Mercadante per le prove della Chunga, la drammaturgia di Vargas Llosa che il regista Pappi Corsicato sta allestendo in vista del debutto, il 3 luglio prossimo, nel cortile del Maschio Angioino sotto l'egida dello Stabile - Teatro Nazionale di Napoli. Con lui in scena, tra gli altri, sarà Cristina Donadio. 
 


Di Leva ha scalato in fretta e con tenacia la via del successo, che gli è arriso soprattutto in questi ultimi due anni. Ma non bisogna dimenticare la candidatura al David di Donatello, come migliore attore non protagonista, in Una vita tranquilla, di Claudio Cupellini, al fianco di Toni Servillo, che è del 2010. L'anno scorso gli è toccato il Premio Biraghi, stavolta come miglior attore protagonista, proprio per Il sindaco del rione Sanità diretto da Mario Martone, presentato l'anno scorso alla prestigiosa vetrina della Mostra di Venezia. La sua filmografia e teatrografia sono già cospicue, così come l'elenco di registi con cui ha lavorato, ma l'affermazione più significativa di Francesco è, probabilmente, il progetto del Nest, il Napoli Est Teatro, che assieme a Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Giuseppe Miale Di Mauro e a un manipolo di coraggiosi collaboratori creò dieci anni fa in un ex edificio scolastico di San Giovanni a Teduccio. Il loro slogan era, ed è: «Siamo pusher, ma di cultura». Laboratori, abbonamenti a prezzi politici, coinvolgimento di attori prestigiosi, stagioni intelligenti, che tentano di coinvolgere sempre la gente del quartiere in una sala per cento spettatori o con spettacoli itineranti nelle strade e nelle piazze: con questi ingredienti Di Leva & Co hanno generato un piccolo, grande miracolo, mostrando con i fatti a tanti ragazzi che c'è un'alternativa alla strada. Il diploma di ieri è un suggello; una lezione per i giovani del Nest; e un nuovo inizio. 

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