Francesco II, Napoli ricorda con la tradizionale messa il suo ultimo sovrano

Martedì 19 Gennaio 2021 di Antonio Folle
Francesco II, Napoli ricorda con la tradizionale messa il suo ultimo sovrano

Questa sera, nonostante le limitazioni e i divieti imposti dalla pandemia, Napoli ha ricordato con la tradizionale messa in suffragio Francesco II, l'ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie. Come di consueto la solita folla di napoletani ha partecipato alla celebrazione fortemente voluta dalla fondazione "Il Giglio", dal Movimento Neoborbonico e dall'Ordine Costantiniano di San Giorgio. Quest'anno la messa celebrata in suffragio di Francesco II aveva un motivo speciale. Da alcune settimane, infatti, è stato avviato il processo di beatificazione dell'ultimo re delle Due Sicilie.

«Studiando la vita e la morte di Francesco II - ha affermato Don Lino Silvestri, Rettore della Chiesa di San Ferdinando - possiamo dire che questo re buono possiede tutte le credenziali per poter entrare a pieno titolo in Paradiso e quindi essere proclamato Beato. La sofferenza caratterizzò dal profondo l'esistenza di Francesco II. Possiamo immaginare quanto sia stato grande il dolore provato per la morte della sua bambina. Dolore che si univa a tante altre difficoltà che stava affrontando in quel momento e che determinarono la fine del suo regno. Ma anche in tutte queste difficoltà - ha proseguito Don Lino Silvestri - Francesco non ha perso la fede e l'amore di Dio, dimostrando di possedere un reale desiderio di identificazione in Cristo, che è poi l'essenza della Santità».

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Nel corso della bellissima messa celebrata in rito tridentino sono state più volte ribadite le virtù eroiche e la carità cristiana - spesso oggetto di dileggio dai suoi contemporanei - che accompagnarono l'ultimo re delle Due Sicilie. Durante le terribili ultime fasi della storia del secolare regno dei Borbone, mentre la doppia invasione premeva sul regno - da sud i garibaldini e da nord, senza dichiarazione di guerra, i piemontesi - l'ultimo re di Napoli, si prodigava per salvare i nemici che rischiavano di affogare nel fiume Volturno teatro di un sanguinoso scontro che avrebbe deciso di li a poco le sorti del più grande regno della penisola italiana. E le cronache del tempo riportano di come il giovanissimo sovrano partenopeo esortasse i suoi soldati a non abbandonarsi ad atti di ferocia sui nemici catturati nel corso della battaglia.

Molto meno cavalleresco, non molto tempo dopo, il generale piemontese Enrico Cialdini che, durante l'assedio di Gaeta, non avrebbe esitato a bombardare edifici civili, chiese ed ospedali -  tristemente celebre l'episodio del bombardamento scatenato sulle macerie di un bastione crollato per lo scoppio di una polveriera - con quelli che si potrebbero definire crimini di guerra ante-litteram. 

Alla cerimonia religiosa ha partecipato una delegazione di cittadini provenienti da Pontelandolfo, cittadina del beneventano nota per i massacri compiuti dai militari piemontesi che si avvalsero del diritto di rappresaglia sulla popolazione ritenuta responsabile di aver favorito l'azione di una banda di "briganti" che operava in zona. 

«Re Francesco II fu forse più Santo che re - ha dichiarato il presidente del Movimento Neoborbonico Gennaro De Crescenzo - e questo lo abbiamo ribadito più volte nel corso delle nostre ultratrentennali ricerche. Lo dimostrano la sua vita e gli atti che ha prodotto nel suo breve periodo di regno. Fu il re che mentre si svolgeva la battaglia del Volturno, quella che avrebbe segnato le sorti delle Due Sicilie, inviava i suoi soldati a salvare i nemici feriti nel fiume. Oggi sappiamo che con questa scelta profondamente cristiana quella battaglia fu perduta, ma se qualcuno ci chiedesse ancora oggi da che parte stare, pur sapendo che potremmo andare a finire ancora una volta tra i vinti, noi tutti sceglieremmo quella di Francesco II e andremmo a salvare i nemici feriti nel Volturno. Sono questi - ribadisce De Crescenzo - i valori e gli esempi che servono ancora oggi in momento che spesso sono di confusione e di assenza di valori. Questo è il momento della ricerca e della preghiera. Ed è sto l'invito che facciamo a tutti nella speranza che il nostro Servo di Dio continui il suo percorso dopo quello terreno e continui ad aiutare anche i suoi antichi Popoli delle Due Sicilie e tutti coloro che in questi giorni soffrono».

Francesco II presenta moltissime analogie con un altro sovrano dell'era contemporanea elevato alla gloria degli Altari. Carlo I d'Asburgo, l'ultimo monarca a regnare sull'Impero Austro-Ungarico, è stato Beatificato nel 2004 da papa Giovanni Paolo II. Impressionanti le analogie tra le due figure di sovrani che, cosa comune tra le grandi case regnanti d'Europa, erano anche parenti. Entrambi regnarono pochi mesi, entrambi furono traditi dai propri ministri e dai propri generali, entrambi vissero in esilio il resto della loro vita ed entrambi sacrificarono le speranze di riconquistare i regni perduti per non scatenare la guerra civile e non provocare sofferenze ai propri sudditi.

Nonostante la spoliazione della quasi totalità dei suoi beni personali - che lasciò a Napoli perché, disse, appartenevano i napoletani - Francesco, pur in pesanti ristrettezze economiche, non trascurò di soccorrere con elargizioni di fondi i suoi ormai ex sudditi alle prese con calamità naturali e con quella che, forse, sarebbe stata la più pesante delle calamità per l'ex Regno delle Due Sicilie: l'emigrazione di milioni di persone dovuta al repentino impoverimento del territorio causato dalla chiusura dei più importanti centri industriali che sarebbero stati trasferiti al nord. 

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