Giancarlo Siani, l'antologia del giornalista giornalista in edicola con Il Mattino

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Pietro Perone

Il libro di Giancarlo con 33 tra i suoi moltissimi articoli pubblicati sul Mattino, a trentacinque anni da quel 23 settembre del 1985 quando i killer della camorra entrarono in azione al Vomero su ordine di una cupola mafiosa. Il volume verrà distribuito gratuitamente con il giornale in edicola mercoledì prossimo, nell'anniversario della morte e nel giorno in cui simbolicamente l'Ordine dei giornalisti inserirà Siani nell'elenco dei professionisti, così come il nostro collega sognava in quell'estate degli anni Ottanta, quando dall'ufficio distaccato di Castellammare fu chiamato, lui ancora precario, nella sede centrale per rinforzare la redazione decimata dalle ferie. Il segnale di un'assunzione a tempo pieno imminente che avrebbe consentito a Giancarlo di accedere al fatidico esame e lasciare nel cassetto il tesserino di colore verde da pubblicista per portare in tasca quello bordeaux da professionista.

Un riconoscimento alla memoria, deciso con colpevole ritardo, ma che il fratello di Giancarlo, Paolo, ha accolto con entusiasmo perché lui, più di chiunque altro, sa quanto fosse importante per Siani quella tessera.
 

 

Giornalista professionista grazie all'attività svolta sulle colonne del Mattino, quando non esistevano i social e neanche i telefonini. Quando per trovare le notizie bisognava fare ogni mattina il giro delle caserme dei carabinieri e dei commissariati, varcare la soglia delle sedi istituzionali o quelle dei drappelli ospedalieri. Quello che Giancarlo ha sempre fatto, a caccia di notizie e pezzi di verità. Come quella che gli è costata la vita raccontando giorno dopo giorno, vent'anni prima di Gomorra, che la camorra aveva compiuto il salto di qualità, non più bande di criminali sparse per la sterminata provincia napoletana ma un'organizzazione verticistica e ramificata in ogni settore della società, politica compresa, tanto che due clan, i Nuvoletta di Marano e i Gionta di Torre Annunziata, avevano deciso di affiliarsi con i siciliani di Totò Riina. Raccontava questo e molto altro Giancarlo, come sarà possibile leggere nel suo libro: dalla lotta degli operai della Deriver, tra le prime vittime di uno sviluppo farlocco, all'ambulatorio dell'ospedale San Leonardo rimasto senza medicinali.
 

Oggi sappiamo, grazie all'inchiesta condotta negli anni Novanta dal magistrato Armando D'Alterio e dall'allora capo della mobile di Napoli, Bruno Rinaldi, chi ha sparato quella maledetta sera e chi qualche giorno prima aveva ordinato la morte del giornalista. Sentenze confermate dalla Cassazione, dopo che i dieci anni precedenti erano stati scanditi da indagini approdate nel nulla. Gli stessi articoli di Siani furono letti e riletti dagli investigatori senza che venisse fuori un solo indizio per giungere alla verità reclamata intanto da migliaia di giovani che riempivano le piazze. E invece Giancarlo, da Giornalista-giornalista, sapeva che una delle regole principali del suo mestiere è scrivere tutto quello che si riesce a sapere per evitare che qualcuno creda di poterti zittire. Così aveva fatto Siani il 10 giugno dell'85 in quell'articolo che fece scattare l'esecuzione e che è contenuto nel libro che sarà distribuito gratuitamente grazie al sostegno di alcune istituzioni e sponsor.

È la prima volta che il lavoro compiuto da Siani per il suo giornale viene stampato e distribuito gratuitamente in decine di migliaia di copie, un atto dovuto per uno dei martiri del Novecento, giovane coraggioso esempio per intere generazioni anche in anni in cui interrogarsi sui misteri che circondavano il delitto appariva come uno stanco déjà vu. Ma c'è chi non si è mai fermato, a cominciare dal fratello di Siani, Paolo, che in occasione della tessera alla memoria ha lanciato l'idea del libro che Giancarlo non è mai riuscito a scrivere. Uno, mille, trentamila Giornalista-giornalista da leggere e mostrare per non dimenticare. Mai. 

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