Morto Gianpaolo Leonetti, signore del Pio Monte al servizio degli ultimi

Giovedì 2 Luglio 2020 di Pasquale Esposito
Un malore improvviso, nel cuore della notte. Un arresto cardiocircolatorio, o forse un aneurisma, se ne è andato così Gianpaolo Leonetti, 78 anni (era nato l'11 febbraio 1942), trovato senza vita ieri mattina nella sua casa, Villa Poggio Fiorito, là dove comincia via Aniello Falcone. La notizia è cominciata a diffondersi alla conclusione del funerale di Rosario Rusciano, nella chiesa di San Pasquale: e al compianto per la scomparsa dell'uno si è sommato il rimpianto per la dipartita di Gianpaolo Leonetti.

I funerali si terranno a piazza Trieste e Trento, a San Ferdinando, chiesa di cui era confratello, quasi certamente domani, perché si attende l'arrivo dal Brasile, dove vive da anni, di Raffaele Leonetti, il più grande dei figli di Tommaso, conte di Santo Janni, e Laura Caravita di Sirignano, ai quali è dedicato il Premio Leonetti, a cura di Maria Grazia, con l'incondizionato sostegno di tutta la famiglia, e di Gianpaolo in particolare. «Raffaele - commenta Maria Grazia - è per noi, per me, il fratello grande, Gianpaolo era il grande fratello per le sue capacità di comunicazione, di mediazione. Mancherà non solo alla famiglia, ma alla città, ai tanti amici che gli volevano bene». E Sandro Pasca, attuale Soprintendente del Pio Monte afferma: «La scomparsa di Gianpaolo Leonetti è una grossa perdita: incarnava il senso statutario del Pio Monte, assistere i bisognosi. Gianpaolo legava fortemente la sua azione a quella del padre, i ricordi paterni sono stati per lui momento continuo di spinta per portare avanti le iniziative del nostro Istituto».

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Ingegnere meccanico, Leonetti partecipò a corsi di approfondimento e specializzazione per un Master in Business Administration ad Harvard (Boston), dove si fece apprezzare per le capacità di mediazione di cui si diceva: il direttore dei corsi gli riconobbe un talento speciale per mettere d'accordo persone tra loro portatrici di tesi diverse, agli antipodi. Doti che gli sono servite nella vita ordinaria come in quella sociale, da direttore per quattordici anni, dal 2003 al 2017, del Museo Filangieri, incarico portato avanti con forte passione civile seppure tra mille difficoltà burocratiche e sostanziale assenza di fondi pubblici, e da dirigente sportivo, per lunghi anni è stato vicepresidente del Tennis Club Napoli, in Villa comunale. Vicino al mondo dello sport, è stato anche presidente del Comitato organizzatore in occasione della Coppa Davis disputata a Napoli, nel 2012, appassionato sostenitore del Napoli (non si perdeva una partita degli azzurri, da solo o in compagnia di altri amici, al Poggio o al Circolo del Tennis), presidente del Polo digitale degli Archivi napoletani, tra i fondatori e vicepresidente dei benemeriti Amici di Capodimonte, una lunga attività imprenditoriale a favore di tante aziende eccellenti di Napoli e della Campania.

Questo era Gianpaolo Leonetti. Uomo sensibile e colto, in prima linea nelle attività di solidarietà, assistenza e beneficenza del Pio Monte della Misericordia, nonché in proprio, senza farlo sapere, senza pubblicizzare questi suoi gesti di generosità, il nipote di Pupetto di Sirignano, fratello della madre, è stato in prima linea nella difesa di una visione colta e gentile di questa città molto amata da lui e dalla sua famiglia, in primis i monumenti, i musei, la storia e l'arte di Napoli: «Amo troppo Napoli - era solito dire - una città complessa, caravaggesca, grande musica, colta e popolare, grande poesia, grande arte, ci metto pure la cucina, la fantasia. Certo, so bene che è una città di luci e ombre, perciò accennavo alla complessità, ma il suo mistero merita di essere scoperto. Chi come me ama Napoli, e so bene di non essere solo in questo, deve restare qui, non si deve abbandonare la nave. Nonostante tutto. Il suo futuro è nel passato di tradizioni e cultura in senso pieno».

Il suo pensiero spesso ritornava a quella che è stata la pagina forse più bella della sua attività, il Museo Filangieri, a via Duomo, dove ha profuso impegno e cura per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'istituzione museale di Palazzo Como, con le preziose testimonianze artistiche (dipinti, sculture, monete, armature, porcellane, testi, documenti, suppellettili, arredi) della storia della città. Uno scrigno, un altro dei tanti gioielli di questa città. Addio Gianpaolo, non sarai dimenticato, è il saluto di tanti, convinti che avrebbe continuato a dare il suo apporto, di conoscenze, competenze, gusto, concretezza, entusiasmo, impegno, per questa città.  © RIPRODUZIONE RISERVATA