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Giovan Battista Basile, la storia nuova: «Era napoletano, non di Giugliano»

Martedì 14 Giugno 2022 di Alessandra Forella
Giovan Battista Basile, la storia nuova: «Era napoletano, non di Giugliano»

Un mistero storiografico. E un avvincente giallo bio-bibliografico. Denso di congetture. Costellato di ipotesi più o meno fantasiose. Segnato da polemiche (cicliche) e rivendicazioni alterne di cui «Il Mattino» è stato testimone negli anni. Un enigma che coinvolge giganti della civiltà letteraria del primo Seicento a Napoli: Giovan Battista Basile e il suo amico Giulio Cesare Cortese (autore della Vaiasseide, primo scrittore in napoletano anch'egli vittima di errate identificazioni per le molte omonimie di quei tempi): protagonisti, con la «Bella Adriana» (Andreana Basile, sorella musicista del celebrato autore di Lo Cunto de li cunti, poi Pentamerone), di un sodalizio musical-letterario che ha dominato la scena culturale non solo napoletana tra Cinque e Seicento. La loro complessa storia è giunta ora ad una svolta. L'occasione per parlarne è offerta dall'uscita dell'articolo di un ricercatore partenopeo sull'ultimo numero dell'«Archivio storico per le Province Napoletane» (CXI, febbraio 2022), il quale dopo aver già divulgato alcuni documenti biografici certi sulla famiglia di Giulio Cesare Cortese pubblica ora i battesimi di alcuni membri della famiglia di Giovan Battista e Andreana Basile (e più largamente del ceroplasta Giulio De Grazia) che mettono un punto sulla plurisecolare questione su luogo e data di nascita del padre della fiaba europea.

Per approfondire l'essenziale elencazione di documenti parrocchiali pubblicati da Vincenzo Palmisciano sull'organo della Società Napoletana di Storia Patria, ne parliamo con il musicologo Domenico Antonio D'Alessandro, specialista del Cinque-Seicento napoletano, che da oltre trent'anni sta lavorando proprio alla ricostruzione del lacunoso mosaico delle articolate vicende umane e professionali delle famiglie Basile e Cortese, oggetto di una monografia in pubblicazione. 

Innanzitutto: Basile, giuglianese o napoletano? «Napoletanissimo, senza alcun dubbio, come aveva indicato nel 1891 Croce, seguito da altri noti studiosi fino al compianto Giorgio Fulco, ma basandosi solo su spunti autobiografici presenti nei versi di alcune sue opere. Letture prive di una probante documentazione biografico-archivistica», precisa D'Alessandro: «Mai contraddetta in modo inoppugnabile, la tesi municipalistica giuglianese inizia in sordina nel 1715 con il sacerdote locale Fabio Sebastiano Santoro, che per primo, anche per l'ampia diffusione del cognome Basile nel territorio, innescò l'ingenua equivalenza tra la sepoltura dello scrittore a Giugliano e la sua presunta nascita qui. Tesi ripresa con più evidenza nel 1800 da Agostino Basile, altro sacerdote e storico giuglianese, e nel 1802 dal bibliotecario regio Lorenzo Giustiniani; poi, nel 1922 e nel 1983, da altri due parroci di Giugliano, infine rilanciata con eco mediatica nel 1985 e nel 1988 da un bibliotecario e giornalista locale».

In realtà l'autore del Pentamerone? «era figlio dello spetiale de medicina (oggi diremmo farmacista) Francesco Antonio, e di Cornelia Daniele (figlia di un notaio della regia cancelleria), ovvero di una famiglia del ceto civile partenopeo. Giovan Battista nacque a Napoli il 3 febbraio del 1583, festa di san Biagio (altro nome imposto al neonato in omaggio al santo del giorno natale) e fu battezzato il 4 febbraio nella chiesa di sant'Anna di Palazzo (ora distrutta), succursale dell'estesissima antica parrocchia di san Giovanni Maggiore dove si sposarono i genitori il 23 luglio del 1576». 

La tesi giuglianese propone invece come data di battesimo il 15 febbraio 1566, e Giovanni Giacomo e Laudonia Milone come genitori dello scrittore: «Senza alcun appiglio documentario serio», replica D'Alessandro, «mentre la parentela diretta con i Daniele da parte dei Basile è testimoniata da fonti fin troppo verificate; come, soprattutto, la dedica firmata il 2 gennaio 1637 del curatore della prima giornata di Lo Cunto, Giovanni Antonio Farina, a fra Alfonso Daniele, definito cugino di Basile». La tomba a Giugliano, dove Giovan Battista morirà a 49 anni repentinamente «sine sacramentis et sine electione sepulturae» quindi senza fare testamento il 23 febbraio 1632, in seguito ad una violenta epidemia di difterite, è insomma dovuta ai giochi del destino: «Lo scrittore, come avveniva a molti funzionari vicereali morti in missione nelle province del regno, esercitava infatti da pochi mesi a Giugliano la carica temporanea di governatore feudale per Galeazzo II Francesco Pinelli, III duca di Acerenza, e vi è perciò sepolto, nella chiesa collegiata di Santa Sofia», conclude D'Alessandro. 

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