Torna in scena a grande richiesta «Eleonora Pimentel Fonseca», la poetessa della rivoluzione partenopea

Lo spettacolo nella Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore
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Tre serate di tutto esaurito, moltissimi posti aggiunti, file al botteghino e applausi insistenti e commossi per le tre repliche di «Eleonora Pimentel Fonseca. Con civica espansione di cuore», prodotto da Stati Teatrali e portato in scena dal 22 al 24 gennaio presso la Sala del Capitolo del Complesso di San Domenico Maggiore.

Un successo tale da spingere gli organizzatori a replicare con altre tre date per soddisfare tutte le altre richieste. Così lo spettacolo patrocinato da vari Enti e Istituzioni tra cui l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e il Consolato del Portogallo sarà in repliche straordinarie sempre alla Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore questa sera e domani alle ore 21, domenica alle ore 19. 

Dagli stucchi bianchi di Fanzago e dai colori degli affreschi di Ragolìa mescolati alla melodrammatica aria della “furtiva lagrima” fuoriescono gli attori. Sull’aria di Donizetti si innesta a sorpresa la marsigliese che rallenta dolente nel lago del coro del “marchons marchons” rivoluzionario come uno straziante canto d’amore. Poi subito il giudice borbonico Nicola Speciale che condanna a morte Eleonora Pimentel Fonseca. Da lì, parte la narrazione della “portoghesina” che prenderà per mano gli spettatori per raccontare la sua vita.

L’arrivo a Napoli, la frequentazione dei salotti intellettuali liberali ovvero il glorioso palazzo Serra di Cassano, la corte che si mostra accondiscendente verso la “poetessa”. Poi l’eco della rivoluzione francese, l’animo rivoluzionario di Eleonora che si dispiega nella lotta alla retrività borbonica, la formazione dei nuclei giacobini, l’arrivo a Napoli dell’esercito Francese, la cacciata dei Borboni e la proclamazione della Repubblica Napoletana del 1799 con la formazione della più avanzata forma di costituzione di tutta la storia dell’occidente.

Eleonora diventa direttore, primo direttore donna della Storia, del giornale portavoce del governo “Il monitore napolitano”, da cui condurrà tutte le sue battaglie politiche in nome della democrazia e della emancipazione del popolo dell’ex regno, tenuto in condizioni miserabili di ignoranza e di miseria estreme. Ma l’abbandono dell’esercito francese lascia la Repubblica in balìa della reazione borbonica, sanfedisti, lazzari, insurgenti, l’esercito inglese manovrati da Carolina in cerca di vendetta per la decapitazione in Francia della sorella Maria Antonietta e dal suo complice re Ferdinando. Eleonora e la repubblica hanno la peggio, ed Eleonora e i suoi amici patrioti finiranno chi decapitato chi impiccato.

Questo in sintesi lo snodo storico che in un’ora e venti si vivrà nello spettacolo scritto da Riccardo De Luca che ha attinto da romanzi biografici come “Cara Elonora” di Maria Antonietta Macciocchi, “Il resto di niente” di Enzo Striano, e tra i vari documenti dell’epoca, dallo straziante “manoscritto di separazione” tra Eleonora e il marito Pasquale Tria, dove ci si affaccia nell’emblematica e tormentata vita privata della Pimentel. Questi testi, più altri originali di invenzione scritti da De Luca ex novo ci portano nel cuore della storia di Eleonora, a sua volta al centro del cuore della Storia: la battagliera Lenòr, la moglie Lenòr, la mancata madre Lenòr, la condannata a morte Lenòr interpretata con grande piglio combattivo, delicatezze profonde, sfumature intense da Annalisa Renzulli e attorno a Lenòr/Annalisa gira una fittissima schiera di personaggi tra cui il Re lazzarone Ferdinando, il sordido marito Pascuale Tria, l’ineffabile giudice Speciale, il poetico Pulcinella Cammarano tradotti in scena dalla perizia e dalla fantasia di Riccardo De Luca; la feroce regina Carolina ben creata da Francesca Rondinella che non manca di regalare da Theodorakis il “Fiume amaro” dell’animo di Lenòr; il dolce e dubbioso padre De Forti reso con viva drammaticità da Gino Grossi; la forza e il candore di Gennaro Serra di Cassano ridonato da Salvatore Veneruso con romantica sensibilità; la sensualità di Emma Hamilton rivissuta con elegante delicatezza da Lucrezia Delli Veneri; lazzari, insurgenti e plebe ben sintetizzati da una drammatica Marianna Barba e da un efficace Dario Barbato. Infine, dopo l’impiccagione, improvvisamente sopravvissuta alla sua morte, interpretando le riflessioni di De Luca sul futuro, Lenòr/Annalisa regala un momento di intensissima invenzione scenica: la visione delle idealità del ’99 come proposta di una strada politica alternativa, interpretata dalla Renzulli con una finezza gestuale e una originalità tonale così adeguate al senso che il finale diventa appassionatamente, poeticamente rivoluzionario. Il tutto diretto dallo stesso De Luca con mano inventiva, rigorosa e allo stesso tempo salutarmente spiazzante.
(Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore questa sera e domani alle ore 21, domenica alle ore 19. Consigliata la prenotazione. Per info e prenotazioni: Stati Teatrali 339 3113 514; 3277022940).
Giovedì 4 Febbraio 2016, 18:03 - Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 15:01
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