“I luoghi del cuore”, la corsa per il titolo: in Campania la “volata” del Castello ducale di Marigliano

Nelle dieci edizioni a oggi concluse, FAI e Intesa Sanpaolo hanno sostenuto 139 progetti di restauro e valorizzazione in 19 regioni

Il castello ducale di Marigliano
Il castello ducale di Marigliano
Venerdì 11 Novembre 2022, 21:27
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La classifica è solo provvisoria  ma per il Castello ducale di Marigliano è già "volata": l'edificio è al primo posto tra i siti campani in corsa per la 11ª edizione de “I Luoghi del Cuore”, il più grande censimento spontaneo del patrimonio culturale italiano promosso dal Fai - Fondo per l’Ambiente Italiano Ets in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Fino al 15 dicembre 2022 sarà possibile votare i propri luoghi più cari, che consideriamo speciali e che, per questo, vogliamo proteggere e far conoscere a sempre più persone. L’Italia, con il suo paesaggio, i monumenti, le tradizioni, i borghi e le città d’arte, ha un patrimonio straordinario che ognuno di noi può contribuire a tutelare, valorizzare o salvare da degrado e abbandono attraverso la partecipazione al censimento del Fai: votare uno o più luoghi del cuore è un gesto semplice e concreto, uno strumento di impegno civile che permette di fare del bene al nostro Paese, prendendo parte alla cura e alla valorizzazione dei suoi beni d’arte e di natura.

Per votare basta collegarsi al sito iluoghidelcuore.it

Ma l’azione benefica de “I Luoghi del Cuore” non si ferma con l’annuncio dei risultati. Nelle dieci edizioni a oggi concluse, FAI e Intesa Sanpaolo hanno sostenuto 139 progetti di restauro e valorizzazione in 19 regioni. Grazie a questa iniziativa e alla massiccia partecipazione delle persone, il destino dei luoghi può davvero cambiare. Ecco in che modo:

dopo l’annuncio dei risultati finali, a fronte della presentazione di un progetto concreto verranno assegnati rispettivamente 50.000, 40.000 e 30.000 euro ai primi 3 luoghi classificati e 20.000 euro al bene al primo posto della classifica speciale “I Borghi e i loro Luoghi” (i premi non sono cumulabili);

tutti i proprietari - pubblici o non profit - e i portatori di interesse dei luoghi che al termine del censimento avranno ricevuto almeno 2.500 voti potranno accedere al consueto Bando per la selezione degli interventi e presentare al FAI una richiesta di restauro, valorizzazione o istruttoria di cui verrà poi valutata l’idoneità a ricevere i fondi resi disponibili da Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto. Il numero di voti è uno degli otto parametri di valutazione e maggiore è la loro quantità più alto è il punteggio in palio; in molti casi la visibilità ottenuta dai luoghi più votati può far nascere collaborazioni virtuose tra istituzioni e stakeholder del territorio, stimolando, come già accaduto in passato, lo stanziamento di ulteriori contributi.

Il censimento “I Luoghi del Cuore” è realizzato con il Patrocinio del Ministero della Cultura.

Anche in occasione dell’XI edizione dell’iniziativa, Rai conferma l’impegno del Servizio Pubblico multimediale alla promozione, cura e tutela del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano. Rai è Main Media Partner del FAI e supporta l’edizione del censimento 2022 anche grazie alla collaborazione di Rai per il Sociale.

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Castello Ducale, Marigliano (NA)

Il Castello Ducale è la prima fortezza di difesa e controllo del centro abitato di Marigliano. Secondo alcune fonti storiche esisteva già nel 1134, quando apparteneva al normanno Roberto di Medania, conte di Acerra. L’edificio è situato lungo uno dei lati del circuito murario normanno e angioino, realizzato in tufo giallo e pietra lavica. Agli angoli sorgono quattro torri cilindriche. Dal XIII secolo si avvicendarono nel castello alcune tra le principali casate del territorio, dagli Angiò agli Aragona ai Carafa, fino alla cessione nel 1633 alla famiglia dei Mastrilli, che ottenne così il titolo di duchi di Marigliano. Ingenti lavori nell’arco del XVIII secolo diedero al castello l’aspetto attuale, lontano da quello del maniero medievale. Dopo la morte dell’ultimo proprietario - Giulio Mastrilli -l’edificio, ereditato dalla famiglia della moglie, venne venduto: nel 1935 fu acquistato dalla Provincia napoletana della Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che tutt’oggi ne è proprietaria. Il Castello viene votato affinché venga conosciuto al di fuori di Marigliano e possa diventarne un attrattore culturale.

Stazione Bayard, Napoli

La Stazione Bayard è situata nell’attuale corso Garibaldi, accanto alla stazione terminale della Circumvesuviana. Fu la prima stazione della prima linea ferroviaria italiana, realizzata durante il Regno delle Due Sicilie per collegare Napoli a Portici. L’inaugurazione della tratta e della stazione avvenne il 3 ottobre 1839 in presenza di re Ferdinando II e il percorso inaugurale di prova fino al Granatello di Portici fu coperto in 9 minuti e mezzo, un vero record per l’epoca. Nei primi due mesi di esercizio la ferrovia, nonostante avesse un solo binario, registrò un movimento di ben 130 mila viaggiatori. Ne ebbe uno eccezionale: il 7 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi raggiunse, infatti, Napoli da Salerno proprio grazie all'ultimo tratto sulla ferrovia Napoli-Portici. Oggi della stazione non rimane che un rudere in stato di completo abbandono. Da anni l'A.I.G.E. (Associazione Informazioni Giovani Europa) sta promuovendo un progetto che ne prevede il recupero e l'insediamento del Museo delle Comunicazioni Viarie e di un centro di informazioni turistiche. Allo stato attuale solo una parte del vecchio edificio è stato recuperato e utilizzato per ospitare uffici comunali e per questo si presenta in un buono stato di conservazione. Lo stesso non si può dire del vecchio edificio destinato ai viaggiatori, che è ancora in piedi, ma minacciato dagli alberi che ne stanno sgretolando le mura. Per promuovere la raccolta voti al censimento “I Luoghi del Cuore” 2022 diverse realtà, tra le quali l'A.I.G.E. si sono riunite nel “Comitato per il recupero e la valorizzazione della stazione Bayard - La strada di ferro Napoli – Portici”.

Madonna Immacolata del Tesoro di S. Matteo nel Duomo di Salerno

Il Duomo di Salerno fu costruito dal duca normanno Roberto il Guiscardo, subito dopo la conquista della città, avvenuta il 13 dicembre 1076, dopo quasi sette mesi di assedio. Una conquista che segnò l’inizio del dominio normanno e la fine di quello longobardo iniziato da Arechi II. Per esaltare la sua figura e guadagnare il favore della cittadinanza stremata dal lungo assedio e a lui ostile, volle costruire un tempio in onore dell’Evangelista Matteo, le cui spoglie erano conservate a Salerno dal 954. All’interno del Duomo di Salerno si trova la Madonna Immacolata del Tesoro di San Matteo, una scultura in legno policromo a tutto tondo del XVIII secolo, di autore ignoto, ma probabilmente di ambito napoletano e di notevole qualità, per pathos e dinamismo della posa. La statua, già restaurata e pesantemente ridipinta in passato, versa in preoccupanti condizioni e necessita di un urgente intervento di recupero. Allo scopo di promuovere la raccolta voti al censimento del FAI 2022 è nato il comitato "Amanti della cultura e della spiritualità per la Madonna Immacolata nel Duomo di Salerno", di cui fanno parte i volontari FAI di Salerno.

Chiesa di Santa Luciella, Napoli

Santa Luciella è una piccola chiesa nel cuore del centro antico di Napoli, situata nel vicolo che ai tempi dell’antica Roma chiamavano “vicus Cornelianus” (oggi vico Santa Luciella) che collega San Biagio dei Librai a San Gregorio Armeno. La Chiesa fu fondata poco prima del 1327 da Bartolomeo di Capua, giureconsulto e consigliere politico di Carlo II d’Angiò e di Roberto I. Nella famosa “Veduta” disegnata da Alessandro Baratta nel 1629 la chiesa viene indicata come Cappella dell’Arte dei Mulinari (mugnai); sarà poi presa in custodia dai Pipernieri, antichi artisti che scolpivano le pietre dure. Questi ultimi, abituati a lavorare con scalpello e martello, temendo che le schegge, schizzando dalla pietra, potessero conficcarsi negli occhi, iniziarono a venerare Santa Lucia, la protettrice della vista, decidendo, dunque, di dedicarle questo luogo. Nel XVIII secolo fu oggetto di un sostanziale rimaneggiamento e nel 1748 divenne sede dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione SS. Gioacchino e Carlo Borromeo. Nell’ipogeo della chiesa è custodito il celebre “teschio con le orecchie”, un raro esemplare di cranio con le cartilagini delle orecchie mummificate. Santa Luciella, abbandonata da più di 30 anni, è stata riaperta nel 2019 grazie alla tenacia e al lavoro dell’Associazione Respiriamo Arte, che porta avanti un progetto di recupero e valorizzazione del bene sia da un punto di vista di sviluppo turistico, sia d’inclusione sociale, proponendo momenti aggregativi per le persone del quartiere, come scuola di canto, lezioni gratuite per i bambini su temi fondamentali quali la legalità, l’educazione civica e l‘impegno sociale, e che lo sta facendo votare al censimento del FAI 2022.

Chiesina del Salvatore, Ercolano (NA)

La Chiesina del Salvatore al Vesuvio è stata edificata nel 1667 sulle pendici del vulcano, a quota 550 metri s.l.m. Nel lontano 1656 Napoli, le province e altre regioni confinanti furono colpite dalla peste; Resina fu tra i casali più colpiti riportando numerose vittime. In molti, per scampare dalla pandemia, si rifugiarono sulle pendici del Vesuvio per respirare aria salubre, dove preesisteva un piccolo eremo, luogo di orazioni e penitenze di anziani eremiti laici. Nell'agosto dello stesso anno improvvisamente i decessi cessarono e la pestilenza finì. I resinesi scampati al pericolo, per testimoniare la loro riconoscenza verso il Salvatore Gesù Cristo che li aveva protetti e salvati dalla triste sorte, decisero di edificare autofinanziandosi con donazioni personali una chiesina completa di dimora per il sacerdote. La Chiesa, oggi inserita nel parco dell’Osservatorio Vesuviano, è inagibile e ha bisogno di un intervento di recupero e di un restauro conservativo, dopo lunghi anni di abbandono. Il comitato “Storia di Ercolano e Resina” - supportato dalla Pro Loco Herculaneum, dal Parroco della Basilica Santa Maria a Pugliano, dal Comune di Ercolano e dai cittadini - ha innescato il passaparola anche attraverso i canali social per coinvolgere la comunità nella partecipazione al censimento “I Luoghi del Cuore” 2022.

Chiesa di Santa Maria Jacobi, Nola (NA)

Il Complesso monastico di Santa Chiara, situato nell’omonima via del centro storico di Nola, si compone di strutture di epoche diverse: il nucleo più antico, medievale, è costituito dalla Chiesa di Santa Maria Jacobi e da alcuni ambienti attigui, costruiti su preesistenze di epoca romana. Nel Trecento, la casata baronale degli Orsini patrocinò in Nola un processo di rinnovamento urbano volto alla celebrazione del loro prestigio; a questo periodo si riconducono gli ammodernamenti gotici e la decorazione pittorica della chiesa, eseguita tra il 1354 e il 1359. L’elaborato programma iconografico coniuga temi sacri e profani, inclusi soggetti araldici inconsueti in un edificio monastico femminile. Gli affreschi oggi versano in gravi condizioni di degrado, con distacchi e cadute di colore. Il Comitato "Nola oltre Nola" - promosso dall'Archeoclub d'Italia, sezione di Nola, in collaborazione con numerosi altri enti del territorio - si sta adoperando, attraverso la raccolta voti in occasione del censimento del FAI e altre iniziative, per salvare, valorizzare e riaprire al pubblico questo tesoro figurativo,

Borgo di Marechiaro, Napoli

Marechiaro si trova nel quartiere Posillipo di Napoli ed è un piccolo borgo di pescatori a picco sul mare dove si respira ancora oggi aria di passato e tradizioni marinare. Il nome non deriva, come comunemente si pensa, dalla trasparenza delle acque del mare di Posillipo, ma dalla loro quiete. Già in alcuni documenti del periodo svevo si parla infatti di mare planum tradotto in napoletano mare chiano da cui l'odierno Marechiaro. I primi insediamenti risalgono all’epoca della Magna Grecia. Successivamente ebbe un periodo di grande splendore in epoca imperiale romana, quando le potenti famiglie di Roma si trasferirono in quest’area per essere vicine a Tiberio, che aveva stabilito la sua residenza a Capri. Risalgono al I secolo a.C. il cosiddetto Palazzo degli Spiriti e i resti del Piscinarium, ancora visibili nello specchio d’acqua antistante la famosa “Fenestrella”. Marechiaro ha affascinato uomini come Cicerone, Caio Mario, Byron, Ghoete, Stendhal e tanti altri ed è stato reso immortale dalla celeberrima canzone “Marechiaro”, scritta dal poeta, drammaturgo e saggista Salvatore di Giacomo. Nella canzone si parla di una finestrella, con sotto una lapide in marmo bianco, posta nel 1922, con inciso lo spartito e alcuni versi della canzone. Nella piccola piazzetta del borgo è visibile una colonna dell’antico Tempio della Fortuna. Il comitato “Amici di Marechiaro” sta facendo votare il borgo al censimento “I Luoghi del Cuore” 2022 con l’obiettivo di tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio naturale, culturale e umano di questo gioiello di Napoli.

Anfiteatro Flavio, Pozzuoli (NA)

L’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli è il terzo più importante per dimensioni mai realizzato dai Romani - poteva ospitare fino a 40.000 spettatori - superato solo dal Colosseo e dall’anfiteatro dell’antica Capua. Fu costruito nel I secolo d.C. ed era destinato principalmente ai combattimenti tra gladiatori. L’Anfiteatro rappresenta uno splendido esempio dell’ingegneria nell’antica Roma: nei sotterranei sono infatti ancora oggi ben visibili i resti degli ingranaggi utilizzati per sollevare e trasportare nell’arena persone e animali. Qui sono visitabili anche le celle dove venivano reclusi i combattenti e in tempi successivi i cristiani. Celebre è l’episodio devozionale del martirio rischiato da San Gennaro, patrono di Napoli: le bestie che avrebbero dovuto, secondo la condanna, sbranare il santo si inginocchiarono invece ai suoi piedi. Sostiene questo “Luogo del Cuore”, visitabile ma bisognoso di alcuni interventi di recupero, l’attore Alessio Boni.

Monte San Giacomo (SA)

Monte San Giacomo è situato alle pendici del Monte Cervati, nel Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, a un'altitudine di 668 metri s.l.m. La sua fondazione risale al periodo della dominazione Normanna, ma sul territorio sono state trovate tracce della presenza dell'uomo in siti preistorici risalenti al Paleolitico medio, ben 40.000 anni fa. Lo sviluppo del paese, con il suo centro storico, si è avuto in particolare dal XVI secolo, periodo al quale risale la Chiesa Madre dedicata a San Giacomo, ricostruita nel XX secolo sul modello di quella preesistente. Tra gli edifici di maggiore rilievo, Palazzo Marone, ora di proprietà comunale, che ospita al suo interno una ricca biblioteca comunale e varie sale espositive museali dei materiali rinvenuti dagli scavi archeologici delle grotte di Veralacara e Vallicelli. Il Forum dei giovani di Monte San Giacomo, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco, sta promuovendo la raccolta voti al censimento del FAI 2022 per sensibilizzare sulla necessità di tutela e conservazione del centro storico. Monte San Giacomo rientra nella classifica speciale “I Borghi e i loro luoghi”.

Baselice e le sue meraviglie (BN)

Le origini del borgo di Baselice, nell’entroterra campano, sono molto antiche: si ipotizza che sulla precedente - poi distrutta - città sannitica l’imperatore romano Settimio Severo fece erigere una basilica nel 200 d. C. Certo è che la dominazione bizantina (533-570) e longobarda (570-1077) hanno consegnato il borgo alla signoria dei Carafa (1483-1613) e poi ai Marchesi di Firenze: i Ridolfi (1613-1636) e i Rinuccini (1637-1806). Sui ruderi di un preesistente castello, nel 1784 fu costruito Palazzo Lembo, oggi Museo Civico Paleontologico del Fortore, caratterizzato da un panoramico giardino pensile, da diverse sale affrescate e da una torre colombaia, ricostruita di recente. Nei dintorni si trovano le grotte di Ripa di Troia, scavate nel tufo, dove furono rinvenute monete greco-romane. La raccolta voti per il censimento “I Luoghi del Cuore” 2022 vuole promuovere e valorizzare il borgo. Baselice rientra nella classifica speciale “I Borghi e i loro luoghi”.

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