«Il musicista e assassino Gesualdo da Venosa? Potrebbe essere un discendente di Dracula»

Mercoledì 18 Settembre 2019 di Marco Perillo
Con il suo libro "Madrigale senza suono" (Bollati Boringhieri) Andrea Tarabbia ha vinto il Premio Campiello 2019. Il suo libro rilancia la figura di Gesualdo da Venosa, madigralista vissuto tra Cinquecento e Seicento, riscoperto da Stravinskij e sul quale Bernardo Bertolucci aveva un progetto di film. Tarabbia ha affascinato la giuria popolare dei lettori con un personaggio da lui definito "lucifero portatore di bellezza". Gesualdo è infatti noto per essere stato il mandante dell'omicidio della moglie Maria d'Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa a Palazzo Sansevero nel 1590. «Attraverso Gesualdo racconto il rapporto tra il bene e il male, tra il bianco e il nero. Madigralista finito nell'oblio, aveva ucciso la moglie ed era un genio. Ho provato a mettere insieme tutti questi elementi mescolando il passato con il Novecento» ha raccontato lo scrittore.

Non è il primo autore che individua in Gesualdo un personaggio dal carattere alquanto singolare, al punto che il celebre scrittore Helmut Krausser ne fece qualche anno fa co-protagonista del bestseller “Melodien la musica del Diavolo”. La storia del madrigalista - molto apprezzato nel mondo della musica classica - è infatti un puzzle in cui i pezzi uniti darebbero, secondo una recente tesi, un risultato inaspettato e sorprendente. Secondo Raffaello Glinni, uno degli studiosi che qualche anno fa portò alla ribalta la storia della possibile presenza a Napoli di Vlad Dracula, Gesualdo potrebbe avere una parentela proprio col mitico principe di Valacchia, passato alla storia come un terribile vampiro.



«Dobbiamo richiamare l’attenzione sulla misteriosa figura della  principessa di Acerenza Maria Balsa o Barsa, bisnonna di Gesualdo, vissuta in Lucania e Napoli tra la fine del 1400 ed la metà 1500, probabile discendente  del celebre Vlad Dracula il cui  misterioso sepolcro sarebbe sito nel chiostro napoletano di Santa Maria La Nova - racconta Glinni -. La  storia è quella della famiglia dei Conti Ferrillo-Balsa, signori di Acerenza e nobili napoletani. Giacomo Alfonso Ferrillo nel 1499 convolò a nozze con Maria, principessa  che proveniva dai balcani, che realizzò nel 1524 nella cattedrale della cittadina  una magnifica  cripta  rinascimentale con affreschi ispirati alla sua vita di Dracula. Le cronache la descrivono arrivata nel 1480 in Italia, orfana e profuga all’età di circa 7 anni, al seguito di Androniaca Comnena, vedova dell’ eroe albanese Giorgio Castriota Skandeberg, accolta alla corte di Ferrante D’Aragona re di Napoli, in quanto membri dell’ordine del Dragone, lega di mutuo soccorso cui partecipava anche Dracula. La bambina era stata salvata dall’invasione turca dei balcani, che nei paesi slavi in quel periodo metteva a rischio la stessa sopravvivenza degli stati cristiani e crebbe quindi alla corte del re di Napoli. La stessa tuttavia non chiarì mai quale fosse la reale famiglia di origine seppur si fregiasse del titolo di  principessa. Dall’analisi di un documento del 1531, ove la stessa lasciò alla figlia “le tierras de  Romania", dall’analisi dei dipinti della cripta  e della tomba Nnpoletana di Santa Maria La Nova si è arrivati all’ipotesi che si trattasse in realtà della figlia di Vlad Dracula, stante la coincidenza perfetta  tra  le fonti documentali  ed altri elementi dalla stessa evidenziati,  quella dei gioielli rappresentativi della dinastia usati dalla stessa, dipinti in maniera  inconfutabile  nella  cripta della cattedrale di Acerenza, identici a quelli del notissimo genitore, e la iscrizione napoletana  dove si leggerebbe il nome del celebre Vlad. La principessa Maria Balsa ebbe due figlie , di cui una dal nome Isabella Ferrillo che  andò  in sposa a Luigi IV Gesualdo Principe di Venosa, in sostanza la nonna di Gesualdo. E a questo punto non si può che rimanere esterefatti dalle eccentriche abitudini del grande madrigalista». 



«Più volte gli studiosi  hanno attribuito la causa  della “ follia di Gesualdo" alla vicenda dell’omicidio della moglie, ma non fu così - prosegue Glinni -. Fin da giovane fu solitario d amante  di  uscite notturne, da lui  stesso chiamate “l’esilio della notte”, ed era solito andare nei cimiteri e “distendersi tra le tombe", il tutto  contornato da una tendenza sadica, al punto di torturare gli animali, durante al caccia, al fine di prolungarne le sofferenze. Altro elemento davvero incredibile è la eccezionale somiglianza di anche fisica con il celebre Vlad Dracula, cui l’accomunava  perfino la fisionomia del viso pressoché identico,  quali il difetto sulla bocca ed il naso,  oltre che le  strane abitudini notturne. Ove confermata l’ipotesi della discendenza dei Ferrillo-Balsa da Vlad si arriverebbe alla conclusione che le eccentriche  follie di Gesualdo da Venosa, altro non sono che la trasmissione di geni ereditari  dei Dracula che tuttavia il musicista ha saputo trasfondere  nelle celeberrimi madrigali. All’epoca  nacque la leggenda che Gesualdo le avesse composte addirittura con il diavolo, tanto da essere chiamate “rito delle tenebre”. I ritmi ossessivi e cupi, delle  composizioni di Gesualdo hanno addirittura ispirato notissime musiche da film quali “Profondo Rosso “ e buona parte di quelle hard rock utilizzate in tanti film dell’horror. lo stesso Bram Stoker , che soggiorno a Napoli nel 1876, potrebbe aver attinto alla storia di Gesualdo. Evidenti le analogie tra la trama del romanzo "Dracula", e la vita di Gesualdo, accomunatati da comuni abitudini, con l'ispirazione da un tragico evento di sangue quale la morte della moglie e la presenza di una cattedrale diruta, quella di Carfax del libro, ma ricordiamo anche quella bellissima di Venosa».

Un mistero nel mistero che rende ancora più avvincente la ricchissima storia di Napoli e del meridione.  © RIPRODUZIONE RISERVATA