Napoli, ecco il nuovo «Ospedale delle bambole»: sala esperienze e a Natale Opomomoz umani

Sabato 21 Ottobre 2017 di Francesca Cicatelli
Napoli, ecco il nuovo «Ospedale delle bambole»: sala esperienze e a Natale Opomomoz umani

Neppure le piaceva giocare con le bambole ma una zuppiera rotta in adolescenza e riparata con acqua e farina le fece ricevere l'investitura di artigiana dal padre che si accorse delle crepe solo dopo un mese tanto era un lavoro ben fatto.
 



Tiziana Grassi, figlia di Luigi Grassi scenografo dei teatri di corte e dei teatrini dei pupi, che benedisse il cielo di «aver avuto una figlia femmina che a differenza di maschio avrebbe potuto portare avanti un'attività che ripaga lo spirito ma poco la tasca», inaugura il nuovo Ospedale delle Bambole insieme ad altri esperti del restauro, altre 3 donne orgogliose e appagate dal riparare bambole più di un restauro alla Cappella Sistina.
 
 

La tradizione della famiglia trasloca nelle scuderie restaurate di palazzo Marigliano in via San Biagio dei Librai 39 dopo essere stata in un piccolo tabernacolo poco distante sempre a Spaccanapoli. Tra giocattoli appesi come rampicanti a penzoloni la bottega si estende e si apre all'esterno per accogliere anche altri artigiani. Un luogo unico al mondo nato nel tardo '800 quando Luigi Grassi oltre a dipingere le scenografie, si dilettava a costruire e riparare oggetti di ogni genere, tra cui i pupi di scena incuriosendo lo sguardo dei passanti. Un giorno una mamma entrò in quella bottega con una bambola rotta tra le braccia ed implorò di ripararla. Il maestro, che usava indossare un camice bianco per non sporcarsi quando dipingeva e con un tono deciso e sicuro rispose: «Non si preoccupi, questa bambola tornerà come nuova». Dopo qualche settimana la donna ritornò nella bottega e così vide la bambola completamente guarita e rivolgendosi al signor Luigi disse: «Dottore grazie, la mia bambina sarà felicissima e le dirò che sono andata alla bottega del mago». 

Ben presto la voce si sparse e furono tante le mamme che si recavano in bottega per recuperare quell’unica bambola della propria bambina. Fu proprio un passante che nel vedere tutte le bambole smontate penzolanti nella bottega esclamo: «Me pare proprio 'o spitale d' 'e bambule», («mi sembra proprio l’ospedale delle bambole»). Fu da allora che Luigi Grassi, sopra una tavoletta di legno con un pennello tinto di rosso scrisse: «Ospedale delle bambole», aggiungendo una croce rossa. Il nuovo Ospedale delle Bambole ora si trasforma in bottega-museo. in ben 180 metri quadrati di esposizione in cui si custodisce la parte intima, le memorie, le fragilità, l'eterno ricongiungersi con il fanciullesco, l'ingenuità e l'incanto dei napoletani e non solo: è infatti, un punto di riferimento per tutto il mondo e sta per arrivare una collezione di bambole proveniente da un altro «ospedale» danese, che ha chiuso i battenti. Il laboratorio di restauro delle bambole è strutturato come una clinica: pronto soccorso, accettazione, una corsia degenze e reparti specialistici di ortopedia, oculistica, meccanica e riabilitazione, ambulatorio veterinario peluche, sartoria-atelier, trucco e parrucco, accessibili con un biglietto.

Il nuovo spazio coinvolgerà anche i figli di Tiziana, Michele, Leonardo e Luca che recuperano un lavoro nato con un capostipite uomo ma proseguito solo grazie al sogno di una donna che "neppure amava giocare con le bambole", racconta Tiziana di sé. Il nuovo Ospedale dedicato alla cura e alla conservazione di un patrimonio inestimabile che racconta storie d'amore, di fidanzamenti (la bambola era un oggetto imprescindibile per sancire un legame d'amore), di classi sociali collabora con varie associazioni come Casa Luisa e a dicembre inaugurerà un presepe a misura di bambino dove ogni piccolo sarà un personaggio proprio come nel film di Opomomoz. Da oggi inoltre il laboratorio sarà aperto alle scolaresche per vivere un giorno da medico dei pupazzi attraverso una collezione centenaria aperta al pubblico 365 giorni l’anno tra bambole, burattini e giochi d’epoca, pastori e oggetti di arte sacra catalogati per tipologia, provenienza e periodo storico. Si chiamerà la «sala delle esperienze».

Con la card per donatori ogni bambino che possiede un giocattolo da buttare può donarlo e contribuire così alla rinascita di un gioco in disuso. A completare il percorso museale c'è poi la «stanza delle meraviglie» il cui allestimento sarà completato per il Maggio dei Monumenti e che riproduce in scala ridotta la storica sede della bottega al civico 81 di San Biagio dei Librai. In occasione dell'apertura del nuovo Ospedale, l’orafo napoletano Gustavo Renna ha realizzato una linea di monili a serie limitata che propone gioielli eseguiti con le tecniche orafe ottocentesche e che custodiscono in montature aperte o a scrigno foto di bambole antiche o degli stessi componenti della famiglia Grassi all’opera. La nuova linea, si ispira ad un pensiero dello stesso Luigi Grassi secondo cui «ogni bambola ha un’anima che puoi vedere soltanto attraverso la macchina fotografica».
Un'arte che non è un piccolo lusso perché spesso i piccoli interventi sono gratuiti e comunque vanno dai 5 ad un massimo di mille euro per le bambole storiche che sono un patrimonio da collezionare.
 

Ultimo aggiornamento: 20:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA