Andò è il nuovo direttore del teatro Mercadante: «Nel mio progetto Servillo e Martone»

Giovedì 4 Luglio 2019 di Maria Pirro
«I teatri devono avere un'anima. Nell'accettare l'incarico voglio assolvere a questo compito: dare un'anima al Mercadante». Lo dice il neodirettore Roberto Andò, ieri eletto all'unanimità dal consiglio di amministrazione dello Stabile di Napoli.

Dal primo gennaio 2020 subentra a Luca De Fusco. Con quale linea progettuale?
«Napoli ha raggiunto risultati importanti, è espressione di una comunità teatrale e umana unica: mi occorre un tempo di elaborazione per esaminare con calma diversi temi ed entrare con delicatezza nelle questioni. Lo faccio sicuramente con gioia. Ma il problema generale oggi è quale senso da dare ai teatri: a volte sono diventati macchine che si ammantano di una certa pompa o, in altre parole, una specie di grande serra, non più in grado di comunicare fino in fondo».
 
La sua è una sfida ambiziosa, ma in origine rifiutata. Perché?
«Per fortuna, faccio questo lavoro con una certa gratificazione: era già successo di dire no a malincuore per i miei impegni. Ma poi, ritornando a parlare della nomina, è stato possibile condividere un percorso che ha portato a tarare il rapporto tra gestione e cura artistica attraverso modifiche allo statuto. Questo mi fa sentire a mio agio: ringrazio il sindaco, il governatore, Patroni Griffi e tutto il cda per la vicinanza, per aver pensato a me e costruito insieme le condizioni perché potessi accettare l'incarico. Alla fine, mi sono sentito responsabile e anche attratto dalla città che mi ha sempre affascinato e dato molto».

Qual è il suo rapporto con Mimmo Basso, il direttore amministrativo che è chiamato ad affiancarla nella gestione?
«Lo conoscerò presto, non appena potrò venire in città sarò contento di incontrarlo: tutti ne parlano bene, usano parole di stima. Ho molti amici che hanno fatto anche grande il teatro a Napoli, come Toni Servillo, Mario Martone che mi ha chiamato subito dopo la nomina, Carolina Rosi che lego al ricordo di Luca de Filippo. E ancora: Alfredo e Marco Balsamo, Angelo Curti, Mimmo Borrelli, Ruggero Cappuccio, Gianfelice Imparato, Renato Carpentieri... Mi conforta sapere che possono contribuire al progetto. E poi c'è la città che devo ancora incontrare, e sono contento di poterlo fare in questi mesi, con tappe di avvicinamento. Il mio è anche un ruolo di scoperta: così mi è capitato di incrociare Emma Dante».

Regista che propone i suoi spettacoli al Bellini, non al Mercadante.
«Come Servillo, ma lo dico senza polemica: voglio aprire un dialogo con la città che, da una parte, ha tanti punti di riferimento, quelli che ho citato, i maestri, e, dall'altro, artisti in ombra, che non hanno mai avuto una chance, ma altrettanto importanti per il pubblico o che dovranno diventarlo»,

Ha sentito l'uscente Luca de Fusco?
«Lo conosco da tempo, ma non l'ho sentito in questa circostanza: mi auguro di scambiare opinioni anche con lui».

Che ne pensa dei direttori che mettono in cartellone anche propri spettacoli?
«Siamo chiamati perché facciamo questo mestiere e non i burocrati, altrimenti non servirebbe un regista. Ma bisogna sempre proporsi con un certo gusto ed eleganza. Farlo con discrezione».

Sta già ragionando sul futuro del San Ferdinando?
«È uno dei temi importanti, ma ho bisogno di tempo per farmi un'idea precisa».

Lì c'è anche la scuola di teatro diretta da Mariano Rigillo.
«E voluta da Luca de Filippo: ne conosco tutta la storia, il senso profondo da dare al progetto. Così come conosco e stimo Rigillo».

Il San Ferdinando è anche il teatro della tradizione napoletana: che spazio può avere oggi?
«È molto importante, centrale a livello nazionale, e occorre dare evidenza a un progetto intorno al teatro che, però, va calibrato».

Altri obiettivi?
«Il teatro deve avere un rapporto di qualità con il pubblico, nasce per questo. E deve avere anche un profilo morale importante».

Ciò significa rendere il Mercadante più accessibile ai giovani?
«Assolutamente. È fondamentale ovunque, difficile ma cruciale avvicinare i giovani, senza deportarli in sala ma proponendo uno scambio vero».

A cosa sta lavorando in queste settimane?
«A Winter journey, un'opera con Ludovico Einaudi che il 4 ottobre debutta a Palermo ed è in coproduzione con il San Carlo. Nella programma della prossima stagione del Massimo c'è anche un altro mio spettacolo, il Flauto magico. E poi un film, che sarà ambientato a Napoli».

Quando è stato in città per l'ultima volta?
«Dal 17 al 19 giugno 2017, in occasione di In attesa di giudizio al Maschio Angioino per il Napoli Teatro Festival».

Ora ha già deciso in quale zona trasferirsi?
«Mi piacerebbe abitare vicino al teatro e vedere il mare». © RIPRODUZIONE RISERVATA