La comunicazione medico paziente, un atto dovuto di buona sanità

«Spero che il corso di comunicazione sanitaria sia obbligatorio per i futuri operatori della sanità, medici o infermieri, per imparare come comunicare»

Il convegno nella sede di Opi Napoli
Il convegno nella sede di Opi Napoli
di Emanuela Sorrentino
Martedì 29 Novembre 2022, 14:35 - Ultimo agg. 19:41
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«La comunicazione medico-paziente come atto dovuto, per un risparmio di spesa e per una buona sanità». Di questo e molto altro si è discusso nella sede di Opi Napoli con la presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Napoli, Teresa Rea, la dottoressa Rosa Ruggiero, docente Master Management Sanitario Comunicazione-Medico paziente alla Federico II, Grazia Isabella Continisio, psicologa e psicoterapeuta professore a contratto della Scuola di Medicina della Federico II e Nicola Provenza, medico e già deputato. 

«La comunicazone è a tutti i livelli - ha spiegato la Ruggiero - se un paziente è ben informato magari eviterà di compiere i "viaggi della speranza" facendosi curare altrove, perchè conoscerà meglio le professionalità del territorio, saprà affrontare con fiducia i percorsi di cura proposti se gli vengono spiegati bene. Andando ad analizzare le diverse situazioni anche la violenza su operatori è dovuta in gran parte a cattiva o quasi assente comunicazione tra operatori della sanità e familiari. Pronto soccorso, 118, Sert e reparti psichiatria sono i reparti e i luoghi dove si assiste maggiormente a episodi di violenza. Ma se si può rendere comunicazione più fruibile è meglio per tutti».  

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E poi un auspicio: «Spero - ha ribadito Rosa Ruggiero - che il corso di comunicazione sanitaria sia obbligatorio per i futuri operatori della sanità, medici o infermieri, per imparare come comunicare. Sarebbe un passo grande in avanti per la crescita professionale. Non si migliora solo con teoria, studi e indagini attraverso strumentazioni sempre più accurate, ma con la personalità dei curanti. Quella personalità che si declina con il parlare ai parenti e ai pazienti. Perchè bisogna essere medici e infermieri, non farlo semplicemente». 

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