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Lello Esposito, una sirena a San Giovanni Maggiore: ecco la scultura nel luogo del mito

Lunedì 28 Febbraio 2022 di Giovanni Chianelli
Lello Esposito, una sirena a San Giovanni Maggiore: ecco la scultura nel luogo del mito

Era attesa da millenni, adesso nella basilica di San Giovanni Maggiore di Napoli c'è finalmente una sirena. E si trova proprio accanto alla lapide che riporta il nome Partenope, luogo di venerazione e suggestione perché, secondo la leggenda, custodirebbe le spoglia della mitica creatura del mare che dà origine alla città.

Questa nuova sirena ha la sostanza della materia e il soffio dell'arte: l'ha realizzata Lello Esposito in resina e polvere di marmo per donarla alla chiesa, su invito del parroco Salvatore Giuliano. L’opera è stata presentata al pubblico nell'ambito del convegno Mito, messaggio e tradizione della leggendaria fondatrice della città a cui hanno preso parte Annamaria D'Onofrio e Matteo D'Acunto, docenti di archeologia classica de l'Orientale, Rossana Valenti, titolare della cattedra di filologia classica della Federico II e la storica dell'arte Francesca Amirante. 

Per collocare la sua scultura Esposito ha individuato la nicchia che fa angolo con l'antica iscrizione: «Ho osservato a lungo lo spazio, volevo metabolizzare le luci, i colori, le ferite del tempo», ha detto. «Da tempo la sirena è tra i miei soggetti, al pari dei diversi simboli di Napoli che da sempre rappresento e rivisito. In questo caso ho scelto una figura di grosse dimensioni, ad altezza d'uomo, per rievocare l'inganno che una sirena da sempre compie». Con un sorriso Esposito ha raccomandato prudenza al pubblico, prima di aprire la porticina che cela l'opera: «Dovreste legarvi a un palo, come Ulisse, il suo richiamo è irresistibile».  

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Ed ecco la scultura: la figura femminile ha i capelli raccolti e un busto senza braccia che Esposito ha definito «una simulazione di classicità». Il seno, piuttosto prominente, è scoperto: «Sembra un azzardo collocare in uno spazio religioso una nudità; eppure il seno nudo era diffuso nella tradizione iconografica cattolica già dal Medioevo, ho immaginato così il riferimento a una chiesa che si fa madre e che attrae, come una bella donna». Poi la parte inferiore che riproduce la tipica coda di pesce le cui squame sono stilizzate e ridotte a righe verticali, in rilievo, dettagli che Esposito ha voluto per riportare la figura nella modernità: «In una statua classica non troveremmo una tecnica simile, meno realistica. La scultura deve galleggiare tra il mito ancestrale e il gusto contemporaneo perché è frutto di un gioco di ambiguità: sembra marmo ma non è marmo, sembra antica ma non lo è, resta un’incantatrice». Esposito ha concluso: «Sono uomo di fede, come dimostra la mia passione per San Gennaro. Mi emozionava l’idea di lavorare per una chiesa su una figura mitica. Il risultato mi soddisfa, credo sia la mia miglior sirena, quella più artisticamente matura». 

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA