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Napoli, Libreria Pironti verso l’addio: «Solo testi scolastici per evitare il crac»

Mercoledì 14 Settembre 2022 di Gennaro Di Biase
Napoli, Libreria Pironti verso l’addio: «Solo testi scolastici per evitare il crac»

È passato un anno esatto dal saluto, sentitissimo, che tutto il mondo della cultura partenopea rivolse al grande Tullio Pironti, uno dei volti storici di piazza Dante e Port’Alba, angoli della cultura. Dopo una vita spesa per i libri e per l’editoria, Tullio morì il 15 settembre 2021. 

Ma a 365 giorni di distanza, il cognome Pironti è del tutto scomparso dalla bottega nei pressi dell’arco. «Libreria Dante Alighieri», si legge. All’interno, se si cerca letteratura, non la si trova più. Restano i libri scolastici, che in queste ore generano presenze e indotto. Della cultura con la «C» maiuscola messa in piedi dall’editore-pugile-scugnizzo fin dall’inizio degli anni Settanta, al momento restano disponibili solo le poche decine di romanzi e saggi esposti in vetrina. Quasi non si notano, nella folla di sussidiari. 

A meno che il passante non lo sappia già, oggi non ci si può accorgere del fatto che qui, in questo spazio a due passi dall’inizio di Port’Alba, c’era una volta lo storico Tullio Pironti (c’è una scultura, all’interno, che lo ricorda, ma in un angolo). Entriamo nella libreria scansando le lunghe schiere dei tavolini dei bar di piazza Dante e le poche bancarelle di libri sopravvissute. In vetrina ci sono pochi capolavori. «Le Memorie di Adriano» di Yourcenar, qualche saggio su archeologia, linguaggio o filosofia. Pamphlet su Napoli. Volumi posti in alto, per lo più impolverati, che fanno pensare ai resti degli arredamenti di una volta nelle case che hanno voltato pagina e struttura. 
Sono segnali tangibili di una difficoltà della libreria, suffragate da voci sulla chiusura e da quella dell’offerta di un imprenditore intenzionato ad acquistare quei locali per tramutare la bottega in un bar-caffetteria. «Avete qualcosa di La Capria?», domandiamo. «I libri stanno tutti in deposito – risponde uno dei dipendenti – non saprei dove mettere le mani. Ci stiamo concentrando sulla scolastica. Il resto è stato quasi tutto eliminato al momento». E infatti la fila di genitori in cerca di sussidiari c’è ed è nutrita. 

La domanda però viene spontanea: la libreria chiude? «Noi vorremmo evitarlo – sorride amaro il commesso, che però frena – per ora no. Potrebbe esserci un cambio di gestione». Staremo a vedere, ma le voci si rincorrono a Port’Alba. Quanto all’insegna «Dante Alighieri», «è rimasta così da quando la libreria fu coinvolta nelle riprese dell’Amica Geniale», conclude l’impiegato. Cioè a cavallo tra 2020 e 2021. 

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Un altro pezzo di storia culturale napoletana che rischia di sbiadire del tutto. Un altro tassello del passato che il presente potrebbe sovrascrivere. Ha fatto tanto, il pugile editore Tullio Pironti, partenopeo dei Decumani classe ‘37, per Napoli e per Port’Alba. Dietro il suo sorriso umile, intelligente e ironico, alitava un fiuto per il talento capace di traguardi che meritano di non scomparire sotto il peso delle crisi economiche (che gravavano da anni sulla libreria) e dei cambiamenti della domanda di mercato. Pironti aveva puntato per primo su Don DeLillo e Bret Easton Ellis (di cui aveva pubblicato “Meno di zero”, avendo la meglio in asta nientemeno che sulla Mondadori). Poi aveva diffuso in Italia scrittori del calibro di Raymond Carver e Nagib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura del 1988. 

Editore coraggioso anche dal punto di vista politico e sociale, con - tra i tanti - Il Camorrista di Giuseppe Marrazzo (1984). Proprio come la città che abitiamo oggi, quella di Pironti era una Napoli piena di criticità. Ma anche viva e piena di sogni realizzati (da Troisi a Maradona, da Pino Daniele a La Capria) o in via di realizzazione. E proprio quei sogni, oggi, rischiano di restare sepolti nei depositi dei libri impolverati, nelle insegne che abbandonano l’antico cognome. 

 

C’è chi chiede una commemorazione di Tullio a un anno dalla morte, in piazza Dante. «Pironti era questa piazza, era piazza Dante - commentava l’ex collaboratore Marco Ottaiano un anno fa, in occasione del funerale - da oggi non avrà più lo stesso significato. Era un uomo stanziale, lo trovavi sempre qui. Quando passavi per la piazza sapevi di andare a prendere un caffè con lui. Mancherà a questa città. Ci lascerà un’eredità enorme fatta di uno straordinario catalogo editoriale che ha reso Napoli una delle capitali dell’editoria tra gli anni ‘80 e ‘90, e due straordinarie autobiografie». 

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 17:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA