La Napoli di De Crescenzo torna in libreria: storia d'amore e di ironia

Domenica 5 Gennaio 2020 di Ugo Cundari

Mentre si moltiplicano gli omaggi a Luciano De Crescenzo, scomparso cinque mesi fa, con omaggi televisivi, proiezioni dei suoi film e tributi vari, ad alimentare il culto del più ironico esponente della napoletanità buonista torna anche il suo storico libro di fotografie. A quarant'anni dalla prima edizione del 1979, La Napoli di Bellavista (allora edita dalla Mondadori due anni dopo il best seller Così parlò Bellavista), è oggi disponibile per le edizioni Enclopius, ma per ora in vendita a 20 euro solo a Napoli, presso il Museum Shop a largo Corpo di Napoli, dove qualche anno fa si tenne una mostra di una selezione delle fotografie raccolte nel volume.
 

 

La nuova operazione editoriale è curata dalla figlia dell'autore, Paola De Crescenzo, in collaborazione con l'agenzia letteraria Delia. «Da troppo tempo questa chicca era diventata introvabile, anche se le richieste non sono mai mancate. Ho cercato di venire incontro alle esigenze di chi da tempo mi chiedeva di poterlo acquistare», spiega Paola.
 

Centocinquanta fotografie in bianco e nero e, come scrive l'ingegnere-filosofo, «una trentina di fattarielli di natura bellavistiana». Ricorda Paola: «Mio padre aveva concepito questo omaggio alla sua città un secolo dopo il libro di De Bourcard Usi e costumi di Napoli e dintorni edito nel 1857 dalla Longanesi, che si avvalse di scritti di diversi autori come Mastriani e Dalbono e di un corredo di immagini firmate da Palizzi e Mattei, tra gli altri. Mio padre fece tutto da solo andandosene in giro per la città, armato di macchina fotografica». E in cerca dell'anima vera di una città che lui amava moltissimo, ritrasse le prostitute con un cartello che certificava la naturalezza delle loro forme rispetto a quelle dei femminielli, i palazzi pericolanti del dopo terremoto dove vivevano serenamente tante famiglie, portinai dalla figura mitologica, facchini emaciati, bancarellari che arrancano portandosi dietro carretti stracolmi, insegne di negozi singolari come l'ospedale delle bambole, inconsapevoli geni della comunicazione pubblicitaria (come il responsabile unico della ditta Fortunato, che vende taralli, non ha succursali ma un'unica sede ambulante, è chiusa il lunedì e ha un numero per tutte le emergenze), dando vita al catalogo di un universo particolarismo.

A rivederle oggi, queste fotografie, sembrano lontanissime nel tempo e nello spazio, di una Napoli che fu. «Non credo sia così», riflette Paola; «Sono cambiati gli uomini e gli sfondi, ma il senso di una città che sfiora l'illegalità rimanendo comunque umana ancora è vivo. Qualche giorno fa ho visto un signore aveva occupato abusivamente un posto per la sua auto con una sedia sulla quale aveva messo il cartello attenzione è rotta. Si è preoccupato per chi avesse voluto approfittare di quella seduta».
Tra le immagini a cui teneva di più l'inventore di Bellavista c'è quella di una bara portata a braccio da due ragazzi che nel frattempo mangiano pane e salame. La confidenza con la morte che non spaventa, l'idea che il corpo vivo ha gli stessi diritti di un cadavere, e poi il nuovo che prende il posto del vecchio, che anzi l'accompagna alla fine della sua esistenza. Altra foto storica è quella di un'insegna fuori il negozio di un venditore di fuochi d'artificio a piazza Mercato: «add'Andrea o' crminale o' tuosseco de fuchisti e non si scherza che non si ammette ignorandità». E poi c'è un tizio che espone pagnotte su una bancarella in strada e ha come slogan: «Prima di comprare, paragonate la qualità».

Paola De Crescenzo torna sulla promessa dell'allora assessore alla Cultura del Comune Nino Daniele, irrealizzata, di dedicare vico Belledonne a Chiaia al padre. «La cosa non è andata avanti, non ne ho saputo più nulla. Mi hanno detto però che alcuni abitanti della strada si sono lamentati all'idea che il loro toponimo cambiasse. Non hanno capito: mio padre avrebbe voluto che il nome vecchio rimanesse vicino al suo, perché, diceva, io voglio continuare a stare vicino alla belle donne anche da morto». Chissà se il nuovo assessore, Eleonora de Majo, saprà-vorrà portare a termine quest'omaggio promesso a uno dei napoletani più illustri. In ogni caso Lucianone quando la Chiesa stava tentando di declassare San Gennaro non gli negò nel suo libro un consiglio, fotografando un cartello su cui era scritto: «Futtitenne». Saprebbe farsene una ragione, insomma.

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA