Maradona il santo laico di Napoli: ora è come Virgilio mago

Sabato 2 Gennaio 2021 di Alessandro Basso
Maradona il santo laico di Napoli: ora è come Virgilio mago

Diego Armando Maradona è stato un uomo discusso (forse anche discutibile). Ma è indiscussa (ed indiscutibile) la sua genialità sportiva tanto quanto è incontestabile la sua fama popolare nel cuore dei napoletani. Questa fama è cresciuta, si è gonfiata, elevata, eternizzata, e si è regolarmente costituita, trasformandosi in un vero e proprio culto. Un culto extra-liturgico. Un culto come tanti altri nella storia della lunga tradizione devozionale campana e meridionale.


Tutti questi culti hanno tratti comuni, punti di contatto e di affinità. Banalizzando all'estremo, per non sconfinare in campo antropologico, essi consistono nell'adorazione di un personaggio che per i suoi meriti, i suoi poteri, la sua forza carismatica e dunque grazie ai suoi presunti miracoli o grazie agli eventi straordinari di cui è costellata la sua vita merita di essere venerato. Così come si venerano i santi, i beati e chiunque sia in odore di soprannaturalità.

Parimenti a ciò che viene fatto con i santi, si costituisce una vera e propria ritualità che contempla preghiere, invocazioni, pellegrinaggi, ex-voto, stendardi, inni e processioni. Da un lato c'è una liturgia conformata dalle chiese nell'ufficialità. Dall'altra c'è una liturgia che della precedente ha solo le forme esteriori, ma nella quale confluiscono tutte le spinte interiori, di uno o più segmenti socali, che si esprimono in maniera nuova ed anche controcorrente.

 


Al tempo della miseria, in quel grande ghetto che fu il Meridione prima che sopravvenisse la società dei consumi, esistevano tantissimi culti popolari prevalentemente nelle periferie e nei contadi. Ma anche nelle città. Maradona è un grande esempio di culto e di idolatria popolare. Egli non è che l'estremo epigono di una tradizione millenaria che annovera precedenti clamorosi.

Primo fra tutti Virgilio che si rappresentava al popolo come un mago straordinario in grado di reggere, con la sua esoterica potenza, le sorti della Città. A costui furono dedicate addirittura delle litanie, sulla falsariga di quelle lauretane. Lungo questa scia molti altri culti esplosero nell'ordine morale degli stessi presupposti. Per il popolo profondo, quello dei quartieri ancora traumatizzati dallo sventramento, ancora lesi dall'ignominiosa colpa di essere sovraffollati e plebei, l'uomo che mentre tocca il pallone è un genio ma che fuori dal campo è una persona qualunque attanagliata dalle colpe, dalle paure, dalle debolezze incarna l'immagine del riscatto divinizzabile.

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Vuole significare che tutti ce la possono fare perché nessuno è perfetto. La trasfigurazione dell'immagine operata da chi guarda con ammirazione un giovane giocatore, che non rinuncia a calciare un pallone in un campetto infangato di periferia, è un programma di rivendicazione sociale ed una dimostrazione di religiosa eccezionalità. Dios, la mano de Dios, San Gennarmando... sono formule che esprimono proprio questa considerazione. La persona ed il personaggio.

La mitografia non annulla la biografia ma la reinventa, traslando il tempo dell'ordinario nell'eternità dello straordinario. I napoletani hanno diffidenza per i santi: li invocano ma spesso li ingiuriano per spronarli a manifestarsi. Li ritengono distanti e forse disattenti. Per questo si votano alle Anime del Purgatorio. Il Paradiso è troppo lontano dal loro Inferno. Il Purgatorio, invece, è più vicino. Maradona è stato il Purgatorio: ora rischiarato dall'azzurro luminoso della gloria ed ora affumicato dalla carne arsa dal peccato. La grandezza di Maradona, nella Napoli degli anni Ottanta protesa al nuovo ma continuamente ancorata all'antico è riuscita a rivitalizzare la tensione unanime d' 'a ggente. Dopo di lui più nessuno è stato in grado di assurgere al ruolo di dio. E per nessuno si è eretto un altare sportivo e sacrale per esporre all'adorazione il capello riccio di un venerabile vivo che ha miracolato il calcio con un colpo di scarpetta: «Sorè, Maradona!».


Come un'anima pezzentella dannata fra cielo e terra, ancora in ricerca (del resto pezzente viene dal latino «petre» che significa chiedere) el Pibe de Oro, il ragazzo dei quartieri (del mondo) si è palesato con un ultimo grande prodigio: riuscire ad esorcizzare per un giorno soltanto l'ossessiva onnipresenza del virus e riunire Napoli sospendendo il tempo del presente in un perenne fermo immagine di commosso pianto. Chi è devoto? «Fratè, tenìtece 'a fede!».


Te Diegum
Diego glorioso
Diego potente
Diego degno di onore
Diego degno di amore
Specchio della forza
Porta dello stadio mistico
Arca dei tifosi
Stella del mattino sul Golfo
Stadio d'oro
Torre azzurrissima
Re dei calciatori
Rifugio dei tifosi
Apostolo dei miseri
Consolatore dei napoletani
Tempio della calcistica armonia
E così sia.
Per grazia ricevuta 2020.

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