Maurizio Valenzi, la rivoluzione della buona politica: due giorni dedicati al sindaco rosso di Napoli

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Antonio Menna
«Diego Novelli, mio collega eletto a Torino, mi ha scritto una frase un po' particolare: non mi fa gli auguri. Dice invece che, quando si trova in difficoltà, pensa alla situazione napoletana: Quando sono triste e disperato penso a te e mi consolo». Lo annota Maurizio Valenzi, il venti ottobre del '75, un mese dopo la sua elezione a sindaco di Napoli, in una serie di conversazioni con la figlia Lucia, poi diventate un libro. «Per ora ricorda ancora Valenzi in quei giorni - la situazione è di curiosità e di interesse, anche di simpatia. La nostra amministrazione è oggi ben vista, ma la situazione può cambiare molto facilmente, sia perché tradizionalmente, a Napoli, gli scatti d'opinione sono ben noti (a scopa nova) ma anche perché non riusciremo a fare cose radicalmente nuove. Stiamo cercando, per esempio, di ottenere di non far pagare a certi strati sociali i biglietti degli autobus, perché non possiamo prendere soltanto misure repressive, draconiane».

Quarantacinque anni fa, la prima preoccupazione del sindaco rosso era: non possiamo fare la rivoluzione ma dobbiamo fare qualcosa per gli ultimi. I biglietti degli autobus. Ma anche i disoccupati, che arrivano subito sotto Palazzo San Giacomo («Alla proposta di qualcuno di salutarli dalla finestra ricorda Valenzi -, ho risposto: andiamo giù a incontrarli»). Comincia così una storia lunga otto anni, che oggi e domani trova forse il primo grande momento pubblico di ricordo che Napoli dedica a quella stagione.

L'appuntamento è alla Fondazione Valenzi, nel Maschio Angioino. «Il volto della città di Napoli e l'attività dell'amministrazione Valenzi (1975 1983)» è il titolo del convegno, realizzato con la collaborazione della Federico II. Dopo i saluti istituzionali alle nove e trenta di Arturo De Vivo, Prorettore della Federico II ed Elda Morlicchio, Rettrice dell'Orientale, e l'introduzione di Gloria Chianese e Paolo Frascani, partiranno due giorni intensi di lavori, con tavole rotonde a tema. Saranno chiamati a ricordare gli anni di Valenzi, tra il '75 e il 1983, studiosi come Guido D'Agostino, Alexander Hobel; urbanisti come Alessandro Dal Piaz, politici come Paolo Cirino Pomicino, Giulio Di Donato, Berardo Impegno, Vincenzo Scotti. «Non un convegno su mio padre dice - Lucia Valenzi, organizzatrice dell'evento - ma su Napoli, su quella Napoli in un periodo cruciale, di cerniera, tra il colera e il terremoto. Una città molto più povera, più disastrata, con enormi problemi sociali e sanitari. Ma una città più viva, più attenta, più partecipe. La gente discuteva, si interrogava. È un periodo che va ricostruito storicamente ma che appare oggi poco studiato. Abbiamo rari testi, per lo più giornalistici. Ma poca ricostruzione storica. Credo dipenda anche dalla difficoltà di accesso alle fonti. Qui vorrei fare una denuncia pubblica: l'archivio storico, con delibere e verbali di Consiglio comunale e Giunta, dall'Ottocento fino alla fine del Novecento, è abbandonato. Chiuso e inaccessibile in un palazzo a San Lorenzo che è inagibile e dove non può entrare nessuno. Stanno andando al macero migliaia di documenti fondamentali per la storia di Napoli. E inaccessibile è anche l'archivio storico del Pci, più piccolo ma significativo. Recuperiamo quelle carte, e recuperiamo anche la nostra memoria di quegli anni».

Il convegno di studi, di cui saranno pubblicati gli atti, e che si associa al volume fresco di stampa (Il Sindaco rosso. Valenzi e il futuro di Napoli) di Ermanno Corsi, Giustino Fabrizio e Eleonora Puntillo, edito dall'Università Orientale, sarà puntellato da temi e periodi, proprio per consentire un viaggio in quella esperienza amministrativa. Si parlerà di tutta la stagione delle giunte rosse. Si parlerà di economia e sviluppo in quella Napoli dove ancora viveva un tessuto industriale, da Est a Ovest, e dove pure non mancavano sacche di disoccupazione e marginalità. Si parlerà dell'Estate a Napoli, degli eventi, della voglia di stare per strada, in una città che si stava riprendendo a fatica dall'epidemia del colera. Si parlerà di welfare territoriale, degli scugnizzi di Montesanto, della mensa dei bambini proletari, dei maestri di strada e di quel mondo incredibile di intellettuali che camminava interrogandosi nei vicoli di Napoli, da Goffredo Fofi a Fabrizia Ramondino. Si parlerà di urbanistica, in una Napoli che ancora si leccava le ferite delle Mani sulla città e che col terremoto ebbe ben più di una scossa tellurica, uno schiaffo alla vita sociale ed economica: molti soldi per la ricostruzione, un cambio di fase perfino nella criminalità organizzata, e forse proprio lì, sulla gestione di quei fondi, la necessità di ricompattare un nuovo fronte politico sulla Dc, e quindi la spallata finale all'esperienza Valenzi. Il sindaco rosso, indimenticabile per i napoletani, dimenticato da Napoli.  Ultimo aggiornamento: 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA