Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Capodimonte, un mecenate restaura il dipinto barocco

Mercoledì 30 Marzo 2022 di Cristina Cennamo
Capodimonte, un mecenate restaura il dipinto barocco

Dalle ricche miniere dei depositi di Capodimonte riemerge un capolavoro del Barocco restaurato grazie al mecenate Roberto Nicolucci. Non tutti lo sanno ma i grandi musei del mondo - e la Pinacoteca di Capodimonte a Napoli è tra questi - hanno, molti sotto musei (come fossero matriosche). Parliamo dei depositi dove riposano, ordinate su apposite griglie, opere che, per ragioni legate alla conservazione o alla penuria di spazio, non è possibile esporre nel circuito normale. In termini calcistici, la definiremmo una panchina lunga. 

Anche Capodimonte ne vanta diversi di depositi nella Reggia settecentesca che, dal 1957, ospita una collezione trasecolante di opere di Tiziano, Caravaggio, Luca Giordano, Masaccio, Simone Martini e di mille altri minori. Non sempre si tratta di capolavori; ma talvolta capita di imbattersi in autentiche gemme, che attendono solo chi sappia riconoscerle e valorizzarle. Uno scassinatore, come nella saga dello Hobbit.  Certamente: occorrono competenza, curiosità e passione in misura eguale. E quel tanto di piglio imprenditoriale che ha condotto il giovane Roberto Nicolucci - editore, storico e critico d'arte - a farsi carico del restauro di un piccolo grande capolavoro delle ricche miniere di Capodimonte.  Si tratta di un Compianto sul Corpo di Abele che, dopo un sapiente intervento di restauro eseguito da Claudio Palma, Ilaria Improta e Sabrina Peluso con la collaborazione di Rachele Ianniello ha rivelato rotondamente la mano di Nicola Malinconico (1663 prima del 1727) che appare oggi come l'allievo più dotato di Giordano, capofila indiscusso del tardo barocco europeo. Reso con una pittura impetuosa e corsiva, oltreché costruito su una tavolozza smagliante, il dipinto costituisce l'apice di un maestro delle cui capacità Giordano si fidava al punto da appaltargli opere, su tela e ad affresco, di grande impegno. 

Nel nuovo allestimento delle sale seicentesche e settecentesche del secondo piano di Capodimonte, curato da Stefano Causa e Patrizia Piscitello, che verrà inaugurato oggi, questo distillato barocco del Malinconico troverà un'opportuna valorizzazione tra le pale ecclesiastiche di Giordano e Mattia Preti. Non ci si può che rallegrare.  Non solo perché i musei sono creature viventi che crescono e si arricchiscono nel tempo. Ma anche perché la valorizzazione dei capolavori sommersi dei depositi è, a conti fatti, un atto di mecenatismo. Ed è anche da qui che potranno definirsi i termini di quella politica culturale sui cui occorre, specie nei prossimi anni, ripensare il rilancio del nostro paese. «Sono cresciuto a Capodimonte - commenta Roberto Nicolucci - e ho ripreso a tornarci da quando un direttore, della cultura e della sensibilità di Sylvain Bellenger, ha saputo rilanciarlo, anche partendo dal bosco meraviglioso che circonda la Reggia. Sono i musei per primi ad accendere i motori della memoria e della nostra civiltà». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA