Napoli, Attolini lascia via Filangieri:
«Ma non c'è un giudizio negativo»

Mercoledì 29 Maggio 2019 di Mariagiovanna Capone
Napoli, Attolini lascia via Filangieri: «Ma non c'è un giudizio negativo»

Cesare Attolini lascia Napoli. Anzi, per essere precisi l'ha lasciato da un bel po' visto che il Flag Ship Store di via Filangieri a Napoli è chiuso da tre mesi. L'ufficialità, però, è arrivata solo nelle scorse ore. La storica griffe della tradizione sartoriale partenopea maschile lascia quindi la città d'origine e punta a far crescere il quartier generale in provincia, a Casalnuovo.  Oltre tremila metri quadrati dove sono occupate circa 150 persone, di cui ben 130 sarti, con una galleria dei tessuti e dove la confezione di un abito richiede una lavorazione dalle 25 alle 30 ore. Un'attesa da trascorre volendo in una suite degli hotel del lungomare o meglio ancora su uno yatch a largo dei Faraglioni. Per i vertici aziendali qui il cliente «si può sentire al centro dell'attenzione». Un'unicità che nello store di via Filangieri non si respirava più. «È cambiata la vocazione dell'intero quartiere. Napoli non protegge la professionalità di un nome storico e prestigioso. Abbiamo deciso di lasciare i locali perché non più conformi al format su cui stiamo investendo. Vogliamo offrire ai nostri clienti internazionali un valore aggiunto, non una vetrina affiancata da marchi dozzinali». Sul sito di Cesare Attolini lo store di via Filangieri non c'è più mentre spiccano i retail di Milano, Miami, New York, Mosca, Baku, Dubai.

Cesare Attolini, azienda quotata in borsa, è stata fondata nel 1930 e oggi guidata dai fratelli Massimiliano e Giuseppe Attolini. Famosa per l'eleganza british e le giacche destrutturate, Attolini ha avuto sempre un legame molto forte con il mondo del cinema. Totò, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Clark Gable ne sono stati gli ambasciatori. Tradizione che prosegue oggi: loro le giacche che Toni Servillo indossa nel film Premio Oscar «La grande bellezza». Realizzate nel laboratorio di Casalnuovo, aperto circa cinque anni fa, da dove escono circa 11 mila capi tra abiti, giacche e cappotti, e mai oltre i 13 mila.

Aperto circa dieci anni fa, l'atelier di via Filangieri è stato abbandonato dopo aver visto mutare i connotati al quartiere. Così i vertici di Attolini hanno puntato su Casalnuovo, oggi l'anima dell'azienda. Un abito di Attolini costa intorno ai 4 mila euro ma può arrivare a 50 mila euro se è in vigogna. «Ai nostri clienti piace venire a Napoli perché affascinati da Capri, Positano, la costiera. Creiamo flussi turistici legata alla sartoria e via Filangieri non ci rappresentava più, non aderiva al format aziendale». Format che vuole il cliente parte integrante del processo creativo e artigianale. «Qui sceglie il tessuto, parla con il sarto e il giorno dopo tornare a prendere l'abito finito. In via Filangieri non poteva accadere». Ma la possibilità di tornare al centro città non sono perse. «Potremmo riaprire in una location esclusiva, in grado di ospitare anche il laboratorio artigianale».

A proposito della dichiarazione sopra riportata «È cambiata la vocazione dell’intero quartiere. Napoli non protegge la professionalità di un nome storico e prestigioso. Abbiamo deciso di lasciare i locali perché non più conformi al format su cui stiamo investendo. Vogliamo offrire ai nostri clienti internazionali un valore aggiunto, non una vetrina affiancata da marchi dozzinali», intervengono con una nota gli avvocati della Attolini  Alessandro Verre e Irene Abignente: «Si smentisce in modo categorico che possa essere loro attribuito un giudizio negativo sulla vocazione viva ed attuale di Napoli e del quartiere Chiaia per le griffe di rilievo nazionale ed internazionale. Nè hanno mai espresso valutazioni dispregiative per i marchi commerciali presenti in Via Filangieri o nel quartiere Chiaia. Risulta, altresì, falsa ed infondata la notizia relativa alla quotazione in borsa della Cesare Attolini spa».

Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 19:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA