«Cento lupi in piazza Municipio: l'attrazione di Natale a Napoli»

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Maria Pirro
Sarà l'attrazione di Natale. L'installazione più amata da napoletani e turisti perché conquisterà innanzitutto i più piccoli e farà sentire tutti un po' bambini. A differenza delle gite ai musei o agli scavi archeologici, i bimbi (e non solo loro) questa volta saranno chiamati direttamente a interagire con l'opera: potranno salire in groppa ai lupi, accarezzarli e strapazzarli quanto vorranno. «Wolves coming». Lupi imponenti, in ferro, lunghi due metri e tre metri e mezzo, dal peso di 280 chili ciascuno, guidati da un condottiero, sono in arrivo in piazza Municipio a bordo di 15 tir direttamente dalla Germania.

Animali che ricordano per l'assetto l'esercito di terracotta. Cento lupi realizzati a Pechino da Liu Ruowang, scultore di fama che dopo esposizioni in Nuova Zelanda, Francia e Germania (e anche alla Biennale di Venezia 2015 e, nello stesso anno, all'università di Torino), per la prima volta proporrà l'intero branco in Italia grazie a Lorenzelli Arte, all'artista Milot e al Comune con l'assessore alla Cultura Nino Daniele. E, all'inaugurazione il 14 novembre alle 11.30, lo stesso Liu Ruowang dichiarerà il suo amore per la città con un gesto concreto. Lo anticipa durante l'incontro che avviene in uno luogo speciale, lontano da Napoli: il suo personale DoDo museum, in allestimento nella capitale cinese, vicino alla «789», la zona delle prestigiose gallerie. Ma il suo cantiere, eccezionalmente aperto per l'intervista, è qualcosa di più: assomiglia a un piccolo impero immerso nel verde, con le tubature in rifacimento e già pronto ad accogliere tele che raffigurano maiali e tigri e laboratori in fervente attività. Fuori, davanti all'ingresso, ci sono i gorilla in bronzo dal volto umanizzato diventati un simbolo della sua carriera. Dentro, nell'ufficio al primo piano, l'immancabile fornellino per il tea che prevede come opzione una tazza di latte caldo in polvere.

Liu Ruowang è la sua prima visita a Napoli, quella programmata per l'installazione?
«No. Ci sono stato già tre o quattro volte. Napoli è un città strepitosa, diversa dalle altre, piena di energie, impressionante».
Perché i lupi sono al centro della sua opera?
«Rappresentano un monito alla nostra società frenetica che deve fare i conti con la crisi».
Eppure, la crisi non si avverte così tanto in Cina. Il paese sembra in grande espansione, a ogni angolo ci sono gru e nuove costruzioni, non trova?
«Quando parlo di crisi non mi riferisco strettamente a quella economica: come artista, colgo una certa crisi interiore. Da questo torpore, dobbiamo svegliarci tutti».
Quali punti di contatto e distanza vede tra Cina e Italia?
«Sono due paesi con una cultura antichissima, per certi aspetti intrecciata. Difatti, la mia famiglia è cattolica. Ma, più che altro, spero che i punti di contatto siano sempre di più, innanzitutto promuovendo scambi culturali. Come a Napoli».
Il punto di contatto, in questo caso, è Milot: l'artista che ha collaborato con il gallerista Matteo Lorenzelli all'organizzazione dell'evento promosso dal Comune.
«Lui è il perno di questo scambio, che va oltre la politica».
Ha altri progetti in Italia?
«Parecchi per il futuro. Ho in programma mostre a Firenze, Roma e Milano, ma voglio anche portare artisti italiani in Cina, perché possano lavorare e lasciare le loro opere nel parco delle sculture che desidero aprire a Shaxi, la provincia dove sono nato e ho trovato ispirazione. Così come spero di lasciare un segno a Napoli».
In che modo?

«Mi piacerebbe che alcuni lupi restassero in città dopo la fine della mostra, il 31 marzo, perché ritengo che la realtà sia simile a Pechino, quanto a energia».
Le sue opere creano un rapporto con la gente.
«L'arte è anche contatto. In piazza Municipio i bambini, e non solo loro, potranno infilare la mano nella bocca del lupo, toccarne il pelo, che è realizzato con una tecnica tradizionale cinese diversa dalle altre, e fare qualsiasi altra cosa».
Anche prenderli a pallonate, visto che in città c'è l'abitudine di giocare per strada, in mancanza di altri spazi?
Ride. «L'interazione rappresenta un feedback positivo, l'auspicio è che ci sia».
Un suo lupo, intanto, è «scappato» a Cervinara. Per la cittadina irpina, lei ha realizzato e donato un'opera di dimensioni ancora maggiori, di cinque metri: come mai?
«Quando ho visitato il paese d'adozione di Milot, il mio amico e collega, sono rimasto colpito da un dipinto in una chiesa che ritrae un gesuita con un costume cinese: è il simbolo di uno scambio profondo tra le due culture. Ho voluto rinforzare questo legame». Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA