Napoli. Giovani in campo per salvare Santa Luciella, la chiesa del «teschio con le orecchie» | Video

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di Marco Perillo

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Ci sono giovani che non abbandonano Napoli. Che capiscono le sue potenzialità, che si adoperano per valorizzare il suo millenario patrimonio storico-artistico. A volte rimettendoci, ma credendoci sempre, ben consci che si tratta di una missione, e che il futuro - e il presente - di una città in cui la vocazione turistica è risorsa fondamentale dipende da loro. L'associazione "Respiriamo arte", nata nel 2013, è composta da un gruppo di freschi laureati in Beni Culturali, Architettura, Lettere - sono Massimo Faella, Simona Trudi, Angela Rogliani, Marcello Peluso, Francesca Licata - che, in una Napoli reduce dal dramma dei rifiuti, decidono di rimboccarsi le maniche per il riscatto di una città da ammirare. Motivo di ispirazione è la lettura del libro-inchiesta de Il Mattino "Le chiese proibite di Napoli" di Paolo Barbuto con le foto di Sergio Siano, frutto di numerosi reportage tra i gioielli inopinatamente abbandonati della città. Da quella denuncia, la voglia di fare qualcosa. E così, non senza difficoltà, dal giornalismo nasce qualcosa di concreto e comincia l'avventura. 

Oggi i ragazzi di "Respiriamo Arte" si occupano principalmente della valorizzazione della chiesa dell’Arte della Seta, il complesso dei Santi Filippo e Giacomo in via San Biagio dei Librai. Ma non solo: uno dei progetti più importanti messo in campo dall'associazione è il recupero della chiesa di Santa Luciella, nascosta in un vicoletto che da San Biagio dei Librai mena a San Gregorio Armeno. Un tempio minuto ma importante, eretto dalla corporazione dei pipernieri, i maestri che lavoravano la pietra vulcanica - pensiamo alla stupenda ed enigmatica facciata della chiesa del Gesù Nuovo - devoti a Santa Lucia per invocare protezione agli occhi durante la loro attività. 
 
 

Santa Luciella è abbandonata da più di trent'anni; l'ultima scure il terremoto dell'80. Fu prima del 1327 da Bartolomeo di Capua ma i suoi connotati attuali risalgono al 1748, quando divenne la sede dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione Santi Gioacchino e Carlo Borromeo. Affascinanti gli interni, tra cui un bell'altare tardo rococò e un coretto ligneo. Ma a sorprendere è soprattutto l'ipogeo, una terrasanta del XVII secolo che costudisce una leggenda: quella del teschio con le orecchie. Si tratta di una "capuzzella" colma di salnitro che reca ancora le sue cartilagini; la gente si recava al suo cospetto affinché ascoltasse le preghiere. Insomma, uno degli esempi più lampanti del culto dei morti a Napoli. 

Grazie alla piattaforma Meridonare è possibile partecipare a un crowdfunding per recuperare questa meraviglia. C'è tempo fino al 7 aprile per effettuare una donazione e aiutare i ragazzi di "Respiriamo Arte", che hanno una pagina Facebook molto frequentata - dove sono segnalati diversi eventi a sostegno della raccolta fondi - e presto attiveranno il loro sito: www.respiriamoarte.it. Per rimettere in sesto Santa Luciella occorrono circa 25mila euro. Gli obiettivi a lungo termine sono trasformare la chiesetta in un attrattore turistico, culturale e sociale, dando concrete possibilità lavorative ad altri giovani. Questi ragazzi hanno fatto quel che dovevano. Ora tocca a chi ama davvaro Napoli dare una mano. 
Martedì 28 Marzo 2017, 10:07 - Ultimo aggiornamento: 28-03-2017 11:04
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