Liceo Sannazaro, poche aule: gite al posto delle lezioni

Venerdì 14 Settembre 2018 di Mariagiovanna Capone
È guerra aperta tra studenti e dirigenza scolastica del liceo classico «Sannazaro». Quest'anno ci sono 53 classi, cinque in più rispetto alle 48 che il plesso può contenere, e per ovviare a questa problematica sarebbero state organizzate «uscite curriculari», per fare in modo che il surplus di studenti non crei il caos nell'edificio di via Puccini al Vomero. La scissione nasce dal fatto che queste «gite», come le definiscono studenti e familiari, rappresenterebbero una pezza su un buco creato dall'eccedenza, dal fatto che le attività sarebbero «non obbligatorie» e metà «a pagamento». Emergono così vecchie fratture, nate anni fa con la settimana corta imposta dalla preside Laura Colantonio e mai voluta dagli studenti che ora lanciano la soluzione a tutti i disagi attuali: «Scuola aperta sei giorni, frequenza di cinque così da non obbligare nessuno a frequentare attività non desiderate e a pagamento, e per evitare doppi turni».
 
Il via l'ha dato un post su Facebook del rappresentante d'istituto. Giulio Delle Donne racconta, in un lungo e dettagliato scritto, quanto sta accadendo al «Sannazaro» da cui emerge la frattura sempre più ampia che si è creata tra dirigenza scolastica e studenti. Delle Donne contesta alla dirigente Laura Colantonio una decisione nata dal fatto che quest'anno uno dei più rinomati licei di Napoli ospita 53 classi a fronte di sole 48 aule disponibili. La soluzione a questo surplus di classi e quindi di studenti? «In un primo momento - scrive - è stata richiesta una succursale (forse ispirandosi alla vecchia idea del confino) e, in seguito al diniego da parte degli organi preposti, la risposta della presidenza è stata pronta ed efficace. Dunque, la soluzione pensata per il problema è quella di organizzare un programma di gite che ogni giorno tenga lontane dalla scuola le classi in surplus; quello che, però, non viene detto è che queste gite sono state fatte passare come attività sportive a pagamento, sì a pagamento. Ciò che io trovo realmente insopportabile è che ogni singolo studente debba pagare in senso letterale per una manifesta incapacità gestionale di altri». E poi lancia un appello a tutti i compagni d'Istituto: «Io credo che sia necessario inviare un segnale; di conseguenza invito tutti voi a non andare a queste gite e a presentarvi a scuola nonostante tutto come è vostro diritto fare. La scelta sta ad ognuno di voi». La soluzione però c'è ed connessa a vecchi attriti cioè quando la preside negli anni scorsi impose la settimana corta sebbene studenti e familiari si opponessero: «Scuola aperta sei giorni, frequenza di cinque».

Che queste cinque classi in più e le conseguenti attività siano un serio problema è confermato dal fatto che sono scesi in campo anche i genitori per difendere «il diritto allo studio dei nostri figli». «Il mio frequenta la quinta, a giugno avrà l'esame di maturità» racconta l'avvocato Carlo di Casola. «È l'anno in cui dovrebbero maggiormente impegnarsi, ma sta iniziando con un disagio forte, che parte dalla scuola e si riflette su studenti e noi famiglie. Portare questi ragazzi in gita alla Floridiana o in uno stabilimento balneare per non permettere loro di entrare in classe, perché non c'è lo spazio sufficiente, è una violazione di un diritto. Camuffare un eccesso di classi per «completamento delle attività didattiche» è pura finzione. Inoltre, legittimerebbe gli studenti a fare filone a scuola, «si sentirebbero autorizzati a farlo». La questione viene definita «delicata» dal genitore preoccupato, che precisa: «Non autorizzerò mio figlio all'uscita, e so che lo faranno tanti altri. Siamo interessati alle attività didattiche. La mia contrarietà, che so accomuna gran parte delle famiglie, non solo è riferita al metodo, ma anche al carattere diseducativo a monte di queste ore perse». Anche in questo caso, la soluzione sarebbe tornare alla settimana lunga, e le attività didattiche distribuite su cinque giorni per classe.

La preside Colantonio però respinge al mittente le accuse. «Non corrisponde a vero quanto dichiarato dal rappresentante degli studenti» dice la preside. «Noi abbiamo delle uscite didattiche programmate che si trovano sul Ptof (Piano triennale dell'offerta formativa, ndr). Uscite curriculari anche funzionali al numero più elevato di classi». Per ora due classi si sono arrangiate nell'aula magna, ma nel caso in cui le famiglie in massa decidano di non partecipare alle attività, per la preside Colantonio sarà difficile gestire cinque classi in più. © RIPRODUZIONE RISERVATA