Napoli. Addio a Renato De Falco, grande studioso della lingua napoletana

È morto oggi Renato de Falco, avvocato, filologo, noto studioso della lingua napoletana, autore di numerosi testi sull'etimologia e le espressioni dialettali. A novembre avrebbe compiuto 88 anni. De Falco ha coltivato per tutta la vita la passione per lo studio del napoletano, svolgendo una intensa attività di divulgazione, attraverso rubriche sui giornali e trasmissioni televisive. La sua rubrica su un' emittente privata «Alfabeto Napoletano», largamente seguita, totalizzò 500 puntate. Ne scaturì uno dei suoi libri di maggiore successo. Da giovane aveva cominciato la pratica legale negli studi degli avvocati Domenico Leone e Giuseppe Abbamonte, ma si dedicava essenzialmente alla filologia ed allo studio della lingua napoletana, la vera passione della sua vita Era un punto di riferimento unico, a lui occorreva rivolgersi per conoscere l'origine delle parole e delle espressioni dialettali,e per ricostruirne l' etimologia. Conosceva e parlava correntemente il latino ed il greco. Aveva ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Tra i suoi libri più conosciuti anche una traduzione in napoletano del Vangelo, uno sulla cucina napoletana e alcuni testi di etimologia. Negli anni '90, su incarico della Chiesa di Napoli tradusse la Messa in lingua napoletana per una cerimonia religiosa celebrata a New York tra gli emigrati di Little Italy. De Falco lascia la moglie e tre figli.
Venerdì 1 Aprile 2016, 08:46
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2 di 2 commenti presenti
2016-04-01 11:57:07
Alfabeto Napoletano che nostalgia. Grazie Renato De Falco
2016-04-01 09:49:39
Grande divulgatore della lingua e cultura partenopea,le sue trasmissioni su telelibera 63 andrebbero recuperate per essere riascoltate per conoscere le origini classiche nell'etimologia della nostre parole ed espressioni dialettali in scuole ed università.Ha avuto anche un'esperienza giovanile di autore nel variegato mondo delle canzoni napoletane. Con lui si è finalmente capito,che il napoletano è una lingua e non un dialetto soprattutto quando recuperava termini provenienti dal teatro e dalla poesia napoletana da Ferdinando Russo a De Simone ed Eduardo. Nel suo volto c'era un'aria beffarda con cui appariva sullo schermo,ma che voleva solo sdrammatizzare la profondità delle sue ricerche da offrire ad un pubblico di diversa ricettività.Non mancava la sua presenza in ogni occasione che il mondo culturale napoletano lo invitava per illuminare i presenti delle sue lucide ricerche dal Premio Napoli all'Istituto Cervantes.L'unico problema erano i tempi ristretti a cui era destinato ogni suo intervento, che assumeva li volto di una piacevole ed apparentemente improvvisata conversazione domenicale serale, l'ora in cui la sua trasmissione andava in onda.Un consiglio ai lettori è quella di non far mancare a casa propria un suo testo come " Alfabeto napoletano" almeno una delle diverse edizioni per conservare la memoria della nostra ricca tradizione e non far finire nell'oblio una figura significativa e poco valorizzata tra i grandi studiosi della storia di Napoli. Grazie, avvocato Renato per quanto hai dato e che il Comune ed i concittadini si ricordino di te, se non nella toponomastica con una strada a te intestata o una fondazione con specifiche finalità riferite alla tua opera.

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