Napoli. Porte aperte al Museo di Anatomia: è tra i più antichi e completi al mondo| Foto e video

Mercoledì 9 Marzo 2016 di Marco Perillo

Non bisogna aver paura di essere primi. E la città di Napoli lo è stata per secoli in numerosi campi, non ultimo quello della medicina e degli studi di anatomia. Ne è prova il Museo Anatomico della Seconda Università, tra i più antichi e completi al mondo, che dopo diversi anni gli oltre trenta seguiti al terremoto del 1980 aprirà per la prima volta i battenti al pubblico. Finora l'accesso era possibile soltanto agli studiosi e agli addetti ai lavori, ma adesso per due giorni alla settimana sarà aperto alla cittadinanza (per informazioni 081 5667747 o mail: musa@unina2.it). Una svolta attesa da tempo per un luogo di fondamentale importanza scientifica, storica e anche artistica, fortemente voluta dal Museo Universitario delle Scienze e delle Arti (Musa) e dal rettore della Sun Giuseppe Paolisso.

L'inaugurazione al pubblico si terrà lunedì prossimo, 14 marzo, alle 10 nell'Aula Antonelli della Seconda Università (Complesso di Santa Patrizia, via Luciano Armanni 5 al primo piano, lì dove si trova il museo) insieme col convegno dal titolo «Museo Anatomico Testimone di Napoli dal Mito alla Scienza» in cui si ripercorrerà il percorso culturale che dalla metà del XVI fino al XIX secolo ha condotto il moderno metodo scientifico a sfatare i falsi miti della scienza pre-galileiana. «A Napoli racconta il professor Michele Papa, responsabile del Museo e moderatore del convegno questo processo riconosce alle sue origini il pensiero di Marco Aurelio Severino e raggiunge la massima espressione scientifica nell'opera De aqueductibus di Domenico Cotugno.
 

Le raccolte di preparati che hanno inizio nei Gabinetti Anatomici e che trovano compimento nella istituzione del museo sono la preziosa testimonianza di questa rivoluzione culturale di cui Napoli è stata fondamentale protagonista. In un momento di tagli orizzontali alla cultura, specie alle università, la scelta del rettore di destinare fondi per rendere possibile la fruizione di una gemma culturale e scientifica è quanto meno coraggiosa». Parteciperanno al convegno, introdotto dal direttore del Musa Stefania Gigli, il sindaco Luigi de Magistris, i professori Oreste Trabucco (Università Suor Orsola Benincasa), Antonio Borrelli (Mibact), Marco Catani (King's College di Londra) e Giacomo Giacobini (Responsabile del Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando di Torino). Ospiti nazionali e internazionali non a caso, per un museo come pochi al mondo. In Italia di simili ne abbiamo solo a Torino, a Roma e a Firenze.

In Europa, eccetto Londra, esiste ben poco a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra mondiale e qualcosa del genere si trova soltanto negli Stati Uniti, a Boston e a Philadelphia. In questo quadro, il museo della Sun sembra avere una marcia in più. Innanzitutto perché è un posto in cui la storia dell'anatomia va di pari passo con quella della città, a partire dal XVII secolo, quando nell'Ospedale di San Giacomo Apostolo nacquero i primi preparati anatomici del Severino. Il 700 fu dominato dagli studi di Cotugno nella sua scuola presso gli Incurabili, mentre l'800 risentì delle riforme francesi e dei Borbone. La collezione si arricchì anche dopo l'Unità d'Italia, quando il direttore Barbarisi acquisì i crani provenienti dagli scavi di Pompei e Cuma, nonché le celebri «teste della Vicaria».

Parliamo di teschi dei giustiziati rimasti appesi per circa trent'anni in gabbie di ferro all'esterno Castel Capuano, tra cui spicca quello di Giuditta Guastamacchia, donna fedifraga impiccata nel 1800, il cui fantasma si dice infesti ancora il maniero. I teschi contengono ancora i segni degli studi antropologico-criminali effettuati dal Miraglia, che vi indicò le aree cerebrali secondo uno schema di tipo lombrosiano. Altre «meraviglie» che vanno dai bisturi di epoca romana alle calcinazioni di Giuseppe Albini come alternativa al rischioso seppellimento dei cadaveri durante le epidemie dell'800 a Napoli sono le mostruosità fetali che contano 153 esemplari conservati in formalina o in alcool, illuminati da nuovissime luci al led donate dalla docente di Biochimica Adriana Oliva. Importantissime le «pietrificazioni» di Efisio Marini (1835-1900), scienziato che elaborò un personale metodo di mummificazione di parti organiche e che morì non rivelando il segreto.

Fra i suoi “pezzi” di singolare bellezza è un tavolino il cui piano è formato da un impasto di sangue, cervello, fegato, bile, polmoni ove, al centro, è adagiata una bellissima mano di giovane donna. Non mancano apparecchiature d’epoca e il fondo librario antico, tra cui ammiriamo il poderoso 'Anatomiae Universae' stampato nel 1823, raccolta in folio delle bellissime tavole anatomiche eseguite dal Serantoni per l'anatomista Paolo Mascagni. Infine, accompagnati da preparati ciceroni come il dottor Theodoros Thanassoulas, scopriamo la collezione delle “curiosità” come l’omero di Vesalio del 1544 e due trofei Tsantsas, donati a Gastone Lambertini da un medico brasiliano. Si tratta di due testine umane, espressione culturale dei Jibaros, abitanti le rive del Rio delle Amazzoni in Ecuador, conosciuti all’inizio del XVI secolo soprattutto per il loro costume di portar via la testa ai nemici vinti e di conservarla come trofeo, dopo averla trasformata in una specie di mummia dalle dimensioni ridottissime. Anche questo aspetto, sebbene appartenga a culture lontanissime, fa parte della storia di Napoli e dei suoi primati.

Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 16:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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