Napoli, apre il museo sotterraneo dell'acqua nel ventre della Pietrasanta

Martedì 14 Luglio 2020 di Ida Palisi
Napoli, apre il museo sotterraneo dell'acqua nel ventre della Pietrasanta

È una Napoli che parte dal basso quella che metterà in luce il prossimo autunno un museo unico nel suo genere, nel sottosuolo della basilica della Pietrasanta. Una Napoli che si costruiva nel e dal tufo scavato sotto ai decumani e che si lavava con l'acqua delle antiche cisterne dell'acquedotto di Bolla. Due enormi vasche, entrambe funzionanti fino al 1885, che saranno riattivate dall'Abc (la municipalizzata per la gestione dell'acqua pubblica) e dall'associazione della Pietrasanta che dal 2011 ha riaperto l'omonima basilica. Un progetto di ampio respiro, che vedrà a breve l'inizio dei lavori idraulici e si concluderà con l'inaugurazione del museo a inizio ottobre. Un museo speculare a quello attualmente adibito nella basilica, tra le quattro più antiche di Napoli e sicuramente la più alta, con la sua cupola di 55 metri verso il cielo, articolata su tre livelli e resa di nuovo accessibile al pubblico grazie all'associazione presieduta dall'imprenditore-filosofo Lello Iovine che, 9 anni fa, con un team di amici imprenditori - i fratelli Luca, Giovanni e Andrea De Vita e Vincenzo de Notaris - decise di investire in un progetto di potenziamento del complesso monumentale.

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«Siamo passati dalle grandi mostre volute qui da Sgarbi all'apertura della basilica e dei sotterranei come grande area archeologica, sede di esposizioni organizzate d'intesa con il Mann, fino a una svolta decisiva dal febbraio scorso, con la firma del primo contratto con il Comune per la valorizzazione del sottosuolo», spiega Iovine, che con l'associazione ha investito 1.500.000 euro nel progetto di riqualificazione (che ha la collaborazione dell'Osservatorio Vesuviano per la storia vulcanologica del sottosuolo) e ideato il Museo dell'acqua insieme con il commissario dell'Abc Sergio D'Angelo. Insieme costruiranno un percorso che sarà accessibile anche alle persone con disabilità o con limitata autonomia motoria grazie a un ascensore, di prossima realizzazione (con il supporto tecnico della Metropolitana di Napoli) e si chiamerà la «Napoli sommersa».
 

 

Porterà a visitare gallerie di tufo, anfratti dove venivano allestite delle vere e proprie stanze durante la seconda guerra mondiale, quando la Napoli di sotto era rifugio dalla città bombardata di sopra. Ma, soprattutto, farà visitare le due cisterne, di cui una denominata la piscina del principe perché si trova esattamente sotto il palazzo del principe Gaetano Filangieri d'Arianello in via Atri è considerata la più grande del centro antico, larga 10 metri, lunga oltre 20, profonda più di cinque e con una capacità di 400 metri cubi di acqua. Insieme all'altra di dimensioni più ridotte ha una capacità di 150 metri cubi sarà la principale attrazione del Museo dell'acqua, con ruscelli a vista, una illuminazione suggestiva e giochi di luce, suoni che dall'acqua sembreranno delle vere e proprie melodie. E pannelli multimediali e interattivi, infografica e installazioni per spiegare la storia dell'acquedotto, accompagneranno il percorso, dove sono visibili ancora le «grappiate», le piccole cavità a mo' di scalini che i cavamonti (o pozzari) utilizzavano per pulirle, mentre l'associazione ha già provveduto a far ripristinare una rete elettrica con fili in rame uguali a quelli che si usavano durante la guerra. Al museo si spiegherà anche come veniva prelevata l'acqua e la storia delle cave estrattive utilizzate dai greci nel IV secolo per edificare la città e poi successivamente sfruttate come acquedotto, attraverso una rete di cunicoli che prelevavano l'acqua alle falde del Monte Somma (a Volla, da cui il nome «acquedotto della Bolla»).
 

«Il Bolla», ricorda l'esperto Bruno Miccio, consulente per questa iniziativa, «entrava in città all'altezza di Castel Capuano, seguiva tutta via Tribunali, all'altezza del Pio Monte girava e raggiungeva Spaccanapoli, fino a largo San Marcellino, zona del palazzo Ducale. Ha condizionato lo sviluppo urbanistico della città verso il basso. È probabilmente l'acquedotto indicato da Costantino nel Liber pontificalis o, più tardi, da Belisario quando conquistò Napoli e la ripopolò. È stato utilizzato fino al restauro e alla costruzione del nuovo acquedotto del Serino». Il museo farà parte di una vasta operazione pedagogica, che comprende anche un grande Archivio di tufo, un muro di pietre dove i ragazzi delle scuole potranno incidere i nomi delle vittime e degli eroi della Resistenza napoletana. L'acqua, insomma, per parlare della storia della città. «Abbiamo bisogno di fare un museo dell'acqua», spiega il commissario Abc Sergio D'Angelo, «perché il tema deve essere compreso molto bene, soprattutto dalle nuove generazioni. L'acqua è una risorsa straordinaria, ha una storia che deve essere raccontata e documentata. E si preserva meglio come bene comunque se si può spiegare in tutta la sua bellezza». E nel 2021 la città di sotto si collegherà al cielo: la Pietrasanta, d'intesa con l'Osservatorio Astronomico, realizzerà in una delle cavità sotterranee la prima galleria astronomica del sottosuolo, con passeggiate virtuali nello spazio.

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