Gli ottanta anni di Salvatore Pica: «Esco e cerco il nuovo ogni mattina»

di Luciano Giannini

Salvatore Pica: 80 anni oggi, festeggiati dalle 10 alle 13 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri. «Arrivare a domattina sarà una conquista», dice la sera prima. Poi, subito, una ventata di sana scaramanzia: «Se arrivo a domattina... ma senza impegno». E aggiunge: «Sono fiero di me». Salvatore si definisce «maitre du plaisir» e «movimentista». In un giorno lontano suo figlio di 11 anni gli chiese: «Papà, ma tu che lavoro fai?». Bella domanda. Risposta: operatore culturale; organizzatore di feste e di movida; aggregatore di intellighenzie - vere e presunte - della Napoli dell'arte, della politica, del giornalismo; venditore di mobili e di opere d'arte; artefice di gallerie-negozi-centri culturali come Ellisse; di accademie, come quella della Catastrofe; di bar come Pik & Paik; e talent-scout nelle sue Pica Galleries.

Salvatore, alla fine, che lavoro fa, o ha fatto?
«Sono un ricercatore. Di me stesso. Per capirmi, ne ho usato vari, tre o quattro quanto le mie vite: il design, l'arte, la catastrofe, la notte. A 75 anni compresi... che avrei dovuto fare l'impiegato del catasto e non il movimentista. Quando arrivi a quella età e prendi coscienza di te, ti rendi conto di quel che avresti fatto e di quel che hai fatto. In realtà, è stata la vita a chiamarmi».

Nel 2004 lei definì la sua una «vita sfumata».
«Il titolo esatto del libricino che distribuii gratis in 500 copie, a Milano, nello spazio di Maurizio Marinella, era La rabbia esaudita per una vita sfumata. Chiudevo un ciclo, ne aprivo uno nuovo. In quella frase non c'era soltanto la coscienza di non essere artista, ma di essere chi pensa, di notte, a come evitare di combinare guai il giorno dopo».

Ha avuto molti «cicli» in 80 anni?
«Glieli elenco: sono nato il 7 gennaio del '39 alla Pignasecca. Fino al 60 lottai per uscire dalla giungla del vicolo. Ci riuscii. Secondo ciclo: '60-81, progettuale, la scuola pratica e di pensiero della Olivetti, Milano, il matrimonio, i figli. Nel 68 aprii Ellisse, luogo per l'uso sociale dell'arte. Facevo i soldi vendendo mobili, ne spendevo di più per sostenere artisti e pubblicare libri».
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Lunedì 7 Gennaio 2019, 14:30
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